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Dall’architettura della lingua italiana all’architettura linguistica dell’Italia

Saggi in omaggio a Heidi Siller-Runggaldier

Edited By Paul Danler and Christine Konecny

Il presente volume in omaggio a Heidi Siller-Runggaldier, professoressa di linguistica italiana dell’Università di Innsbruck (Austria), comprende più di 40 saggi incentrati sull’architettura in senso linguistico: dopo la prima sezione sull’ architettura della lingua italiana ovvero sull’insieme delle sue variazioni a livello diacronico, diatopico, diastratico, diafasico e diamesico, segue una seconda sezione i cui contributi riguardano l’ architettura linguistica dell’Italia, ovvero la situazione linguistica in Italia e le diverse lingue minoritarie parlate sul territorio italiano (per esempio il ladino, il friulano, il sardo, il cimbro). In fondo al volume vi è una terza ed ultima sezione intitolata L’italiano nel mondo, che contiene fra l’altro contributi sull’italiano quale lingua soggetta a fenomeni linguistici panromanzi, paneuropei e internazionali.
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Tra scritto e parlato: la questione dei soggetti postverbali tematici

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LUDWIG FESENMEIER (ERLANGEN)*

1. Tra “lingua letteraria” e “uso comune”

La Grammatica italiana di Luca Serianni – e lo si evince sin dal sottotitolo Italiano comune e lingua letteraria – si distingue da quelle pubblicate nello stesso anno perché attenta non solo all’“italiano dei nostri giorni” ma anche “a rintracciarvi il portato dei tanti secoli di storia che ne hanno segnato la fisio­nomia” (Serianni 92006, Vs.), la quale risulta particolare, com’è noto, rispetto alle altre lingue romanze. Tale approccio si rispecchia, tra l’altro, anche nel paragrafo dedicato alla posposizione del soggetto al verbo:

Nella lingua letteraria e poetica la posposizione del soggetto al predicato è […] molto comune, tanto che l’ordine delle parole predicato – soggetto non comporta necessariamente particolari connotazioni stilistiche o semantiche […].

L’inversione del soggetto può ricorrere peraltro anche in testi dall’andamento sintattico colloquiale, o comunque distanti dalla prosa della tradizione letteraria […]. (Serianni 92006, 91; corsivo L. F.)

Tra gli esempi con cui è corredata la descrizione del fenomeno si trovano i seguenti, il primo relativo alla “lingua letteraria”, il secondo tratto da un testo ritenuto “distant[e] dalla prosa della tradizione letteraria”:

(1)  Poco distante da quel paesetto, villeggiava una coppia d’alto affare; don Ferrante e donna Prassede: il casato, al solito, nella penna dell’anonimo. Era donna Prassede una vecchia gentildonna molto inclinata a far del bene […]. (A. Manzoni, I promessi sposi, XXV: 17;1 LIZ)

(2)  [In una specie di sguardo retrospettivo, si racconta...

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