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Dall’architettura della lingua italiana all’architettura linguistica dell’Italia

Saggi in omaggio a Heidi Siller-Runggaldier

Edited By Paul Danler and Christine Konecny

Il presente volume in omaggio a Heidi Siller-Runggaldier, professoressa di linguistica italiana dell’Università di Innsbruck (Austria), comprende più di 40 saggi incentrati sull’architettura in senso linguistico: dopo la prima sezione sull’ architettura della lingua italiana ovvero sull’insieme delle sue variazioni a livello diacronico, diatopico, diastratico, diafasico e diamesico, segue una seconda sezione i cui contributi riguardano l’ architettura linguistica dell’Italia, ovvero la situazione linguistica in Italia e le diverse lingue minoritarie parlate sul territorio italiano (per esempio il ladino, il friulano, il sardo, il cimbro). In fondo al volume vi è una terza ed ultima sezione intitolata L’italiano nel mondo, che contiene fra l’altro contributi sull’italiano quale lingua soggetta a fenomeni linguistici panromanzi, paneuropei e internazionali.
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L’architettura in diacronia. Diatopia e latino di Sardegna

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EDUARDO BLASCO FERRER (CAGLIARI)

1. Scopi del lavoro

Come ben sappiamo l’architettura della lingua contempla tutta una serie di variabili che condizionano e che s’intersecano con le strutture della medesima.1 La tradizione in quest’ambito di ricerca ha promosso sin dall’inizio una fertile esplorazione della variazione sincronica nelle lingue sottoposte ad esame, e ciò anche per quanto riguarda la diatopia in connessione con altre variabili. Heidi Siller-Runggaldier si è distinta in questo indirizzo di ricerca per le disamine puntuali eseguite sul retoromanzo, contribuendo a definire puntualmente alcuni fenomeni del ladino (ad es. la negazione nella sua variazione diatopica in un lavoro esemplare, cf. Siller-Runggaldier 1985). In questo mio breve intervento vorrei soffermarmi, come diceva Galileo Galilei, su una res novissima ex argu­mento vetustissimo, nella fattispecie sulla possibilità di definire la diatopia sincronica sulla base di dati diacronici. Nell’ambito dello studio geolinguistico e dialettologico l’idea è tutt’altro che rivoluzionaria, e trova già uno spunto pio­nieristico decisivo in Gustav Gröber con i vulgärlateinische Substrate (1883), per poi venire ampiamente applicato alle lingue romanze da moltissimi studiosi di primo rango. Tuttavia, un’applicazione più minuta, alle frontiere linguistiche interne di un solo dominio, perlopiù assai circoscritto arealmente, rappresenta invece un esperimento più raro e arduo. È ciò che io vorrei tentare in questo mio contributo su alcune frontiere dialettali del sardo che mi sembra di poter ricondurre a fenomeni diacronici, nel senso che specificherò nel punto seguente.

2. Variazione e mutamento

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