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Dialetti in contatto nella Valle del Mércure

La variazione microdialettale e la sua percezione nell’Area Lausberg

by Maria Gabriella Conte (Author)
©2014 Thesis 297 Pages

Summary

Questo volume esamina la realtà linguistica della Valle del Mercure, area geografica di confine tra Basilicata e Calabria. Elemento portante della ricerca, che introduce nuove impostazioni e nuovi parametri sociolinguistici, è l’interpretazione della linguistica di contatto come chiave del cambiamento di variazione. Avviando una dialettologia politopica e comparativa attenta ad analizzare località già appartenenti all’Area Lausberg, lo studio permette di giungere anche a una proposta complessiva riguardante il quadro dialettologico dell’intera Basilicata, da considerare come una regione «costituita da microaree alternate ad isole linguistiche e/o colonie linguistiche che si estendono a ‹macchia di leopardo›».

Table Of Contents

  • Copertina
  • Titolo
  • Copyright
  • Sull’autore/sul curatore
  • Sul libro
  • Questa edizione in formato eBook può essere citata
  • Presentazione
  • Nota dell’autore
  • Indice
  • Introduzione
  • 1.1 Il dialetto, argomento di studio di “ieri” e di “oggi”: cenni di storiografia
  • 1.2 «Dialettologia» o «dialettologie»? Nelle controversie metodologiche delle discipline linguistiche, la storia di un caso: la “Valle del Mercure”
  • 1.3 «Metadialettologia contattuale e percettiva»: una definizione disciplinare per un’indagine linguistica sulla Valle del Mercure
  • L’indagine
  • 2.1 Descrizione dell’indagine
  • 2.2 Obiettivo dell’indagine
  • 2.3 Svolgimento dell’indagine: fasi
  • Descrizione dei Punti D’indagine
  • 3.1 Descrizione geografica dell’area d’indagine: la Valle del Mercure
  • 3.2 Curiosità storiche
  • 3.3 I punti d’indagine
  • Punti di riferimento per uno studio linguistico nella Valle del Mercure
  • 4.1 La Basilicata e i suoi dialetti
  • 4.2 L’ «area Lausberg», nozione e caratteristiche linguistiche
  • 4.3 L’«area Lausberg» nella storia della lingua italiana: dibattito linguistico
  • 4.4 Coordinate geolinguistiche dei punti d’indagine nell’ «area Lausberg»
  • Uno studio Metadialettologico, Contattuale e Percettivo
  • 5.1 Indicazioni
  • 5.2 “Metodologie”: approcci metodologici di riferimento
  • 5.3 Metadialettologia contattuale e percettiva
  • 5.4 Lessico per uno studio metadialettologico, contattuale e percettivo
  • Riflessioni Metalinguistiche
  • 6.1 La lingua e il parlante: riflessioni teoriche
  • 6.2 Il raccoglitore e l’informatore: cenni di deontologia
  • 6.3 La lingua e il raccoglitore: «come vestirsi per condurre un’intervista di successo?!»
  • 6.4 Il Raccoglitore e la scrittura: scrivere il dialetto
  • Metodologia
  • 7.1 Impostazione metodologica: approccio socio-variazionale
  • 7.1.1 Informatori
  • 7.1.2 Archiviazione
  • 7.1.3 Redazione Questionario
  • 7.1.4 Inchieste (approccio dialettologico-sociolinguistico)
  • 7.2 La raccolta dei dati
  • 7.2.1 Dati preliminari
  • 7.2.2 Registrazioni
  • 7.2.3 Osservazioni estemporanee raccolte sul campo relative ai punti d’indagine
  • 7.2.4 Percezioni linguistiche del raccoglitore relative ai punti d’indagine
  • 7.2.5 Opinioni degli informatori sulla propria identità linguistica
  • Analisi dei dati
  • 8.1 Impostazione metodologica
  • 8.1.1 Modalità di trascrizione
  • 8.1.2 Riflessioni sulla metodologia d’analisi: le occorrenze e i parametri di osservazione e valutazione
  • 8.2 I fenomeni linguistici caratterizzanti i punti d’indagine
  • 8.3 I casi linguistici analizzati
  • 8.3.1 Fonetica: vocalismo tonico
  • 8.3.2 Fonetica: vocalismo atono
  • 8.3.3 Schedatura dei fenomeni in funzione dei casi linguistici individuati
  • Polimorfia Covariazionale di Ŏ e di Ĕ in situazioni fonetiche varie: esempio di applicazione del metodo metadialettologico contattuale e percettivo
  • 9.1 Esiti di Ŏ tonica latina in situazioni fonetiche varie
  • 9.1.1 Valutazione in chiave percentuale degli esiti di Ŏ in situazioni fonetiche varie e in assenza di contesto sintattico
  • 9.2 Esiti di Ĕ tonica latina in situazioni fonetiche varie
  • 9.2.1 Valutazioni in chiave percentuale degli esiti di Ĕ in situazioni fonetiche varie e in assenza di contesto sintattico
  • 9.3 Valutazione Diatopica e Diasessuale degli esiti di Ŏ e di Ĕ a confronto
  • 9.3.1 Valutazione Diatopica
  • 9.3.2 Valutazione Diasessuale
  • 9.4 Riflessioni metadialettologiche, contattuali e percettive
  • Definire la Valle del Mercure in chiave metadialettologica, contattuale e percettiva: considerazioni conclusive
  • Bibliografia
  • Volumi pubblicati nella collana

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INTRODUZIONE

1.1 Il dialetto, argomento di studio di “ieri” e di “oggi”: cenni di storiografia

Lo studio della lingua e del dialetto come due sistemi linguistici a contatto1 implica una presa di coscienza obbligata riguardo alle metodologie, elaborate per la raccolta dei dati. Esse, pertanto, diventano un vero e proprio argomento di studio al centro del dibattito storiografico esistente sulle discipline linguistiche, che si apre, innanzitutto, con l’attenzione alla sociolinguistica e alla dialettologia2 i due aspetti disciplinari della linguistica che in primis si sono occupati di tali problematiche. Entrambe le discipline muovono da un punto di partenza comune: sia l’una che l’altra usano come dati il materiale raccolto sul campo producendo un orientamento decisamente empiristico [Berruto1977: 78].

Nel corso degli anni Settanta anche in Italia nell’ambito degli studi della lingua si è sviluppata una certa attenzione alla riflessione metodologica innovativa; così, come cominciavano ad affermarsi nuovi modi di coniugare gli interessi linguistici attraverso l’aggettivo ‘sociolinguistico’, testimone dell’accettazione, presso l’ambiente culturale italiano, della sociolinguistica3 [Berruto1977: 75], con la stessa intensità cresceva il dibattito sulla mancanza, nelle discipline linguistiche, di una precisa metodologia per l’elicitazione, ossia la raccolta dei dati da annettere alla fase elaborativa4 [Sornicola1977: 26].

Due “etichette” disciplinari dunque per indicare un interesse comune: quello per la lingua e per il dialetto, che si ritrovano a correre insieme quando scoprono di condividere la medesima attenzione rivolta al ruolo dell’elemento umano e alla necessità di procedere con un atteggiamento rigoroso. La dialettologia, ← 17 | 18 → dunque, simbolo della tradizione nell’ambito degli studi linguistici, si apre all’innovazione e s’incontra con la, ormai “nata”, sociolinguistica. Da una tale unione nell’interesse dialettologico per l’elemento umano e quello sociolinguistico per il contesto in cui il parlante produce fatti linguistici, scaturisce la metodologia d’indagine della «dialettologia sociologica», intesa come l’approccio dialettologico alla sociolinguistica, come già faceva notare Cortelazzo (1969 o 1970) [Berruto1977: 77].

Il sociolinguista continua, dunque, ad interessarsi in particolar modo dei dati in vivo e attua l’osservazione all’interno della comunità parlante [Berruto1974: 127]; partendo da un’osservazione sociologica del parlante in particolare e della società in generale si interessa, però, a differenza del sociologo, dei fatti linguistici prodotti, interessandosi all’aspetto qualitativo dei dati più che di quello quantitativo [Berruto1974: 126-127]. La raccolta sociolinguistica si orienta, dunque, a raccogliere materiale scritto e/o materiale orale quindi «vivo», procedendo in modo indiretto, raccogliendo dati all’insaputa dell’informatore, o in modo diretto, mediante inchieste e interviste.

Per i dialettologi invece definire i loro campi d’azione diventa notevolmente complicato, poiché, soprattutto in relazione al caso particolare dell’Italia, si sono occupati della lingua già alla nascita delle prime opere letterarie scritte - valga l’esempio di Dante che nel De Vulgari Eloquentia conduceva una riflessione attenta sul panorama linguistico della penisola italica oltreché sulla lingua usata per le sue opere -; e cominciano ad assumere un atteggiamento scientifico già nel corso del XIX secolo. Nell’ambito dello sviluppo delle scienze positive, dunque, anche l’interesse per il “dialetto”, inteso come l’insieme delle parlate vive, essenzialmente riservate alla comunicazione verbale orale5, acquista valore scientifico6, ma senza darsi in modo consapevole una metodologia fissa e dichiaratamente aperta al cambiamento. Comincia, dunque, la polemica teorica sulle caratteristiche della disciplina dialettologica. In un primo momento guidati dalla necessità di ottenere materiali che riproducessero l’oralità del dialetto, i dialettologi elaborarono un metodo di raccolta dei dati basato sul principio della traduzione: nella parte centrale del secolo scorso cominciò la raccolta di traduzioni dialettali allo scopo di impostare una successiva collazione7 [Grassi-Sobrero-Telmon1997: ← 18 | 19 → 271], cioè un confronto tra traduzioni in dialetti diversi effettuate da un medesimo testo orale; lo scopo era di stabilire le differenze tra i dialetti usati.

Naturalmente la disciplina non può che evolversi in funzione dell’evoluzione dell’oggetto di studio. Pertanto se nel corso del XIX secolo, ai tempi di Ascoli, il dialetto era l’unica forma di comunicazione orale per la maggior parte dei parlanti, lo studio del dialetto non poteva che essere monolitico, cioè attento soltanto alla struttura unica del dialetto e sensibile soprattutto all’obiettivo consistente nella raccolta dei dati. Essendo il dialetto, un sistema comunicativo essenzialmente orale, per studiarlo bisognava procurarsi inevitabilmente le fonti. Non era importante come le fonti venivano procurate, era importante piuttosto ottenerle, qualunque esse erano e in qualsiasi modo erano prodotte. Il dialetto era monolitico nel senso che era l’unico sistema comunicativo usato. Il dialettologo, pertanto, se incontrava “differenze” queste erano nette e facilmente riconducibili ad una differenziazione di sistema, che poteva avvenire in relazione alle lingue (il napoletano differiva in modo evidente dal francese), o tra altri dialetti (già Dante è capace di fare la differenza tra il genovese e il napoletano). Il dialettologo aveva da occuparsi soltanto delle caratteristiche e delle problematiche strettamente sincroniche e legate alla grammatica intesa - usando la terminologia di Weinreich - come sistema.

Solo in tempi odierni, e in concomitanza con la nascita della sociolinguistica, anche la dialettologia, da disciplina concentrata sulla ricerca di materiali per uno studio focalizzato su di essi in senso assoluto, è divenuta gradualmente sempre più interessata ad elaborare conclusioni teoriche che avessero come punto d’osservazione il materiale e le modalità di raccolta dei dati ad esso connesse. In Italia l’attenzione si è focalizzata sulla presenza tuttora vivace dei dialetti e sulle vicende peculiari della diffusione di massa della lingua nazionale dopo l’unificazione politica8. In particolare in Italia se da un lato la sociolinguistica si è inserita nel complesso di problemi inerenti alla questione della lingua, radicata nella cultura italiana, dall’altro ha trovato un valido riferimento proprio nella dialettologia9. L’Italia d’altronde ha una posizione ← 19 | 20 → particolare nella Romània, l’area geografica dominata dalle lingue romanze, per varie ragioni: la notevole frammentazione dialettale; il fatto che i dialetti italiani siano sistemi linguistici a sé stanti; la vitalità tuttora rilevante dei dialetti; il contatto continuo nei secoli tra dialetti e lingua colta. Bisogna considerare, poi, che il rapporto fra dialetti e lingua nazionale è soggetto ad una trasformazione continua, dipendente dalle specifiche configurazioni che presentano le varie dimensioni della differenziazione linguistica in un arco di tempo determinato e nello spazio geolinguistico, caratterizzato dalla dominanza di una specifica lingua standard [Stehl1995: 55]. La situazione italiana appare, dunque, particolare poiché

i dialetti italiani sono varietà italo-romanze indipendenti o, in altre parole, dialetti romanzi primari, categoria che si oppone a quella dei dialetti secondari [...] che in Italia, sono i cosiddetti italiani regionali, che s’interpongono come varietà intermedie del repertorio fra italiano standard e dialetto locale e derivano, si può dire dalla sovrapposizione di questo a quello [Loporcaro2009: 5].

Il dibattito in atto sulle caratteristiche della disciplina dialettologica, in ambito internazionale, subisce, però, una vera e propria scossa, quando, negli anni Settanta cominciano ad essere divulgate le osservazioni in merito alla metodologia linguistica esplicitate da William Labov10. Labov si esprime a proposito della descrizione e delle caratteristiche che può assumere lo studio quantitativo nell’ambito dell’analisi delle strutture linguistiche e della lingua in generale, e mette in evidenza come i procedimenti di analisi quantitativa derivati dalla matematica e applicati nel settore linguistico, in primis nei laboratori fonetici, rappresentano una metodologia alla quale tutti i settori della linguistica dovrebbero far riferimento. Egli stesso ha tentato di mostrare quale straordinario potere possiede ad esempio l’applicazione della teoria delle probabilità nell’analisi linguistica, e come questo potere influisca sulla percezione dello studioso. Il pensiero di Labov, dunque, si confà nel sostenere che al sistema di pensiero qualitativo e deduttivo, dominante nella versione più filosofica e categoriale della linguistica, si debba affiancare anche un sistema di astrazione quantitativa che si basi su dati.

Labov precisa che ← 20 | 21 →

Noi costruiamo su ciò che è noto piuttosto che su ciò che si sospetta, si spera o si crede; i nostri dati poggiano sui canoni delle prove intersoggettive, non sulle intuizioni del teorico. [Labov1977: 66]

e poi sottolinea che

Non si può negare che molti linguisti abbiano operato con successo con le intuizioni e guidati dall’istinto – il lavoro ispirato di congettura è apprezzato in molti campi. Ma coloro che lo fanno lavorano al buio e di fatto potrebbero anche non sapere mai se sono nel giusto o se hanno sbagliato [...] a meno che la corrente non venga a mancare completamente, proponiamo di lasciare accese le luci [Labov1977: 66].

Details

Pages
297
Year
2014
ISBN (PDF)
9783653042412
ISBN (ePUB)
9783653992755
ISBN (MOBI)
9783653992748
ISBN (Hardcover)
9783631646922
DOI
10.3726/978-3-653-04241-2
Language
Italian
Publication date
2014 (July)
Keywords
Soziolinguistik Dialektologie Romanische Philologie Sprachgeographie
Published
Frankfurt am Main, Berlin, Bern, Bruxelles, New York, Oxford, Wien, 2014. 297 p.

Biographical notes

Maria Gabriella Conte (Author)

Maria Gabriella Conte ha conseguito l’abilitazione all’insegnamento dell’italiano nelle scuole medie e superiori e insegna lettere alla scuola media in Italia. Nel 2011 ha conseguito il dottorato di ricerca presso la Neuphilologische Fakultät dell’Università di Heidelberg.

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