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Le frasi attributive in germanistica

Questioni grammaticografiche

by Elisa Corino (Author)
Thesis 205 Pages

Summary

Questo volume si concentra sulla nozione di attributo e di frase attributiva, un terreno particolarmente fertile per la definizione di una cesura tra l’approccio, o meglio gli approcci, presenti nella tradizione tedesca e le categorie usate in Italia e in genere fuor di Germania. Lo scavo storiografico rivela come la progressiva stratificazione di concetti e termini di "antica" ascendenza, associata a differenti tentativi di aggiornamento, abbia dato origine alla situazione odierna, in cui i livelli di analisi diversi si intersecano, si sovrappongono e fondono in soluzioni che sono talvolta di difficile lettura. La parabola di tale percorso viene qui descritta e analizzata, dagli ultimi rappresentanti della tradizione della grammaire générale nei primi decenni del XIX secolo, fino alle trasformazioni più recenti della grammatica valenziale e generativa. Da Becker a Chomsky dunque, con uno sguardo particolare alle più diffuse grammatiche contemporanee.

Table Of Contents

  • Copertina
  • Titolo
  • Copyright
  • Sull’autore
  • Sul libro
  • Questa edizione in formato eBook può essere citata
  • Indice
  • Premessa
  • 1. Una breve (e parziale) ricognizione storica
  • 1.1 Dai greci all’Età Moderna
  • 1.2 La Grammatica generale
  • 1.3 Girard e la tradizione tedesca: la teorizzazione di Becker
  • 1.4 La discussione post-beckeriana
  • 2. I modelli riferimento
  • 2.1 Jespersen tra passato e futuro
  • 2.1.1 Parti del discorso, ruoli e ranghi
  • 2.1.1.1 Gruppi di parole
  • 2.2 Tesnière e la sua (relativa) fortuna in Germania
  • 2.2.1 La teoria di Tesnière
  • 2.2.2 Il concetto di connessione: i rapporti semantica/sintassi
  • 2.2.2.1 Attanti argomentali, circostanziali e attributi
  • 2.2.2.2 Differenza fra attributo e apposizione
  • 2.2.2.3 Formazione di frasi complesse
  • 3. Una questione teorica: Predicazione vs Attribuzione
  • 3.1 Il sistema di Becker
  • 3.2 La risposta al sistema beckeriano
  • 3.3 Differenza fra attributo e predicato: l’apporto di Frege e l’influenza della logica
  • 3.3.1 Predicato contra predicativo
  • 3.4 Prime conclusioni provvisorie
  • 4. Una questione (forse) terminologica. Glied, Satzglied, Gliedteil, e dintorni
  • 4.1 Glied
  • 4.1.1 L’influenza di Girard
  • 4.1.2 L’impostazione beckeriana
  • 4.1.3 Complessità teorica e varietà dell’impostazione beckeriana
  • 4.2 Definizione del concetto di gruppo di parola in Ries
  • 4.3 Il concetto di gruppo di parola nella grammaticografia attuale
  • 4.3.1 La definizione di Satzglied in Glinz
  • 4.3.2 La posizione della grammatica di Helbig-Buscha
  • 4.3.3 Discussione del concetto di Satzglieder in altri grammatici moderni
  • 4.4 Gliedteil
  • 4.4.1 Origine e significato del concetto di Gliedteil
  • 4.4.2 La posizione di Jung
  • 4.5 Conclusioni provvisorie: Glied o sintagma?
  • 5. Cos’è un attributo? Dall’Ottocento ad oggi
  • 5.1 L’attributività in Paul
  • 5.1.1 Sviluppo delle posizioni di Paul
  • 5.2 Categorizzazione dell’attributo nella grammaticografia recente
  • 5.2.1 L’attributività in Eisenberg
  • 5.2.2 Eisenberg II: la questione degli avverbi e sua discussione in Erben e Lyons
  • 5.2.3 L’attributività in Helbig-Buscha
  • 5.2.4 L’attributività nel Duden attraverso le sue edizioni
  • 5.2.5 Il Genitivattribut al di fuori del Duden
  • 5.2.6 La classificazione di Engel
  • 5.2.7 L’IdS Grammatik come rappresentante della grammaticografia tradizionale
  • 5.3 La posizione di Seiler
  • 5.4 Attributi, avverbi ed articoli nella discussione grammaticografica
  • 5.5 Rappresentazioni e strategie esplicative
  • 5.6 L’apposizione
  • 5.6.1 La classificazione delle apposizioni: proposte e discussioni
  • 5.6.2 Il problema della Juxtaposition
  • 5.6.3 Altre costruzioni occasionalmente classificate come apposizioni
  • 5.7 Costruzioni con als e wie
  • 5.8 Considerazioni conclusive
  • 6. Un’altra questione (forse) terminologica. La frase secondaria e i Satzgliedteile
  • 6.1 L’Ottocento e Becker
  • 6.2 Il Novecento e le classificazioni “tradizionali”
  • 6.2.1 Difficoltà della classificazione tradizionale. L’approccio funzionalista di Jung
  • 6.2.1.1 Teilsatz in Jung
  • 6.2.2 La teoria di Brinkmann
  • 6.3 Gliedsatz e Nebensatz: problemi terminologici e concettuali
  • 6.3.1 Il problema di classificazione degli infiniti frasali e dei costrutti participiali
  • 6.4 La classificazione di Engel
  • 6.5 La descrizione di Hartung
  • 6.6 La descrizione di Eichbaum
  • 6.7 Considerazioni conclusive
  • 7. Cos’è la frase attributiva? Particolarità e problemi definitori
  • 7.1 La frase attributiva oggi
  • 7.1.1 Bezugswort e Korrelat
  • 7.1.2 Konjunktionalsätze
  • 7.1.3 Relativsätze
  • 7.1.3.1 Weiterführende Relativsätze
  • 7.1.3.2 w- Sätze
  • 7.1.4 Indirekte Fragesätze
  • 7.1.5 Infintivsätze
  • 8. Conclusioni Per un primo bilancio storiografico
  • 9. Bibliografia
  • 10. Appendice. Attributi e attributive – Sinossi
  • 10.1 Attributi
  • 10.2 Frasi attributive
  • Volumi pubblicati nella collana

Premessa

La Germania è certamente stata alveo e contesto incubatore di buona parte della teoria linguistica contemporanea. Insigni linguisti del passato e del presente si sono occupati della storia della disciplina, del suo evolversi, delle correnti che ne hanno attraversato le direttrici, e tutti non mancano di fare tappa nel loro percorso di esplorazione in terra germanica, per raccontare delle alterne fortune dello psicologismo opposto alla logica, dello sviluppo della linguistica storico-comparata, della nascita insomma – più o meno consapevole – della grammatica generale.

Tutti questi studi, però, a un certo punto si allontanano dal baricentro mitteleuropeo per non farvi più ritorno. La descrizione della dimensione linguistica tedesca rimane dunque limitata al suo secolo di maggiore fioritura, l’Ottocento con i suoi grandi teorici, e non vengono discusse le ricadute che il profondo solco tracciato dalla tradizione – anche quella seicentesca – ha avuto sui suoi epigoni.

Eppure un’indagine ravvicinata dell’evoluzione della teoria linguistica di stampo più eminentemente grammaticale rivela sfumature inaspettate e spunti di analisi che meriterebbero ciascuno una lunga discussione.

Ci concentriamo in questo volume su una delle tracce emerse lungo la linea del tempo della grammaticografia tedesca: la nozione di attributo e di frase attributiva, che si rivela un terreno particolarmente fertile per la definizione di una cesura tra l’approccio, o meglio gli approcci, presenti nella tradizione tedesca e le categorie usate in Italia e in genere fuor di Germania (quelle che, semplificando, potremmo considerare, non immemori di una formulazione di Dixon, Standard Average Grammar).

In particolare, la storia della grammatica rivela come la progressiva stratificazione di concetti e termini di “antica” ascendenza, associata a differenti tentativi di aggiornamento, abbia dato origine alla situazione odierna, in cui i livelli di analisi diversi si intersecano, si sovrappongono e fondono in soluzioni che sono talvolta di difficile lettura.

Tale difformità è certamente dovuta ad una persistenza di modelli ottocenteschi (e precedenti) inedita altrove. Se la seicentesca grammatica logica di Port-Royal ha esercitato un ascendente che ha profondamente segnato ← 9 | 10 → i secoli a venire, le categorie interpretative psicologistiche, che per contro l’Ottocento ha visto affermarsi, non hanno in realtà davvero soppiantato quelle precedenti, ma, anzi, ad esse si sono sovrapposte e con esse si sono, alla lunga, fuse. Analoghe fenomenologie si sono riprodotte in tempi moderni con i modelli strutturali tesnieriani e sintatticistici, latamente chomskyani.

Dallo scavo storiografico, infatti, emerge con chiarezza che alcune idiosincrasie sono spiegabili con la permanenza di categorie ottocentesche affiancate a modelli più moderni, senza per altro che la fusione sia sempre perfetta. La grammatica generativa, ad esempio, sembra percolata solo superficialmente nel sistema, alterandone esclusivamente la superficie, ma lasciandone inalterato il nucleo.

Le conseguenze di tale processo si protraggono fino alla contemporaneità e si riflettono indicativamente nella mancata organicità della trattazione dell’argomento all’interno delle maggiori grammatiche: la situazione grammaticografica della Germania vede una convivenza di sistemi che, pur condividendo una base comune, restano impermeabili l’uno all’altro. Una sorta di “grammatica ad isole”, dunque, accettata e condivisa da tutti come un dato di fatto costitutivo, al quale non si può far altro che conformarsi, scegliendo, a seconda della sfera di influenza teorica e della geografica culturale in cui ci si trova ad operare.

E se superficialmente si potrebbe pensare che si tratti di un problema squisitamente terminologico, in cui concetti simili vengono di volta in volta definiti con termini diversi, uno sguardo più profondo rivela come tale varianza trascenda la questione tassonomica di come chiamare cosa e di dove incasellare i concetti, ma abbia radici profonde in un sostrato grammaticografico che tocca le fondamenta stesse della teoria sintattica moderna. Emerge così un altro livello di problemi che investe il sistema in sé e ne mette talora in luce significative contraddizioni interne.

Non manca, naturalmente, chi motiva la coesistenza di approcci grammaticografici diversi con la prevalenza dell’uno o dell’altro punto di vista, per cui elementi simili possono essere definiti, a seconda dell’approccio, secondo una scala funzionale, categoriale o di contenuto. La tradizione tedesca sembra complessivamente ricondurre la categorizzazione linguistica al problema della predicazione e ad un retaggio logico-filosofico antico, da qui la forza di quelle radici che determinano la varietà degli approcci e la ← 10 | 11 → lontananza fra le scuole. Perciò, credo, che analisi di questo tipo, che pure rappresentano un aspetto non secondario della realtà grammaticografica tedesca, fornendo per altro un buon orientamento in un mondo difficile, vadano accostate ad una ricerca dei motivi profondi che determinano il particolare “frazionamento grammaticografico” della Germania.

Si noti, peraltro, che il modello chomskyano gode comunque di una discreta fortuna in Germania, con scuole di linguistica interamente fondate sulla GB, ed anzi una recente ondata di “minimalismo” piuttosto consistente, tuttavia la grammatica “tradizionale” ad essa parallela sembra non averla pienamente assimilata, pur essendo la situazione dei rapporti fra “grammatica tradizionale” e “grammatica chomskyana” simile a quella di altre tradizioni, soprattutto per quanto riguarda le punte avanzate del minimalismo.

Cercheremo dunque, al di là del semplice mapping terminologico, che risponde alla prima necessità, di schizzare un quadro indicativo di quali contatti, per via diretta o mediata, si siano verificati nel corso della storia del pensiero linguistico tedesco e di determinare quanto alcune analogie decisamente vistose (o la loro assenza) corrispondano ad effettive “identità” proposte in epoche diverse. Certamente si tratta di un’indagine complessa e articolata che necessiterebbe uno spazio ben più ampio di quello a disposizione, per cui alcuni presupposti teorici e altri aspetti delle radici della grammatica moderna rimarranno talvolta impliciti, per concentrarci invece sulla descrizione del panorama contemporaneo.

In conclusione vorrei ringraziare tutti coloro che con oblatività, pazienza, e, non ultimo, un certo spirito di sacrificio, hanno letto e contribuito ad emendare le numerose stesure di questo lavoro: Manuel Barbera, Carla Marello, Giorgio Graffi, Klaus Hoelker, Cristina Onesti, Marco Carmello. ← 11 | 12 → ← 12 | 13 →

1.    Una breve (e parziale) ricognizione storica

Iniziare una ricognizione storica a partire dalle radici della linguistica ci porterebbe troppo lontani dall’obiettivo specifico della discussione, e d’altra parte molte sono le insigni summae grammaticografiche che hanno raccontato degli arbori della disciplina nell’Antichità classica e ne hanno seguito gli sviluppo attraverso Medioevo e Rinascimento, per approdare alla concezione moderna e scientifica che caratterizza l’approccio contemporaneo.

Lasceremo dunque all’ampia bibliografia di riferimento (prima tra tutte la storia della linguistica curata da Giulio Lepschy 1990–94, ma anche Aroux 1990–99 e Schmitter 1897–2007, citate a modello anche da Graffi 2010) il compito di trattare della genesi della linguistica da branca della filosofia a disciplina autonoma e delineeremo invece una storia per quadri e ritratti, soffermandoci sui momenti e sulle figure più rilevanti, che sono stati parte costitutiva o hanno influenzato la concezione dell’attributo e della frase attributiva nel panorama grammaticografico tedesco contemporaneo.

Pur non addentrandoci nel merito di testi fondanti quali il Cratilo di Platone o la Téchnē grammatiké di Dioniso di Trace, è doveroso sottolineare ancora una volta il profondo sostrato filosofico che è alla base degli studi sul linguaggio e che ne permea inevitabilmente l’evoluzione. Nelle riflessioni dell’Antichità classica assistiamo ad una sostanziale dicotomia fra una tradizione più eminentemente filosofica intorno alla rappresentazione della realtà da parte del linguaggio, e una di orientamento pratico, rivolto alla descrizione e all’insegnamento della grammatica. Le due direttrici prenderanno in seguito direzioni convergenti, poiché molti degli sviluppi della grammatica non sarebbero stati possibili senza la riflessione filosofica che la sottende.

Il concetto di attributo è il risultato di una storia linguistica che ha visto proprio in Germania la nascita e l’avvicendarsi di teorie spesso sovrapposte in un processo di transizione ed evoluzione che ha portato a esiti variegati, in cui più prospettive si incrociano e si compenetrano.

Così dalla Grammaire Générale di Arnauld e Lancelot al generativismo, passando per il conflitto tra categorizzazioni logiche e psicologiche, ripercorreremo i diversi approcci all’argomento, per delineare più chiaramente ← 13 | 14 → le cause che hanno portato ad alcune delle posizioni di maggiore rilievo del panorama grammaticale e sintattico tedesco odierno e alle ripercussioni che una certa nozione di attributo ha avuto su quella di frase attributiva.

Details

Pages
205
ISBN (ePUB)
9783631694091
ISBN (PDF)
9783653058567
ISBN (MOBI)
9783631694107
ISBN (Hardcover)
9783631661932
Language
Italian
Publication date
2017 (March)
Published
Frankfurt am Main, Berlin, Bern, Bruxelles, New York, Oxford, Wien, 2016. 205 p., 16 graf.

Biographical notes

Elisa Corino (Author)

Elisa Corino è ricercatrice presso l’Università di Torino dove si occupa di didattica delle lingue moderne e teorie e pratiche della traduzione. È da tempo curatrice del corpus di apprendenti VALICO; tra i suoi interessi l’apprendimento dell’italiano da parte di germanofoni, la linguistica del testo, la CMC.

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