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Il discorso accademico italiano

Temi, domande, prospettive

by Maria Załęska (Author)
Edited Collection 170 Pages

Summary

Il volume contestualizza il discorso accademico italiano sullo sfondo della problematica generale della trasmissione del sapere. I contributi, ispirati all’analisi del discorso, retorica, pragmatica e storia delle idee, sono raggruppati in tre parti. La prima offre una prospettiva storico-culturale sullo sviluppo dei concetti relativi alla comunicazione della scienza. La seconda presenta varie realizzazioni del discorso accademico italiano, confrontate con le pratiche comunicative in altre lingue. La terza è dedicata ai casi di confine che suscitano dubbi, in quanto non adempiono a qualche criterio ritenuto pertinente per il discorso accademico.

Table Of Contents

  • Copertina
  • Titolo
  • Copyright
  • Sull’autore/sul curatore
  • Sul libro
  • Questa edizione in formato eBook può essere citata
  • Sommario
  • La comunicazione accademica fra la lingua, la retorica e il discorso (Maria Załęska)
  • Il discorso accademico: dal passato al futuro
  • Universalità e culturalità: riflessioni su due modelli interpretativi della scrittura scientifica (Sabine Schwarze)
  • I generi del discorso accademico dalla prospettiva retorica: fra il saggio e l’articolo (Maria Załęska)
  • Pratiche del discorso accademico attuale: studi di casi
  • L’“italianità” nella parte introduttiva dei saggi scientifici di ambito linguistico (Katarína Klimová)
  • Tracce di esplicitezza e di implicitezza nel discorso scientifico. I marcatori di persona negli articoli di linguistica italiana e francese (Lucia Bolzoni)
  • La componente valutativa nelle recensioni in italiano e in francese: confronto di portata e forma (Elisa De Roberto)
  • Forme di ricapitolazione nell’agire autocommentativo. Il caso delle conferenze accademiche (Gabriella Carobbio)
  • Il discorso accademico ai confini delle discipline
  • Il discorso teologico in italiano degli studiosi polacchi: aspetti retorici e interculturali (Artur Gałkowski)
  • La letteratura come fonte di informazione scientifica? Il caso delle Medical Humanities (Hanna Serkowska)

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Maria Załęska

Università di Varsavia

La comunicazione accademica fra la lingua, la retorica e il discorso

1. Tra lo scientifico e l’accademico

Nell’immaginario collettivo, l’aggettivo ‘accademico’ ha acquisito una connotazione alquanto negativa: la ‘discussione accademica’ è una discussione arida e pignola, la ‘pittura accademica’ indica una produzione artistica priva di originalità. A livello denotativo, senza giudizi di valore, l’aggettivo ‘accademico’ si riferisce all’attività svolta all’interno di istituzioni quali l’accademia (per es. l’Accademia della Crusca) o l’università (ovvero l’accademia nel senso largo). In realtà, i termini ‘comunicazione accademica’ e ‘discorso accademico’ vengono usati in due modi.

Nel senso stretto del termine, ‘accademico’ è orientativamente coestensivo allo ‘scientifico’: il discorso accademico è inteso come quello in cui il linguaggio scientifico viene usato dagli studiosi per presentare nuove teorie e modelli. Nel senso largo del termine (da alcuni criticato, v. Mazzotta 2012: 154), il ‘discorso accademico’ non si limita solo alle situazioni comunicative del dibattito scientifico fra gli studiosi, bensì indica tutto un insieme di contesti in cui si fa scienza e si parla di scienza. Così concepito, il ‘discorso accademico’ abbraccia dunque i generi testuali relativi a tre ambiti interrelati, chiamati, nell’attuale nomenclatura burocratica, le tre missioni dell’università.

La prima missione dell’università è la didattica, e comprende i generi del discorso creati dai docenti e dagli studenti nel corso delle loro interazioni (v. Caffi 1991; Lavinio e Sobrero [a cura di] 1991; Ciliberti e Anderson [a cura di] 1999; Fiorentino [a cura di] 2009).

La seconda missione dell’università è la ricerca, con i generi del discorso che comunicano gli attuali progressi nelle singole discipline: i libri, gli articoli, i saggi, le recensioni (v. sotto).

La terza missione dell’università è il trasferimento delle conoscenze all’esterno dell’accademia. Da una parte, la terza missione si manifesta in svariate attività di carattere educativo e socioculturale, che consistono nella divulgazione e nella promozione del sapere scientifico. In questo caso, il discorso accademico è sottoposto a diverse modifiche che lo devono rendere più semplice e più attraente per un vasto pubblico (v. Donghi 2006; Castelfranchi e Pitrelli 2007). Dall’altra parte, la terza ← 7 | 8 → missione riguarda il procacciamento di finanziamenti per la ricerca e il rapporto di collaborazione dell’ambiente universitario con l’industria, da cui i corrispondenti generi testuali (per es. brevetti, contratti, progetti) in cui le questioni scientifiche vengono presentate nel contesto finanziario, amministrativo e giuridico.

In questo senso largo, i termini ‘comunicazione accademica’ e ‘discorso accademico’ riflettono dunque pratiche comunicative molto complesse, tutt’altro che omogenee ed in costante evoluzione a causa dei rapidi cambiamenti nell’universo della scienza.

Le pubblicazioni relative alla comunicazione accademica hanno carattere prescrittivo oppure descrittivo. Il filone prescrittivo è rappresentato maggiormente dalla manualistica del discorso accademico (per l’italiano, v. per esempio Eco 1977; Gatta e Pugliese 2002; Basile, Guerrero e Lubello 2006; Italia 2006; Cerruti e Cini 2007; Bruni et al. 2013; Gualdo, Raffaelli e Telve 2014; Rossi e Ruggero 2015). I manuali, destinati ad uso dei novizi, mirano esplicitamente a introdurli nelle pratiche epistemiche e comunicative dell’universo accademico, fornendo a volte pure un’introduzione alle convenzioni di scrittura delle singole discipline. Lo scopo dei manuali di comunicazione accademica è consentire agli studenti di perfezionare le loro competenze nelle varietà diafasiche (il linguaggio e le convenzioni comunicative, condizionate anch’esse dalle metodologie delle singole discipline), diastratiche (il registro alto della comunicazione scientifica, adattato alle convenzioni dei singoli generi del discorso) e diamesiche (specie la varietà scritta, essenziale nelle pubblicazioni scientifiche).

Il filone descrittivo, o meglio descrittivo-teorico, è costituito dalle ricerche sul discorso accademico relativo alle tre missioni dell’università soprammenzionate, usato dagli studiosi e dagli studenti. Teorie, modelli e tipologie del discorso accademico permettono di capire come si vengono a formare le convenzioni comunicative nell’ambito delle singole discipline e lingue (v. sotto).

La comunicazione scientifica è studiata nel quadro di diverse discipline, tra cui l’epistemologia o la sociologia della conoscenza. In questo volume gli autori si sono concentrati sulla prospettiva linguistica, ivi inclusa la pragmatica, la retorica e l’analisi del discorso.

2. Le scienze del linguaggio e la ricerca sulla comunicazione accademica

Nel filone descrittivo-teorico, gli approcci spaziano da quelli “apersonali”, ovvero concentrati esclusivamente sul codice linguistico usato per costruire il messaggio, a quelli “personali” in cui l’interesse si sposta verso lo studio dei condizionamenti ← 8 | 9 → socioculturali, retorici e discorsivi della costruzione e trasmissione del sapere da parte di un individuo.

2.1 La prospettiva linguistica

Gli approcci linguistici alla comunicazione accademica privilegiano il concetto della lingua e delle sue varietà funzionali (concettualizzate, a seconda dell’approccio, come lingua scientifica, linguaggio scientifico, linguaggi disciplinari, linguaggi specializzati, microlingue, v. Altieri Biagi 1974, 1984, 1990, 1998; Arcaini 1988; Cassandro 1994; Casadei 1994; Dardano 1994; De Mauro 1994; Colluccia 2001; Gotti 1991; Gualdo 2001; Orioles 2002, per elencare solo alcuni). Berruto (2012: 223–234) riassume le caratteristiche di quello che chiama l’italiano tecnico-scientifico, tra le quali: la sintassi complessa ed elaborata, con l’uso di forme impersonali o strutture nominali; un’alta frequenza di parole lunghe, con suffissi tipici, quali -izzare per i verbi, -azione per i nomi, -(log)ico per gli aggettivi; l’uso di locuzioni e stilemi tipici; la presenza di tecnicismi, pseudotecnicismi e cultismi ricercati, nonché un’abbondante aggettivazione. Il risultato di tali ricerche linguistiche è una conoscenza approfondita delle peculiarità del codice che serve a veicolare il sapere, con minore attenzione ai macro- e microcontesti comunicativi. I criteri sociolinguistici sono usati per rilevare le caratteristiche specifiche del linguaggio scientifico italiano (Załęska 2009) nonché la posizione dell’italiano come lingua della comunicazione accademica (Carli e Calaresu 2003a, 2003b).

2.2 La prospettiva retorica

Lo sviluppo della sociolinguistica ha portato l’interesse sul lato “personale” della circolazione dei saperi. Come ricorda Shapin (2010) nel titolo alquanto barocco del suo libro – Never Pure. Historical Studies of Science as if It Was Produced by People with Bodies, Situated in Time, Space, Culture, and Society, and Struggling for Credibility and Authority – né la scienza come istituzione culturale, né i testi che costituiscono la sua manifestazione pubblica sono immuni dai condizionamenti culturali, sociali, personali cui sono soggetti gli studiosi e il pubblico al quale parlano. Di conseguenza, continuando pur sempre l’interesse per la lingua, la si considera in rapporto ai concetti quali la retorica e il discorso.

La retorica come prassi è definita come “la facoltà di scorgere ciò che è capace di essere persuasivo in merito a ciascun argomento” (Aristotele, Retorica 1335b). La retorica come disciplina studia invece diversi insiemi di convenzioni persuasive, caratteristiche di vari tipi di situazioni comunicative (per es. la retorica della ricerca, la retorica della religione ecc.). Decisivo per la retorica è l’interesse per la comunicazione persuasiva contestualizzata: è essenziale stabilire chi parla a chi, a ← 9 | 10 → quale proposito e con quale intenzione. Werlich (1975) nella sua tipologia di testi ascrive i testi scientifici alla categoria dei testi argomentativi, dunque per eccellenza persuasivi: in essi gli studiosi presentano l’evidenza fattuale e le rispettive argomentazioni, mirando a persuadere a una tesi, un’ipotesi, una linea interpretativa.

Le analisi della relazione fra la retorica e la comunicazione della scienza effettuate dagli studiosi italiani spaziano dalle ricerche sulle strategie persuasive dei singoli scienziati (per es. l’analisi dell’atteggiamento di Galileo verso la retorica nonché lo studio dell’uso della retorica nei suoi testi, v. per esempio; Battistini 2000, Di Giandomenico e Guaragnella 2006; Sierotowicz 2016), alle ricerche relative alle convenzioni retoriche delle singole discipline (per es. la retorica della linguistica, v. McCloskey 1988; Załęska 2014), fino alle generalizzazioni relative alle pratiche collettive in vigore nell’universo accademico (Pera 1991; Chiesi 2009; Freddi, Korte e Schmied 2013).

Biographical notes

Maria Załęska (Author)

Maria Załęska (Università di Varsavia) si specializza nella retorica, analisi del discorso, pragmatica e argomentazione. Le sue pubblicazioni riguardano soprattutto la persuasione nei contesti della trasmissione del sapere scientifico, divulgativo e didattico, nonché la metodologia della ricerca.

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