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Lingua parlata

Un confronto fra l'italiano e alcune lingue europee

by Felisa Bermejo Calleja (Volume editor) Peggy Katelhön (Volume editor)
Edited Collection 436 Pages

Table Of Content

  • Copertina
  • Titolo
  • Copyright
  • Sull’autore
  • Sul libro
  • Questa edizione in formato eBook può essere citata
  • Indice
  • Introduzione
  • Linguistica contrastiva e lingua parlata: nuove tendenze e sviluppi (Felisa Bermejo Calleja e Peggy Katelhön)
  • Sezione I: Prosodia e comunicazione
  • Análisis del reinicio en C-Or-DiAL y C-ORAL-ROM: corte y ruptura en el proceso discursivo (Carlota Nicolás)
  • Indici di connessione del parlato mediatico nelle previsioni del tempo nazionali in inglese e italiano (Antonio Romano)
  • Sezione II: Morfosintassi e discorso
  • Discurso indirecto e infinitivo en la lengua oral del par español-italiano (Felisa Bermejo Calleja)
  • Intensivierung kontrastiv – am Beispiel der italienischen Augmentation und ihrer Äquivalente im Deutschen (Marcella Costa)
  • I corrispondenti di fare causativo in italiano e rumeno (Maria Iliescu e Adriana Costăchescu)
  • «Adjektiv/Nomen + dass/che»-Konstruktionen. Ein Vergleich zwischen Deutsch und Italienisch (Miriam Ravetto)
  • Sezione III: Pragmatica e discorso
  • I marcatori di modalità (magari, forse, mica) nell’italiano parlato e i loro equivalenti nella lingua tedesca (Gerda Haßler)
  • Zwischen Marginalität und terra incognita: Lexikalisierte und nicht-lexikalisierte Interjektionen in der kontrastiven Linguistik (Deutsch/Italienisch) (Elmar Schafroth)
  • Valori modali dell’imperfetto in italiano e in bulgaro. Una rassegna contrastiva (Andrea Trovesi)
  • Sezione IV: Grammatica e semantica
  • Kontinuativkonstruktionen im Italienischen und Deutschen. Ein korpusbasierter Sprachvergleich (Peggy Katelhön)
  • El espacio de la lengua oral en cuatro gramáticas ochocentistas de español para italófonos (Hugo E. Lombardini)
  • I neosemantismi nella lingua colloquiale italiana e polacca (Irena Putka)
  • Sezione V: Interpretazione, interlingua e intercomprensione
  • Dinamiche interazionali nella mediazione orale: un’analisi contrastiva tra tedesco e italiano sull’esempio del dibattito parlamentare europeo (Lucia Cinato)
  • Discorso riportato e varietà di apprendimento: tra discorso diretto e discorso indiretto in un corpus scritto di apprendenti ispanofoni di italiano LS (Elisa Corino)
  • Il parlato bilingue: italiano e tedesco a contatto in un corpus sudtirolese (Silvia Dal Negro / Simone Ciccolone)
  • Les bénéfices de la proximité linguistique: la compréhension orale spontanée du français, langue proche inconnue, par des italophones. Etude de cas (Marie-Christine Jamet)
  • Volumi pubblicati nella collana

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Introduzione

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Felisa Bermejo Calleja (Università di Torino) e Peggy Katelhön (Università di Milano)1

Linguistica contrastiva e lingua parlata: nuove tendenze e sviluppi

1.  Verso una grammatica della lingua parlata

Oggi, giunti ormai nel XXI secolo, sono molti gli appelli che si levano a favore di una grammatica della lingua parlata. Sebbene esistano già molti studi su tale argomento, a cui faremo riferimento successivamente, non è ancora stata formulata una descrizione d’insieme capace di spiegare che cosa veramente succeda nell’oralità. Se è indiscutibile la necessità di scrivere una grammatica della lingua parlata, che dia conto del funzionamento di elementi linguistici ignorati sino ad ora, è altrettanto indubbio che, oltre alle caratteristiche semantiche e stilistiche, sia necessario spiegare anche le peculiarità grammaticali del processo comunicativo. Nell’uso, tutte le forme linguistiche sono associate a una funzione comunicativa; ma è altresì ovvio che, senza analizzare le forme linguistiche, non si possono ottenere i livelli minimi di descrizione delle caratteristiche discorsive.

Pur non mancando, nella tradizione grammaticale, riferimenti alla varietà orale, questa è stata superficialmente o comodamente identificata con la lingua popolare o colloquiale. In effetti, già le primissime pubblicazioni sulla lingua parlata si rifanno alla lingua colloquiale2. Solo nel XX secolo, ← 11 | 12 → in particolar modo nella sua seconda metà3, sono emersi studi in cui la lingua parlata è stato l’autentico oggetto di analisi e di descrizione. Tali lavori sono stati condotti da diversi punti di vista (dialettologico, sociologico, pragmatico, analisi del discorso) e, nel corso di vari decenni, hanno ricevuto una crescente attenzione da parte degli studiosi.

Né le correnti strutturaliste, né quelle generativiste hanno contribuito in alcun modo all’approfondimento dello studio dell’oralità. Le prime, nonostante lo sviluppo della fonologia e della fonetica, formalizzano la realtà linguistica e si allontanano dalla realtà dell’uso. Le seconde formalizzano e descrivono in termini logici la competenza di un parlante ideale, ma senza tener presente la realtà dell’uso linguistico. “En efecto, ni el estructuralismo ni la gramática generativa han intentado dar cuenta del uso real de la lengua (hablado o escrito) porque sus objetivos eran otros.” (Abascal 2004: 120).

Sono state la linguistica testuale, che considera i testi come prodotti, e l’analisi del discorso, che analizza il discorso come un processo comunicativo, le correnti che, dopo la cosiddetta “svolta pragmatica” in linguistica, hanno prestato attenzione alle caratteristiche dei parlanti e dei contesti comunicativi; l’affermarsi di tali scuole ha permesso di indirizzare l’interesse degli studiosi alla lingua parlata. Di fatto, accanto all’analisi del discorso (e a volte confusa con essa) esiste anche la corrente linguistica denominata analisi conversazionale, che lavora con corpora di testi registrati; in Spagna, essa ha dato luogo a eccellenti risultati nella ricerca, che hanno avuto come oggetto specifico la conoscenza di un’importante area dell’oralità4. Nell’ultimo decennio, è da osservare soprattutto in ambito germanofono un interesse crescente per la “lingua in interazione”5. Sulla base teorica della Construction Grammar (Fillmore 1988, Goldberg 1995, 2006) sono state presentate ricerche empiriche su alcune strutture grammaticali della lingua ← 12 | 13 → parlata (cfr., tra gli altri, Günthner/Imo 2006, Günthner/Bücker 2009), chiamate costruzioni linguistiche (constructions). Esse rappresentano la nozione fondamentale su cui poggia il modello teorico della CxG. La “costruzione” è l’associazione convenzionale di una forma e di un significato (o di una funzione), priva di un confine netto tra lessico e grammatica, e innanzitutto basata sull’uso della lingua. Osservando le costruzioni linguistiche nel contesto dell’interazione comunicativa quotidiana, si nota subito che esse rappresentano delle strutture divergenti da quelle analizzate tradizionalmente sulla base della lingua scritta. Le condizioni produttive e ricettive della lingua parlata favoriscono l’uso di modelli grammaticali ricorrenti e prestrutturati. Anche alcuni contributi in questo volume si basano, per questo motivo, sulla CxG (Haßler, Katelhön, Ravetto, Schafroth).

2.  Studi sulla lingua parlata

Lo studio della lingua parlata italiana inizia relativamente tardi rispetto alla ricerca incentrata sulla lingua parlata di altre lingue europee, a partire degli anni Ottanta del secolo scorso. Il motivo fondamentale per questo ritardo è dovuto alla forte variazione diatopica nella penisola; di fatto, la varietà prevalentemente parlata degli italiani regionali (e dei dialetti) ha reso difficile l’individuazione di fenomeni linguistici caratteristici di un italiano parlato standard (cfr. D’Achille 32010: 193). Le primissime caratteristiche della lingua parlata, che sono subito diventate oggetto della ricerca linguistica, riguardano soprattutto la sintassi e l’intonazione (Sornicola 1981, Voghera 1992); solo in un secondo momento, la lingua parlata è stata studiata dal punto di vista dell’analisi del discorso. Sono stati fatti numerosi passi in avanti per giungere a una grammatica della lingua parlata, mettendo soprattutto in evidenza l’esistenza di un sistema linguistico alla sua base, dato che l’obiettivo è quello di analizzare gli usi grammaticali in relazione ai valori discorsivi, pragmatici e sociolinguistici, classificando soltanto quelli regolari, sistematici, generali e riconoscibili dai parlanti (Serrano 2006).

Per sottolineare l’indiscusso interesse suscitato dai dati per lo studio della lingua parlata, in generale, e per l’analisi del discorso in lingua orale, in particolare, è necessario rinviare a Los estudios del español hablado entre 1950 y 1999 di Cortés Rodríguez. In questo libro, l’autore traccia una panoramica dei cambiamenti dell’oggetto di studio e della comparsa di ← 13 | 14 → nuove discipline (sociolinguistica, pragmatica, analisi del discorso, ecc.), di nuovi metodi (qualitativi, quantitativi, sociali, psicologici, ecc.) e di nuovi concetti (turni di conversazione, segnali discorsivi, corpora del parlato, ecc.) nel periodo compreso fra il 1950 e il 1999. Nei cinquant’anni analizzati da Cortés Rodríguez, l’ultimo decennio presenta grandi cambiamenti di prospettiva e di oggetto di studio. Per esempio, i corpora utilizzati sono quelli del parlato reale e non appartengono all’ambito letterario che imita il parlato. I mutamenti riguardano anche le discipline e la metodologia: nel decennio 1990–1999, l’analisi del discorso e la pragmatica hanno riscosso maggiore interesse nella ricerca linguistica. Cortés Rodríguez prevedeva e si augurava che gli studi sull’analisi del discorso, intendendo il “discorso” come un oggetto linguistico concreto, prodotto in una determinata situazione sulla quale incidono molti aspetti extralinguistici, diventassero la linea di ricerca per eccellenza della linguistica successiva

Nel 2017, dopo tre lustri dalla pubblicazione del libro di Cortés Rodríguez, possiamo affermare che il suo auspicio si è avverato: non a caso, in questo volume sono diversi i contributi dedicati all’analisi del discorso (Haßler, Schafroth, ecc.). Nonostante ciò, non si deve trascurare la descrizione formale, cioè la morfosintassi, perché, come rileva anche Fuentes Rodríguez (2000), essa è un oggetto di interesse necessario per lo sviluppo dell’analisi del discorso; appunto per tale motivo, alcuni dei contributi raccolti in questo volume riguardano anche aspetti morfosintattici (Bermejo Calleja, Costa, Iliescu/Costăchescu, Katelhön, Ravetto, Trovesi).

3.  Corpora e linguistica dei corpora

Ribadire l’importanza dei corpora per l’apertura di nuove possibilità di analisi sistematica della lingua non è, certo, una novità6; eppure è doveroso sottolineare tale rilievo per quanto riguarda, in particolar modo, lo studio della lingua parlata, perché senza tali corpora non sarebbe stato possibile alcuno sviluppo della ricerca sul parlato. I corpora linguistici rappresentano collezioni, per lo più di grandi dimensioni, di testi orali o scritti, prodotti in contesti comunicativi reali, attualmente conservati in formato elettronico e spesso corredati da strumenti informatici di consultazione. Essi permettono ← 14 | 15 → di osservare l’uso effettivo di una lingua e di verificarne le tendenze generali su base statistica.

Effettivamente, per lo studio della lingua parlata, è stato molto importante poter disporre di corpora orali, che hanno reso possibile l’osservazione e l’analisi degli aspetti linguistici comunicativi. Il corpus del Lessico di frequenza dell’italiano parlato (LIP = De Mauro et al. 1993)7 è stato raccolto nei primi anni Novanta, contiene circa 500.000 parole, corrispondenti a circa 58 ore di registrazione (effettuate a Roma, Milano, Napoli e Firenze), e campiona in dimensioni comparabili situazioni comunicative differenti: conversazioni in casa, telefonate, lezioni e via dicendo. Il corpus parlato del progetto Corpora e lessici di italiano parlato e scritto (CLIPS), sviluppato tra il 1999 e il 2004, spicca, invece, per la ricchezza di annotazioni e per la varietà di campionamento per tipo di lingua: parlato dialogico raccolto sul campo, parlato radiotelevisivo, telefonico, letto8. Il Corpus di italiano televisivo (CiT: Spina 20059) è di dimensioni più ridotte (attualmente, circa 60.000 parole) ed è limitato al solo parlato televisivo, ma è riccamente annotato a livello strutturale, grammaticale e lessicale, nonché consultabile tramite un’interfaccia che permette ricerche sofisticate. Esiste, inoltre, un dizionario sulla frequenza della varietà di italiano parlata nella Svizzera italofona (LIPSI; Pandolfi 2009), basato su un corpus di circa 400.000 parole e raccolto mediante registrazioni effettuate in diverse situazioni comunicative. Infine, per gli studi contrastivi, uno strumento utile e efficace è il C-ORAL-ROM che riunisce ben 4 corpora di 4 lingue neolatine – francese, italiano, portoghese e spagnolo – ed è stato progettato e realizzato con un criterio che permette la comparabilità tra le lingue. Esso si rivela, quindi, uno strumento molto efficace per gli studi contrastivi. I corpora raccolgono il parlato spontaneo, classificato in registri (formale e informale), appartenente a conversazioni riconducibili a diverse situazioni comunicative (familiari, telefoniche, televisive), a interviste e a monologhi. Il corpus italiano del progetto C-ORAL-ROM (Cresti & Moneglia 200510) contiene circa ← 15 | 16 → 300.000 parole che campionano l’orale formale (lezioni, conferenze, ecc.) e informale (dialoghi e monologhi in contesti pubblici e privati), nonché vari canali comunicativi (di persona, per telefono, attraverso i media) (cfr. Baroni 2010)11.

4.  Contrastività

Per fornire un quadro completo delle simmetrie e delle asimmetrie esistenti tra i sistemi fonologici, morfosintattici e pragmatici delle lingue prese in esame, è necessario applicare un approccio contrastivo alla ricerca. La linguistica contrastiva nasce negli anni Cinquanta del secolo scorso con l’intento di favorire l’apprendimento di una lingua straniera (Fries 1945, Lado 1957). Inizialmente, si confrontarono la lingua materna del parlante e quella straniera, al fine di prevedere le difficoltà degli apprendenti sulla base delle divergenze linguistiche individuate. Nei paesi socialisti si sviluppò, in seguito, la linguistica confrontativa (Zabrocki 1970, Sternemann 1983), che intendeva analizzare non solo le divergenze ma anche le equivalenze tra due lingue, indifferentemente dalla loro classificazione come prima o seconda lingua. Alla fine degli anni Sessanta e fino agli anni Ottanta del XX secolo, in seguito alle molteplici critiche rivolte alla linguistica contrastiva, secondo le quali essa non era in grado di prevedere le difficoltà e gli errori degli apprendenti, la linguistica contrastiva, fondata su solide basi empiriche, si stabilì come disciplina linguistica anche a livello teorico. Negli ultimi decenni del secolo scorso è stato dimostrato che la linguistica contrastiva, oltre a possedere un’indiscutibile ed efficace applicabilità in ambito didattico, ha messo in luce importanti e problematici fenomeni linguistici che, al di fuori di questa prospettiva di analisi, cioè senza avvalersi del contrasto con un’altra lingua, non avrebbero destato interesse, né avrebbero costituito oggetto di un eventuale studio scientifico12. Tuttavia, esistono pochissimi studi contrastivi che mettono a confronto le varietà parlate di due lingue. ← 16 | 17 → I problemi sinora individuati dalla ricerca13 riguardano la comparabilità dei dati linguistici orali, la loro trascrizione e annotazione, ma anche il metodo del confronto linguistico. Questi problemi sono stati ormai in gran parte risolti, grazie agli sviluppi della linguistica dei corpora e alle più recenti teorie di linguistica contrastiva.

L’aspetto più innovativo del presente volume consiste, perciò, nel confronto di due varietà linguistiche orali. Il testo è, quindi, costituito da studi contrastivi fra l’italiano e alcune lingue europee, quali il bulgaro, il francese, l’inglese, il polacco, il rumeno, lo spagnolo e il tedesco. I contributi si sviluppano tutti attorno alle due direttrici di analisi che caratterizzano questo libro, ovvero lo studio della varietà diamesica orale di una lingua e il fatto che questa analisi è condotta su due lingue europee, di cui l’italiano è la lingua di riferimento. Il contributo di Jamet analizza la lingua francese, mentre lo studio di Romano è rivolto alla lingua inglese. L’intervento di Iliescu e Costăchescu è dedicato alla lingua rumena, quello di Trovesi al bulgaro e quello di Putka al polacco. Quattro studi analizzano la lingua spagnola: Bermejo Calleja, Corino, Lombardini e Nicolás. Infine, ben sette contributi sono dedicati al confronto con la lingua tedesca: Cinato, Costa, Dal Negro/Ciccolone, Haßler, Katelhön, Ravetto e Schafroth.

5.  Struttura del volume

Il volume riflette gli indirizzi di due gruppi di ricerca del Dipartimento di Lingue e Letterature Straniere e Culture Moderne dell’Università degli Studi di Torino, accomunati dall’analisi contrastiva dei fenomeni della lingua italiana parlata, confrontata con altre lingue europee parlate. Lo scopo della presente pubblicazione è quello di individuare e descrivere fenomeni del parlato nella prospettiva del confronto linguistico. Il volume si pone, dunque, l’obiettivo di riunire contributi di studiosi di varie discipline, accomunati dall’interesse per i fenomeni in questione. I contributi affrontano diverse tematiche da differenti approcci metodologici, ma la loro unità è ← 17 | 18 → data dall’attenzione rivolta alla lingua italiana e allo studio della sua ‘oralità’ e della sua ‘contrastività’.

5.1  Prosodia e comunicazione

–  Análisis del reinicio en C-Or-DiAL y C-ORAL-ROM: corte y ruptura en el proceso discursivo

Carlota Nicolás analizza un fenomeno della lingua orale, dovuto alla specifica natura del processo del parlato. È il cosiddetto “reinicio”, marcato nei corpora di C-Or-DIAL e C-ORAL-ROM con [///] per lo spagnolo e con [+] per l’italiano. Il “reinicio”è individuato nel processo di elocuzione mediante la presenza di un taglio percepito prosodicamente, di una frammentazione lessicale o sintagmatica, oppure attraverso l’eliminazione della forza prosodica. Dopo un inquadramento teorico, che mira a fornire una definizione di “reinicio” nei corpora analizzati, e l’indicazione dei criteri seguiti nell’analisi, la studiosa offre i risultati ottenuti dall’esame dettagliato di diversi modi di “reinicio”: per influenza esterna, diretta dell’interlocutore e non diretta dell’interlocutore (solapamiento, auto eco, resonancias), per decisione propria (partenza nulla, variazioni marcate) e per idee giustapposte. L’individuazione del “reinicio”, delle cause che lo provocano e delle caratteristiche linguistiche osservate, hanno permesso a Carlota Nicolás di distinguere i casi in cui il taglio provoca una rottura da quelli in cui il “reinicio” è un passo nel processo dell’elocuzione.

–  Indici di connessione del parlato mediatico nelle previsioni del tempo nazionali in inglese e italiano

Antonio Romano conduce un’analisi linguistica, fonetica e fonologica di un campione di annunci meteorologici trasmessi, dall’1 dicembre 2014 al 24 gennaio 2015, dalla BBC e dalla RAI, rispettivamente in inglese e in italiano, in cui si tiene conto delle qualità generiche della produzione orale formale televisiva e delle modalità generali di strutturazione ritmico-intonativa degli enunciati. Il genere testuale delle previsioni del tempo presenta caratteristiche proprie, dato che non si tratta di testi letti o condizionati dalla scrittura. Per di più, dagli speaker meteorologici sono richieste una preparazione tecnica e una terminologia specifica. Sono produzioni in parlato formale orientate verso l’ascoltatore, altamente intelligibili e ← 18 | 19 → realizzate in una varietà linguistica in grado di riscuotere una certa approvazione mediatica e un consenso generale in ambito nazionale da parte dei fruitori del servizio. I risultati dell’analisi dei due modelli (britannico e italiano) mettono in rilievo sorprendenti differenze, come per esempio il fatto che la pronuncia della BBC è molto standardizzata, mentre quella della RAI non si può ritenere standard, ma subisce l’influsso di modelli regionali, generalmente centro-italiani. Si osservano anche differenze per quanto riguarda lo stile e i modelli linguistici diversi nel quadro delle due tradizioni nazionali, cioè una maggiore formalità nel caso del modello italiano, a differenza di uno stile più efficace e più cadenzato in quello britannico.

5.2  Morfosintassi e discorso

–  Discurso indirecto e infinitivo en la lengua oral del par español-italiano

Felisa Bermejo Calleja studia l’infinito nel discorso indiretto (DI) in lingua orale spagnola e italiana, utilizzando diversi corpora: CORPES XXI (spagnolo), LIP (italiano) e C-ORAL-ROM (spagnolo e italiano). Dopo una presentazione generale delle differenze fra le due lingue per quanto riguarda il discorso indiretto, la studiosa mette a confronto le occorrenze del DI in cui le citazioni indirette (CI) presentano un verbo in forma infinita rispetto a quelle che hanno un verbo finito (in caso di soggetti coreferenti). L’obiettivo è quello di individuare in quali contesti, e con quali condizioni sintattiche e semantiche, il verbo finito è formalmente compatibile con l’infinito (verbi principali di stato) oppure, al contrario, quando l’infinito è agrammaticale (prospettività), quando è di dubbia accettazione (con clitico complemento) e quando subisce un cambiamento di senso e di funzione comunicativa (atti assertivi/direttivi). Lo studio approfondisce, poi, i risultati dell’analisi contrastiva fra spagnolo e italiano, mettendo in luce alcune divergenze determinate da restrizioni dello spagnolo che non sono operative in italiano, come nel caso in cui, per esempio, il verbo esprime un’azione puntuale. Viceversa, in italiano, a differenza dello spagnolo, la presenza di un clitico orienta fortemente all’interpretazione direttiva. ← 19 | 20 →

–  Intensivierung kontrastiv: am Beispiel der italienischen Augmentation und ihrer Äquivalente im Deutschen

Marcella Costa studia l’intensificazione in italiano e tedesco come fenomeno universale, che viene realizzata tramite diversi mezzi linguistici nelle singole lingue, analizzando, tra gli altri, avverbi, particelle, aggettivi, sostantivi e verbi che aggiungono una componente negativa o positiva alla proposizione. La linguista propone un’analisi della modificazione aumentativa su diversi livelli linguistici, quali la prosodia, la semantica, la morfologia e la pragmatica, alla luce della considerazione che gli intrecci tra livello linguistico, soggettivo e interattivo sono fondamentali per il procedimento morfologico dell’intensificazione. La prospettiva contrastiva e traduttologica della ricerca permette di individuare le caratteristiche formali e funzionali dell’intensificazione. Dopo aver presentato le divergenze e le equivalenze nell’ambito della morfologia aumentativa, il contributo si conclude con considerazioni lessicografiche.

–  I corrispondenti di fare causativo in italiano e rumeno

Maria Iliescu e Adriana Costăchescu studiano la costruzione fattitiva con il verbo fare e i suoi equivalenti in rumeno. La ‘costruzione fattitiva’ costituisce uno dei mezzi di rappresentazione linguistica del concetto fondamentale di causalità. Se si confronta la costruzione causativa del rumeno con le costruzioni analoghe dell’italiano (e anche del francese, molto simile in questo punto all’italiano), l’aspetto che emerge maggiormente è la costruzione sintattica, vale a dire l’occorrenza in rumeno di una subordinata con il congiuntivo, laddove in italiano e in francese si trova l’infinito. Da una prospettiva traduttologica, il contributo cerca di individuare i possibili equivalenti in rumeno dei sintagmi verbali introdotti in italiano dal verbo fare (di solito in modo finito) seguito da un verbo all’infinito (talvolta preceduto da una preposizione). Il rumeno ricorre a tutti i mezzi grammaticali, lessicali e pragmatici di cui dispone per esprimere la causalità: così, in rumeno, alcuni verbi non accettano alcun ‘semi-ausiliare’ causativo, altri accettano solo a face, mentre altri ancora occorrono esclusivamente con a pune. Il rumeno dispone, quindi, di diversi mezzi linguistici per esprimere la fattitività: sono presenti ben tre verbi causativi di ‘supporto’, cioè a face (), a pune () e a da (), che si usano meno frequentemente rispetto a ← 20 | 21 → un verbo causativo ‘semplice’. Le autrici concludono che il causativo perifrastico è meno grammaticalizzato in rumeno che in italiano.

–  «Adjektiv/Nomen + dass/che»-Konstruktionen. Ein Vergleich zwischen Deutsch und Italienisch

Miriam Ravetto analizza nel suo contributo la costruzione della frase subordinata in cui dass o che seguono un aggettivo o un nome che ha funzione predicativa. La base empirica viene fornita da registrazioni audio e video di interazioni verbali spontanee, tratte da talk shows televisivi italiani e tedeschi. Il contributo prende soprattutto spunto dalle basi teoriche della construction grammar e dall’analisi dell’interazione verbale. La ricerca si concentra sulle caratteristiche morfo-lessicali degli aggettivi e dei sostantivi in apertura di una sequenza linguistica, sottolineandone le possibili modificazioni tramite intensificatori e avverbi. L’analisi contrastiva porta ai seguenti risultati: il tedesco dispone di molte meno costruzioni rispetto all’italiano, ma in entrambe le lingue si trovano più frequentemente aggettivi valutativi con significato positivo. Una valutazione negativa viene, invece, più spesso espressa con un sostantivo. In italiano, in apertura della suddetta costruzione, si trovano soprattutto aggettivi epistemici (vero, certo), in tedesco invece aggettivi valutativi (gut, toll, schön). In entrambe le lingue, in quella posizione, solo raramente si trova una negazione. Grazie alla sua ricerca contrastiva, Ravetto dimostra che nella lingua orale il parlante si serve con alta frequenza di modelli grammaticali prefissati, che nelle grammatiche tradizionali non sono finora stati descritti.

5.3  Pragmatica e discorso

–  I marcatori di modalità (magari, forse, mica) nell’italiano parlato e i loro equivalenti nella lingua tedesca

Gerda Haßler analizza i marcatori di modalità funzionali (magari, forse e mica) e i loro equivalenti in tedesco. Si tratta di marcatori pragmatici, che sono estremamente frequenti nell’interazione e, dunque, nella lingua parlata. Questi marcatori possono modalizzare alcune proposizioni, ma possono anche esprimere strategie di comunicazione da parte del parlante, strutturare il discorso o gestire il rapporto con l’interlocutore. Per la lingua tedesca, si è già rilevato un uso più frequente, rispetto alle lingue romanze, ← 21 | 22 → di particelle come zwar, ja, wohl, denn ed eigentlich. L’analisi proposta dalla studiosa si basa su avverbi italiani (magari, forse e mica), che si traducono tipicamente in tedesco con termini che non sono principalmente utilizzati come particelle di gradazione (Abtönungspartikeln), ma piuttosto come avverbi modali; si tratta di vielleicht e etwa e questo fatto rivela il loro valore modalizzante. Un’analisi più dettagliata delle loro funzioni pragmatiche ne evidenzia ulteriori significati discorsivi, oltre alla marcatura della modalità. Questa tendenza è, apparentemente, più forte in italiano che in tedesco, quindi l’autrice riscontra l’esistenza di un continuum tra le funzioni svolte dai marcatori modali e da quelli discorsivi che può dar luogo, nelle varie lingue, a particolarità specifiche.

–  Zwischen Marginalität und terra incognita: Lexikalisierte und nicht-lexikalisierte Interjektionen in der kontrastiven Linguistik (Deutsch/Italienisch)

Elmar Schafroth si occupa delle interiezioni in linguistica, dedicando particolare attenzione alla linguistica contrastiva fra tedesco e italiano. Dopo una breve presentazione dello stato dell’arte della ricerca italiana e tedesca su questo argomento, lo studioso dimostra, sulla base di tre interiezioni lessicalizzate (it. öh, ted. Alter! e hallo?!), di alcune interiezioni avulsive e dei fischi, quanto sia ancora lacunosa la descrizione di tali fenomeni nella linguistica, nella grammaticografia e nella lessicografia italiane e tedesche. Tramite il modello lessicografico digitale PhraseoFrame, che si fonda sulla grammatica delle costruzioni, Schafroth si ripropone, quindi, una descrizione esauriente, basata su corpora, che sia in grado di ricomprendere tutte le particolarità formali e semantiche che si rivelano necessarie alla comprensione delle unità linguistiche studiate per poterle, infine, applicare adeguatamente.

–  Valori modali dell’imperfetto in italiano e in bulgaro. Una rassegna contrastiva

Andrea Trovesi studia nel suo articolo i valori modali dell’imperfetto in italiano e bulgaro. Lo studio contrastivo dell’imperfetto in queste due lingue risulta particolarmente interessante, perché l’appartenenza di italiano e di bulgaro a due gruppi linguistici differenti permette di andare oltre l’usuale ← 22 | 23 → ambito di studio dell’imperfetto, circoscritto solitamente alle lingue romanze, e favorisce l’individuazione di una più precisa fisionomia categoriale dell’imperfetto.

Nello specifico, nello studio contrastivo offerto da Trovesi l’attenzione è rivolta a quegli usi dell’imperfetto che, trascendendo la sua semantica temporale, veicolano significati prettamente modali, come: 1) l’imperfetto di cortesia (attenuativo); 2) l’imperfetto ipocoristico; 3) l’imperfetto di conato e l’imperfetto imminenziale; 4) l’imperfetto epistemico-doxastico e/o l’imperfetto quotativo; 5) l’imperfetto potenziale o epistemico; 6) l’imperfetto ludico; 7) l’imperfetto fantastico e l’imperfetto onirico; 8) l’imperfetto ipotetico o controfattuale; 9) l’imperfetto ottativo; 10) l’imperfetto di pianificazione. Il confronto tra bulgaro e italiano proposto intende, in primo luogo, verificare la corrispondenza o meno tra gli usi modali dell’imperfetto nelle due lingue e, in secondo luogo, tentare di avanzare alcune ipotesi sulle motivazioni all’origine delle differenze. Dallo studio di Trovesi emerge che, in bulgaro, gli usi modali dell’imperfetto risultano limitati rispetto a quelli nella lingua italiana. Per spiegare la minor estensione degli usi modali dell’imperfetto bulgaro rispetto a quello italiano, l’autore aggiunge, alle ragioni derivanti dal diverso sistema temporale e modale delle due lingue, considerazioni circa le divergenti regole sintattiche nella concordanza dei tempi che caratterizzano le due lingue.

5.4  Grammatica e semantica

–  Kontinuativkonstruktionen in italienischen und deutschen Interaktionen. Ein korpusbasierter Sprachvergleich

Summary

Il volume riunisce ricerche su diversi fenomeni della lingua parlata italiana a confronto con altre lingue europee quali il bulgaro, il francese, l’inglese, il polacco, il rumeno, lo spagnolo e il tedesco. L’aspetto innovativo del volume risiede nel confronto fra varietà linguistiche orali. I contributi hanno un’impostazione contrastiva e affrontano aspetti diversi come prosodia, morfologia, sintassi, pragmatica e semantica.

Biographical notes

Felisa Bermejo Calleja (Volume editor) Peggy Katelhön (Volume editor)

Felisa Bermejo Calleja insegnai Lingua e Linguistica spagnola presso l‘Università degli Studi di Torino. Peggy Katelhön insegna Lingua e Linguistica tedesca presso l’Università degli Studi di Milano.

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