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Metodologia Paretiana

Tomo III: Stati psichici e variabili dell’azione

by Mino B. C. Garzia (Author)
Monographs 453 Pages

Summary

Questo è il terzo tomo di una trilogia: I. Differenziazione, non linearità, equilibrio (2006); II. Stati psichici e costanti dell’azione (2013). In questo terzo tomo si procede all’applicazione della teoria delle derivazioni, alla ricerca delle variabili dell’azione. Come per gli altri due tomi, si parte sempre dal testo paretiano, estendendone esempi ed osservazioni tratti soprattutto dalla contemporaneità. Uno sguardo da vicino, dunque, anche in questo tomo. Stampa quotidiana, periodica, libri e osservazioni dirette sono stati fonti inesauribili per l’individuazione delle derivazioni. Il risultato è che dalle migliaia di esempi selezionati ne sono stati estratti circa quattrocentocinquanta, divenuti parte integrante di questo volume. Come per il precedente, ognuno potrà sostituire un qualsiasi esempio con un altro di apparente segno opposto, non muta il risultato: la potenza delle derivazioni staccatesi dalle pulsioni (residui) è tale da «portare opposte dottrine allo stesso punto»; poiché, in realtà, non le azioni o i fatti concreti sono stati classificati e discussi, ma i loro elementi (sentimenti o stati psichici), i quali permettono di completare una teoria sociologica della mente.

Table Of Contents

  • Copertina
  • Titolo
  • Copyright
  • Sull’autore
  • Sul libro
  • Questa edizione in formato eBook può essere citata
  • Indice
  • Introduzione
  • Cominciamo dalla fine e dal fine
  • Il ragionamento come arte reciproca di tutte le passioni
  • Definizione e natura delle derivazioni
  • Logica apparente
  • Logica dei sentimenti
  • Del silenzio
  • Della classificazione
  • Classi e generi delle derivazioni
  • Alcune questioni critiche
  • Stati psichici e variabili dell’azione
  • Dedica, riconoscimenti, ringraziamenti
  • [Classe I Affermazione]
  • [Genere (I-α) fatti sperimentali, o immaginari]
  • [Genere (I-β) sentimenti]
  • [Genere (I-γ) misto di fatti e di sentimenti]
  • [Classe II Autorità]
  • [Genere (II-α) autorità di un uomo, o di più uomini]
  • [Genere (II-β) autorità della tradizione, di usi e di costumi]
  • [Genere (II-γ) autorità di un essere divino, o di una personificazione]
  • [Classe III Accordo con sentimenti, o con principi]
  • [Genere (III-α) sentimenti]
  • [Genere (III-β) interesse individuale]
  • [Genere (III-γ) interesse collettivo]
  • [Genere (III-δ) entità giuridiche]
  • [Genere (III-ε) entità metafisiche]
  • [Genere (III-ζ) entità sovrannaturali]
  • [Classe IV Prove verbali]
  • [Genere (IV-α) termine indeterminato per indicare una cosa reale, e cosa indeterminata corrispondente ad un termine]
  • [Genere (IV-β) termine indicante una cosa e che fa nascere sentimenti accessori, o sentimenti accessori che fanno scegliere un termine]
  • [Genere (IV-γ) termine con più sensi, e varie cose con un solo termine]
  • [Genere (IV-ε) metafore, allegorie, analogie]
  • [Genere (IV-ζ) termini dubbi, indeterminati, che non hanno corrispondenza nel concreto]
  • [Classe V Della misurazione e della quantità]
  • Della matematica
  • Prove matematico-statistiche, quantitative e di laboratorio
  • Ragionamenti statistici in medicina
  • Scienza e superstizioni
  • Metafisica dell’ambiente
  • Metafisica del clima
  • Religioni scientifico-politico-giuridiche delle minoranze dominanti
  • Indice degli autori
  • Indice degli argomenti

Introduzione

Fatta per attingere il vero, la mente ondeggia tra false opinioni ed errori: analogamente, l’animo, nato per raggiungere la virtù, è angustiato da prave passioni e da vizi.1 Tutto ciò perché il vero è uno, i verisimili molti, i falsi infiniti.2

Cominciamo dalla fine e dal fine. Per essere chiari e senza ombre di equivoci per quanto andremo a dire e a illustrare in questo terzo tomo della nostra metodologia paretiana, dedicato alla relazione tra stati psichici e variabili dell’azione, ovvero alla teoria delle derivazioni o logica argomentativa. La procedura poggia su quanto nota efficacemente Pareto, allorché distingue lo studioso di logica il quale, scoperto l’errore di un ragionamento o chiarito un sofisma, può ritenere compiuta la sua opera.3 Mentre è proprio qui che inizia l’opera dello studioso di sociologia, che ricercherà perché mai tanti sofismi riescono così persuasivi da essere fatti propri. I sofismi, in quanto sottigliezze logiche, possono importare poco al sociologo fino a quando non acquistano popolarità.4 Infatti, sono di ineludibile pertinenza sociologica i sofismi o le altre argomentazioni, anche ben condotte, che sono fatte proprie da una moltitudine. Perciò, dice Pareto – quasi per una divisione del lavoro scientifico – la logica si occupa del perché un ragionamento risulti errato, la sociologia (la sociologica), del perché acquisisca un vasto consenso.5 È questo precisamente il programma paretiano ← 11 | 12 → ed è anche il nostro. Perciò idealmente all’inizio di ogni classe delle derivazioni, all’inizio di ogni loro genere poniamo precisamente questo programma, per meglio intendere il nostro procedere e non dimenticare il fine cercato. Non si possono ben comprendere le argomentazioni e gli esempi addotti senza la premessa appena esposta. Tutti gli esempi scelti e commentati hanno questa connotazione: sono argomentazioni rientranti nella definizione di azione non logica e – ciò è molto importante – sono state fatte proprie da una moltitudine. Ci auguriamo che il lettore sia quantomeno consenziente sul fatto che l’argomentazione di ogni esempio proposto: a) sia stata fatta propria da una moltitudine (perciò di estremo interesse sociologico); b) sia in contrasto o in disaccordo con altri punti di vista, disaccordo che definisce l’azione non logica. Il lettore, se vuole, può sostituire le opinioni di una moltitudine con quelle di un’altra, di orientamento diverso. Il risultato non cambia. Resta il fatto del contrasto tra ‘moltitudini’, del contrasto tra fini che legittimano l’analisi paretiana tramite la teoria dei residui, condotta nel secondo tomo, e la teoria delle derivazioni di cui ci occupiamo in questo terzo tomo. Pertanto, in quanto persone e cittadini, noi abbiamo idee chiare in merito ai fenomeni oggetto degli esempi presi in esame; ma questo non è importante e, dunque, fugando ogni ipocrisia,6 le riteniamo nostre opinioni legittime tra le tante, in una società aperta. Mentre, in quanto studiosi della materia, siamo interessati esclusivamente alle argomentazioni e alle relazioni tra gli attori, così come vengono esposte nella stampa quotidiana e in generale nei massmedia, nostre fonti, inevitabilmente, di approvvigionamento di esempi.7 Come si potrebbe accertare altrimenti che i vari compor ← 12 | 13 → tamenti e argomentazioni siano tipici di un soggetto in una moltitudine e che abbiano la caratteristica dell’adesione incondizionata e massiccia di moltitudini? Da questo secondo punto di vista non abbiamo giudizi da dare e, per di più, non siamo interessati ai nomi e cognomi delle singole persone (attori) che esprimono determinate posizioni argomentative. Come dice Pareto:

“nos préoccupations sont … celles d’un logicien désireux de comprendre le mécanisme de la pensée”.8 Studiamo solo tipi di ragionamenti, e non ci importa di chi siano (Trattato, § 474, 1).9

Dunque, lo ripetiamo, siamo interessati alle argomentazioni, al loro contrasto e alla loro rilevanza sociologica, in quanto fatte proprie da soggetti di una moltitudine. Ad esempio, se per i residui ci siamo chiesti, come si chiese Pareto: “come nasce quel sentimento, perché non corrisponde al fenomeno reale?”;10 ora per le derivazioni ci chiediamo: come si legittimano, come si propagano e sono fatti propri quei sentimenti? Questi interrogativi valgono come implicita premessa ad ogni esempio da noi riportato.

Per comprendere i meccanismi del pensiero abbiamo preferito, come abbiamo detto, la via degli esempi tratti dai media elettronici e non. Una opzione questa che probabilmente ci esporrà a forti critiche, ← 13 | 14 → dato che ognuno di noi nell’immediatezza delle questioni e delle dispute si sente irresistibilmente partigiano di una posizione. Abbiamo voluto correre questo pericolo per il gusto nostro di applicare per esteso la teoria paretiana, come probabilmente non è stato mai fatto prima d’ora, facendo zampillare residui e derivazioni dalle dispute quotidiane in Italia e nel mondo rispetto a problemi che esaltano e disperano i nostri contemporanei. Siamo consci del pericolo e siamo anche aperti ad ogni critica. Sarebbe stato più facile se avessimo proceduto, come di consueto in accademia, attraverso il confronto tra autori – passati o presenti – di discipline interessate all’analisi della mente e dei comportamenti. Questa via – che dovremo riprendere per una verifica, confrontandoci con i risultati di altri programmi di ricerca – viene normalmente battuta, ma, proprio perché circoscritta a pochi intimi, ci era parsa allora poco produttiva. Lo dobbiamo dire: oltre che per nostro gusto e diletto, abbiamo fatto questa scelta perché la ritenevamo ineludibile venticinque anni fa, allorché eravamo insoddisfatti delle spiegazioni (parziali anche se profonde) delle teorie dominanti allora e ancora oggi. Avendo compulsato con somma acribia tutta l’opera paretiana, avremmo potuto presentare una specie di esegesi del pensiero, dato lo scarso rilievo assegnato a Pareto anche in campo internazionale (assistiamo ormai al trionfo di un pensiero unico in tutte le accademie del mondo, nessuna esclusa: eccezioni sono costituite da singoli studiosi appartati, mentre le istituzioni anche quelle più in vista producono incessantemente conformismo, ratificato dai vari rankings). Ma l’esegesi, anche se può apparire il contrario, data la continua citazione di Pareto, è fuori dai nostri orizzonti. R. Aron una volta si chiedeva chi avesse letto il Trattato “da cima a fondo, senza saltare neppure una riga?”11. In margine al libro abbiamo annotato: Io, MG. Ma, Pareto per essere superato, come ogni pensiero scientifico, non ha bisogno di un’esegesi; al contrario, va compreso, applicato, comparato, accertati alcuni capisaldi e superato. Non esiste altra possibilità. E quella di ignorarlo è ridicola, come fanno alcuni autori e qualche casa editrice che si ritiene, non senza qualche motivo, prestigiosa. Dunque, questo passaggio lo ritenevamo obbligato quando abbiamo iniziato lo ← 14 | 15 → studio con l’accumulazione esponenziale di esempi. E obbligato lo riteniamo ancora oggi. Ora che abbiamo concluso il nostro programma e sulla scorta dell’esperienza, potremmo ripartire con il confronto dei risultati di teorie (specie quelle scaturite da esperienze di laboratorio) che vanno per la maggiore, dentro e fuori il campo della sociologia, circa la spiegazione dell’azione dotata di senso. Così, ora lasceremmo in secondo piano gli esempi tratti dai media elettronici e non, per concentrare l’attenzione e la critica su ciò che si ritiene empiricamente e teoreticamente più avanzato. Ci sarebbe molto da lavorare e da divertirsi.

Il ragionamento come arte reciproca di tutte le passioni. Prima di procedere alla discussione della definizione e natura delle derivazioni ci piace ricordare brevemente la linea di ricerca italiana, come rievocata da Carlo Cattaneo: “Vico,12 aveva ben avvisato, primo fra tutti, che il mondo delle nazioni si doveva spiegare colle leggi dell’intelletto; vi sono entro di noi certe forze alle quali noi non abbiamo assegnato parte veruna nell’origine delle nostre idee (…) se scrutiamo i fatti, troviamo essere state coefficienti potentissimi d’ogni nostro lavoro scientifico (…) e vi sono altri istinti (…) che altre scôle preferiscono di chiamare sentimenti: tale è la credulità, l’adesione all’amicizia e all’autorità, l’amor della lode, il terror dell’infamia, tutte le idee, vere o false, sono atti dell’intelletto, determinati dal senso nell’individuo e nella società. (…) L’atto più sociale degli uomini è il pensiero (…) il linguaggio è la società (…) questa psicologia delle menti associate è un necessario anello tra l’ideologia dell’individuo e ← 15 | 16 → l’ideologia della società (…) nei conflitti della vita, il ragionamento è l’arte reciproca di tutte le passioni; la ragione pura è un atto d’analisi, un’astrazione (…) il genere umano è, per sua primitiva e spontanea necessità, gregario e sociale (…)”.13

Definizione e natura delle derivazioni. Dunque, ora ripartiamo dall’inizio, cioè dalla definizione e natura delle derivazioni. Le derivazioni (parte b, o parte variabile dell’azione non logica)14 sono i “modi con i quali gli uomini mirano a dissimulare, mutare, spiegare, i caratteri che propriamente hanno certi loro modi di operare […]. Le derivazioni traggono forza, non da considerazioni logico-sperimentali, o, almeno, non esclusivamente da queste, bensì da sentimenti”. In analogia con la linguistica, Pareto ritiene che si possano sottoporre ad analisi le derivazioni, dato che “c’è una morfologia delle derivazioni, come c’è una ← 16 | 17 → morfologia delle lingue”. Molte di esse si riproducono allo stesso modo fin dai tempi più antichi e, dunque – da questo punto di vista – sono costanti come i residui: costanti nella riproduzione della loro struttura, variabilissime nella forma e nel contenuto. Così, ad esempio, ci sono derivazioni di autori latini molto simili a derivazioni di autori moderni; come anche tra le diverse culture e civiltà, tra le persone vissute nell’antichità e noi:

Secondo R. Boudon, Pareto è uno dei più interessanti teorici dell’ideologia,16 che però ha rinunciato a impiegare tale termine sostituendolo col neologismo: ‘derivazione’. Le derivazioni paretiane sono, secondo Boudon, e siamo pienamente d’accordo, “tutte quelle costruzioni intellettuali [o costrutti esplicativi] che gli uomini producono per dimostrare la fondatezza dei loro sentimenti”.

Ma, come abbiamo già detto, “a seconda delle circostanze e delle epoche, l’argomentazione su cui poggiano le derivazioni può essere di tipo variabile”. Le derivazioni – in quanto parte delle azioni non logiche, a loro volta parte (con l’azione logica) dell’azione reale che è ← 17 | 18 → sintetica – “costituiscono il materiale adoperato nelle ricerche tanto dalle scienze non logico-sperimentali quanto da quelle logico-sperimentali”:

Anche i ragionamenti sono fatti,17 e come tali li giudica l’esperienza. Come tutti gli altri oggetti, conviene, per studiarli, descriverli e classificarli. Ciò in piccola parte fa la logica usuale; per uso della sociologia, occorre aggiungere altre descrizioni e classificazioni. Fra esse, principale è la distinzione dei ragionamenti logico-sperimentali, e dei ragionamenti che tali non sono. Per amore di brevità, abbiamo designato questi ultimi col nome di derivazioni (Scritti sociologici, p. 861).

Ma, mentre le scienze non logico-sperimentali assegnano alle derivazioni il potere di operare direttamente sulle relazioni sociali, le scienze logico-sperimentali, tra esse in primis la sociologia, le considerano solo manifestazioni, anche se influenti, delle forze che operano nell’individuo e nella società, riproducendosi costantemente. E, dunque, ricercano le spinte, le forze a cui corrispondono in modo più o meno rigoroso tali derivazioni. È proprio la costanza con cui si riproducono18 ← 18 | 19 → che rende particolarmente interessante il loro studio e la loro classificazione.

Logica apparente. L’uomo è, come si dice, istinto, bisogno, impulso ed anche ragione. In questo è d’accordo M. Weber, quando afferma: “abbastanza spesso ‘motivi’ addotti e ‘rimozioni’ (cioè, in primo luogo, motivi non confessati) nascondono proprio all’individuo che agisce la reale connessione nella quale si dispiega il suo agire, di modo che anche testimonianze soggettivamente sincere hanno soltanto un valore relativo [proprio per questo motivo Pareto escludeva i fini indiretti, nella sua domanda: Le azioni hanno un fine logico? Il fine da considerare è quello diretto, § 151]. In questo caso la sociologia si trova di fronte al compito di determinare questa connessione […]”.19 La connessione sarà determinata dalla teoria paretiana. Se la logica, per astrazione e solo per questa, è espressione quasi pura dell’attività raziocinante-cognitiva e argomentativa, i residui, “sentimenti diffusi e ← 19 | 20 → potenti” sono espressione degli istinti, o bisogni, o impulsi, o come li si vuol chiamare; anch’essi non di meno espressione dell’attività raziocinante-cognitiva e argomentativa (attività, al contrario della logica, per astrazione non pura). Peraltro, l’attività logica è anch’essa determinata da un residuo (classe prima, quinto genere, I-ε bisogno di sviluppi logici) e quindi, nel dominio della cognizione, tra ragione e residuo vi è, per così dire, una continua disputa. Ripetiamo brevemente quanto abbiamo già discusso nel I e nel II tomo: le azioni non logiche non sono illogiche, anzi possono essere perfettamente adatte a certi fini. Hanno origine da inclinazioni, da stati psichici, ecc., che, manifestati dal linguaggio, ci permettono di inferire derivazioni e residui. Gli uomini, in generale, sono inclini a dare ad esse l’apparenza di azioni logiche e per far ciò le suppongono utili a conseguire artificiosamente un fine:

Dunque, con il termine derivazione si indica la logica apparente (che, peraltro, può essere in un dato contesto la più utile) che l’uomo tenta di conferire alle azioni il cui fondamento è un impulso di origine residuale. Le derivazioni celano (allo stesso soggetto e/o agli altri) i veri motivi sotto una complessa argomentazione che spesso viene detta imprecisamente, per fare breve il discorso, giustificativa o ideologica: “gli uomini si lasciano persuadere in principal modo dai sentimenti (espressioni dei residui), e quindi possiamo prevedere, il che poi è confermato dall’esperienza, che le derivazioni trarranno forza, non da considerazioni logico-sperimentali, o almeno non esclusivamente da queste, ma bensì da sentimenti. Nelle derivate [Pareto talvolta usa questa espressione per significare l’esito del processo appunto di derivazione] il nocciolo principale è costituito da un residuo,21 o da un certo ← 20 | 21 → numero di residui, intorno al quale nocciolo si aggruppano altri residui secondari. Tale aggregato è fatto nascere, e, quando è nato, è tenuto saldo da una forza potente, che è il bisogno che prova l’uomo di sviluppi logici, o pseudologici, il quale bisogno si manifesta con i residui del genere (I-ε)”.22

Tuttavia, non tutte le azioni umane danno luogo a derivazioni. Pareto esclude infatti, a) l’atto puramente istintivo e, b) l’atto puramente logico: le “derivazioni fanno difetto ai due estremi, cioè per le azioni esclusivamente dell’istinto, e per le scienze logico-sperimentali; si incontrano [negli infiniti] casi intermedi”.23 La derivazione è carat ← 21 | 22 → terizzata da un ragionamento flessibile, sinuoso, spesso logicamente contorto, anche se all’apparenza è forte. Per questo è foriero di dispute e infiniti contrasti verbali, che tali restano anche nei casi in cui, per dirimere il contrasto, si ricorra a laboratori, materiali quantitativi, equazioni e simili:24

le derivazioni sono come la gomma elastica si possono tirare e significare ciò che si vuole (Trattato, § 1815). Le discussioni sulle derivazioni sono quasi sempre logomachie valgono poco o nulla per risolvere i problemi sperimentali: distrutta una derivazione, tosto ne viene fuori un’altra che occupa la stessa sede. Per le derivazioni si può dire: “chi cerca trova, e senza troppa fatica” (Trattato, § 1981).

La derivazione si presenta (ma non lo è!) come l’elemento più importante di un’azione (formata da linguaggio e comportamento: per questo le derivazioni, al contrario dei residui, si vedono e si possono analizzare), mentre, consciamente o meno, opera per dissimulare, celare ciò che è fondamentale: il sentimento (residuo). Esse sono forma dei fatti non sostanza, precisa sempre Pareto. Ancora, la derivazione è sfuggente. A differenza dei residui, che persistono come sono, mutando assai poco (se non alternandosi tra loro o intrecciandosi), le derivazioni incessantemente variano e si diversificano a seconda delle circostanze: “mutano [anche velocemente] le derivazioni, rimangono [per lo più quasi stabili] i residui”:25 ← 22 | 23 →

Boudon riprende un’espressione paretiana: “nell’uomo esiste il bisogno di dare una ‘vernice logica’ alla proprie credenze. Perché? Perché queste credenze sono spesso vissute non come verità soggettive che dipendono solo da una convinzione intima, ma, al contrario, come verità oggettive” (di capitale importanza la definizione dei compiti della sociologia27).

Certo, continua Boudon, “esistono opinioni che sono espresse e vissute come tali, cioè come proposizioni il cui carattere ipotetico è ben presente al soggetto. Ma spesso capita anche che una proposizione ← 23 | 24 → dubbia o indimostrabile sia considerata e vissuta come una verità fondata oggettivamente per i motivi esplicitati da Pareto. Lo si può capire bene dalle costruzioni abitualmente impiegate per esprimere proposizioni dubbie o indimostrabili. Ad es., i socialisti non dicevano: ‘credo alle virtù delle nazionalizzazioni’,28 ma piuttosto: ‘le nazionalizzazioni sono un bene per il paese’. Così, secondo Pareto, l’uomo, per convincere gli altri, ma anche se stesso, ha bisogno di disporre di [argomentazioni che al limite possono diventare] teorie che dimostrino la fondatezza delle sue credenze. Pareto, lo si è visto, chiama queste teorie derivazioni”.29 Per restare al socialismo, portato ad esempio da Boudon, Pareto operò al riguardo la più potente confutazione mai fatta, nella sua seconda grande opera; e dice bene:

il nostro libro Les Systémes socialistes è uno studio delle derivazioni adoperate da coloro che escono dal campo della scienza sperimentale; ma quando lo scrivemmo, ancora non avevamo la teoria generale delle derivazioni che è esposta nella Sociologia.30

Come prima sintesi possiamo dire:31 1) quasi tutti i ragionamenti che si usano nelle materie sociali (beninteso in tutte le relazioni dove esiste comunicazione per indagare e scambiare risultati, dunque anche nelle ← 24 | 25 → scienze, dette sinteticamente, naturali) sono derivazioni, cioè tentativi di mettere d’accordo logica e sentimenti; 2) l’uomo è inclinato ad aggiungere svolgimenti logici, o pseudologici, ad azioni non logiche; 3) per mezzo delle derivazioni, le azioni non logiche assumono la forma di azioni logiche; 4) con le derivazioni si può provare il pro e il contro; 5) le derivazioni si spingono spesso di là della realtà; 6) le derivazioni non corrispondono precisamente ai residui da cui si sono distaccate; 7) i fatti appaiono velati sotto le derivazioni, e, per conoscerli, occorre togliere tali veli.

Logica dei sentimenti. “Spessissimo le derivazioni sono accolte per accordo di sentimenti (classe III) perché esprimono in modo chiaro concetti che [albergano] in modo confuso nelle mente di coloro che le accolgono, ossia perché danno forma apparentemente precisa ai sentimenti manifestazione di residui”.32 “L’unico sociologo che abbia cercato di dare al momento affettivo un ruolo preponderante è in effetti Vilfredo Pareto”, afferma decisamente Boudon.33 Abbiamo già intro ← 25 | 26 → dotto il concetto paretiano secondo cui “noi diamo credito a due tipi di proposizioni (o sistemi di proposizioni): a proposizioni scientifiche e a proposizioni non scientifiche, rispettivamente dimostrabili o non dimostrabili (ai due estremi)”. In breve, “Pareto parte dall’osservazione elementare che in ogni società gli uomini danno credito a precetti e a giudizi di valore, a suo parere sempre indimostrabili. E, ovviamente, essi credono anche a ogni tipo di proposizioni, di natura descrittiva o prescrittiva, che sono prive di ogni base logico-sperimentale. La magia ne è un esempio perfetto”. E non si pensi che “le credenze magiche rappresentino una peculiarità delle società primitive. Pareto afferma che le soluzioni proposte dagli uomini politici moderni per risolvere questo o quel problema, spesso rientrano piuttosto nel campo della magia [non solo dei politici! Quante soluzioni magiche nel dominio giuridico, o nel dominio delle scienze fisico-chimiche applicate, per es.]. E, se si accetta di sostituire gli esempi che egli trae dal proprio tempo con esempi ricavabili dal nostro – continua Boudon – c’è motivo di ritenere che avrebbe considerato che anche la fede dei nostri socialisti nelle virtù economiche delle nazionalizzazioni rientra nella magia”.34 Oggi si potrebbero aggiungere, ad esempio, le scelte impositive del Fondo monetario internazionale nella crisi argentina o le soluzioni imposte dalla cosiddetta troika per la Grecia, o l’atteggiamento della Commissione europea nella crisi attuale. Tutti atti di magia, non scevra da interessi. Infatti “la magia consiste essenzialmente nel credere all’esistenza di una relazione di causalità che nulla ← 26 | 27 → [né l’esperienza né la teoria, dice Boudon] ci consente di dedurre [meglio: niente è in grado di scardinare]. Questi due tipi di credenze – le credenze nei precetti e nei giudizi di valore che, per Pareto, non possono essere né veri né falsi, e le credenze in proposizioni descrittive non dimostrate [meglio: impermeabili] – si spiegano con l’influsso dei sentimenti. Ad es., noi abbiamo un sentimento positivo verso la purezza, e un sentimento negativo verso l’impurità”, che è un aspetto del sentimento dell’integrità.35 Non basterà mai ripetere con Pareto:

badiamo bene che non vogliamo in alcun modo, come fa una certa metafisica materialista, costituire la logica e l’esperienza in maggior potenza e dignità, dei dommi accettati dal sentimento. Miriamo a disgiungere, non a paragonare, e meno che mai a giudicare dei meriti e delle virtù di questi e di quelle (Trattato, § 46). La sociologia sperimentale mira tanto poco a togliere pregio, a denigrare miti, teologie, credenze, metafisiche, sentimenti, che, distinguendo la concordanza coi fatti e l’utilità sociale, afferma avere ricavato dall’esperienza che tali entità sono fattori principali, oltre gli interessi, degli avvenimenti sociali, per modo che nulla di importante si può compiere senza di esse, nelle nostre società; ma la sociologia sperimentale li studia da di fuori, come semplici fatti, senza parteciparvi in alcun modo. […].36

Consideriamo alcune conclusioni appartenenti alla logica dei sentimenti: 1) Se si distrugge il residuo [l’impulso] principale da cui si distacca la derivazione, e se esso non è sostituito da un altro, anche lo scopo sparisce. Ciò avviene, di solito, quando si ragiona logicamente su premesse sperimentali, cioè nei ragionamenti [e procedure] scientifici.37 Peraltro, anche in tal caso, può darsi che la conclusione riman ← 27 | 28 → ga, quando le premesse errate sono sostituite da altre. Nei ragionamenti non scientifici invece, il caso più frequente è quello in cui le premesse abbandonate sono sostituite da altre, un residuo è sostituito da altri; mentre il caso eccezionale è quello in cui tale sostituzione non ha luogo. Tra questi estremi, ci sono casi intermedi. La distruzione del residuo da cui si distacca la derivazione non fa sparire interamente lo scopo, ma lo affievolisce: esso rimane ma è accolto con meno fervore. 2) Nel ragionamento scientifico (logico-sperimentale), se si può dimostrare che la conclusione non segue logicamente dalle premesse, la conclusione cade. In quello non-scientifico (non logico-sperimentale), invece, se si distrugge una delle forme di derivazione, ne sorge un’altra. Se si mostra la vanità del ragionamento che unisce un certo residuo ad una conclusione (allo scopo), il più delle volte l’unico effetto è la sostituzione di una nuova derivazione alla precedente. Ciò accade perché principali sono il residuo e lo scopo; secondaria, e spesso di molto, è la derivazione. 3) Nei ragionamenti scientifici le più forti conclusioni si ottengono, attraverso deduzioni rigorosamente logiche, da premesse di cui la verifica sperimentale è, per quanto possibile, perfetta. Nei ragionamenti non-scientifici, le più forti conclusioni sono costituite da un potente residuo, senza derivazioni. Man mano che si allunga il tratto che corre tra il residuo e la conclusione, man mano che ragionamenti logici si sostituiscono ai residui, scema la forza della conclusione, eccetto che per pochi studiosi. 4) Sotto l’aspetto logico, due proposizioni contraddittorie non possono sussistere insieme; sotto l’aspetto delle derivazioni non-scientifiche, due proposizioni che paiono contraddittorie possono sussistere insieme per lo stesso individuo, nella stessa mente (§ 1416). ← 28 | 29 →

Occorre ripetere che, mentre nella logica ordinaria la conclusione segue dalle premesse, nella logica dei sentimenti sono le premesse che seguono dalla conclusione.38 Dunque,

ce ne sont pas des résidus contradictoires, ce sont des résidus plus ou moins intenses, plus ou moins effacés. Ce sont les derivations, les manifestations qui sont contradictoires” (lettera a G-H. Bousquet, 27 septembre 1922 in Epistolario p. 1101).

Del silenzio. Proprio perché le derivazioni sono contraddittorie, risultano molto spesso inconfutabili. Anche per quanto riguarda i ragionamenti, il silenzio può essere efficace. Soprattutto è utile a far ignorare, dimenticare e trascurare i ragionamenti che si vogliono combattere, spesso di più e meglio di qualsiasi confutazione.39 Perciò, in definitiva, il silenzio può essere un buon modo per contrastare o sottrarre forza ad un’asserzione. Mentre, quando la si vuole confutare, sia pure efficacemente sotto l’aspetto logico-sperimentale, più che sconfiggerla quasi sempre la si rafforza:

il discorrere di una cosa ad un individuo, sia per dirne bene sia per dirne male, può fare nascere in lui la disposizione, se già non l’ha, ad occuparsi di tale cosa, o far crescere questa disposizione, se già la possiede. Anzi è notevole che, per molte persone a cui piace la contraddizione, il dir male di una cosa è, per farla loro accogliere, più sicuro mezzo che il dirne bene. In certe materie, come nelle sessuali, si sveglia anche per tal modo un certo istinto di perversità, che spinge l’individuo a compiere appunto ciò che a lui si vorrebbe impedire di fare; perciò, in queste materie, accade spesso che il silenzio, quando veramente mantenga l’ignoranza dell’individuo, è quasi il solo mezzo efficace per operare su di lui. Nelle materie politiche, il silenzio sugli uomini è anche assai efficace (Trattato, §§ 1748-1749). ← 29 | 30 →

Details

Pages
453
ISBN (PDF)
9783035108774
ISBN (ePUB)
9783035199697
ISBN (MOBI)
9783035199680
ISBN (Softcover)
9783034311151
Language
Italian
Publication date
2016 (January)
Published
Bern, Berlin, Bruxelles, Frankfurt am Main, New York, Oxford, Wien, 2015. 454 p.

Biographical notes

Mino B. C. Garzia (Author)

Mino B. C. Garzia, docente di Sociologia economica e Sociologia generale presso il Dipartimento di Economia e management, Università degli Studi di Trento, si occupa di storia della tradizione scientifica italiana e della teoria dei residui e delle derivazioni. Ha pubblicato, oltre a numerosi saggi scientifici e dispense per i corsi, Sociologica. Introduzione logico-matematica alla sociologia (1984); Un modello analitico per le comunità politiche (1989); For the History of Sociological Analysis. A Scientific Laboratory: The Rivista Italiana di Sociologia of Guido Cavaglieri (1992); Political Communities and Calculus (1998); Dalle neuroscienze cognitive alla sociologia (2011); Come nasce e come si consolida un’istituzione scientifica: la Facoltà di Sociologia di Trento a vocazione logico-sperimentale (2014).

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