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Pirandello e un mondo da ri-disegnare

by Alessandra Sorrentino (Volume editor) Michael Rössner (Volume editor) Fausto De Michele (Volume editor) Maria Gabriella Caponi (Volume editor)
Edited Collection X, 316 Pages

Summary

L’ultimo volume di studi dell’EPZ (Centro Europeo di Studi Pirandelliani) vuole contribuire ad allargare l’interesse della critica pirandelliana ad aspetti teorici che tengano conto del ruolo del Sud italiano nella geopolitica mondiale odierna. La premessa ai lavori sull’opera di Luigi Pirandello presenti in questo volume è la presa d’atto della specificità di alcuni luoghi nei quali i rapporti tra culture differenti si fanno più espliciti, luoghi di frontiera a cui il Sud d’Italia appartiene di diritto. Le linee guida di questa miscellanea s’ispirano alle più innovative tendenze di quella parte della ricerca letteraria che ha elaborato un discorso sui Sud del mondo più adatto a rappresentare i processi di negoziazione culturale permanenti, che caratterizzano il mondo globalizzato in cui viviamo. Utilizzando mezzi d’indagine diversi i saggi analizzano alcuni aspetti dell’opera pirandelliana che possano farsi strumento di comprensione di un mondo dove il concetto di Sud, in letteratura e non solo, si è ampliato: un mondo da ri-disegnare.

Table Of Content

  • Copertina
  • Titolo
  • Copyright
  • Sull’autore
  • Sul libro
  • Questa edizione in formato eBook può essere citata
  • Indice
  • Ringraziamenti
  • Introduzione
  • 1. Pirandello ai tempi del border thinking (Alessandra Sorrentino)
  • 2. Strategie umoristiche pirandelliane: dalla narrazione al dramma (Paola Casella)
  • 3. Umorismo: fraintendimenti e contrari per una convivenza pacifica (Daniel Graziadei)
  • 4. Il Sud è parola femminile? Problemi di traduzione tra gender e geografia in Luigi Pirandello (Michael Rössner)
  • 5. La nuova colonia e Il figlio dell’uomo cattivo: rivoluzione delle Madri e restaurazione dei Padri tra narrativa, teatro e cinema (Maria Laura Simeone)
  • 6. L’isola come ritmo della vita: adattamenti postmoderni della creazione pirandelliana (Michael Subialka)
  • 7. Il testo letterario come fucina per la trasposizione cinematografica: Pirandello ri-disegnato per il cinema (Domenica Elisa Cicala)
  • 8. Pirandello e le tre corde del piccolo mondo siciliano (Alice Flemrová)
  • 9. Avventura e utopia: dimensioni pirandelliane in Max Frisch (Fausto De Michele)
  • 10. L’uomo, la bestia e la novella: esplorare differenze e somiglianze (Bart Van den Bossche)
  • Sugli autori
  • Indice dei nomi

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Ringraziamenti

I curatori del presente volume desiderano ringraziare la Canadian Society for Italian Studies, che ha accolto all’interno della cornice della conferenza annuale del 2015 una sessione dedicata a Luigi Pirandello. L’incontro, tenutosi a Sorrento nel mese di giugno, ha consentito ad una parte degli autori dei saggi contenuti nella nostra raccolta di confrontarsi su alcuni temi e di aprire un dibattito di cui i singoli interventi di questo volume sono il risultato. Non vanno poi dimenticati nei nostri ringraziamenti gli autori, che pur non essendo presenti alla sessione, si sono resi disponibili a confrontarsi con l’opera pirandelliana in linea con l’approccio teorico da noi suggerito. In ultimo, vanno ringraziate le istituzioni senza il cui supporto questa impresa editoriale sarebbe stata impossibile: l’Europäisches Pirandello Zentrum e.V., l’Institut für Romanische Philologie e l’Institut für Italienische Philologie della Ludwig-Maximilians Universität di Monaco di Baviera, la Malvine-Stiftung e la Karl-Franzens-Universität di Graz. ← ix | x →

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Introduzione

L’opera di Luigi Pirandello è stata passata al vaglio di molteplici approcci critici, la bibliografia in proposito è sconfinata; basterà dare anche solo un rapido sguardo ad alcuni dei più recenti volumi del nostro centro di studi, l’Europäisches Pirandello Zentrum e.V., per rendersi conto di come i testi pirandelliani siano ricchi di tematiche che non temono il confronto con il tempo che avanza. Sono già passati ben undici anni da quando venne pubblicata la miscellanea, che accoglie le suggestioni dei Kulturwissenschaft e interroga i testi pirandelliani su problemi di tipo culturologico; di pochi anni dopo è il volume di saggi che li analizza con gli strumenti messi a disposizione dal translational turn; l’anno successivo una monografia propone una rilettura in chiave postcoloniale della sua opera narrativa. In linea con il nostro costante impegno di mettere a confronto l’opera pirandelliana con le più innovative tendenze critiche quest’anno, nella ricorrenza del 150° anniversario della nascita, proponiamo un volume di saggi che raccoglie tra l’altro l’invito, giunto da più discipline, di ridefinire il concetto di Sud del mondo. Il tentativo di ridisegnare metaforicamente la mappa del mondo, ridiscutendo i due punti cardinali Nord e Sud, con tutto ciò che esso comporta per quanto riguarda la definizione di concetti come quelli di centro e periferia, non cela l’ambizione di mettere in atto un vero e proprio cambiamento di tipo epistemologico (Mignolo 2009: 1–23). Secondo questa teoria, si è invitati ad una ricognizione attenta dell’assenza dei Sud del mondo, nella loro funzione di soggetti agenti, all’interno delle rigide strutture del pensiero dominante di provenienza nord-occidentale.

Il Global South è un’entità metaforica, piuttosto che geografica, che designa quei luoghi che non partecipano ai processi della modernità eurocentrica (Dussel 1993: 65–76), che vivono in un costante stato di insufficienza rispetto al Nord. Walter Mignolo sottolinea che tale connotazione negativa viene attribuita anche a quei luoghi che sono sul piano meramente geografico considerati a Nord, come nel caso del Sud Europa (Levander, Mignolo 2011: 3). Roberto Dainotto, difatti, già ci aveva messo al corrente ← 1 | 2 → anni prima, di come i paesi del Sud Europa fossero stati inequivocabilmente vittime di una forma di marginalizzazione lenta e costante durata secoli (Dainotto 2007: 4). In questa nuova mappatura il Sud Italia si presenta anch’esso come luogo, interno geograficamente al Nord, ma descritto da una narrazione che dà origine ad un discorso d’insufficienza e arretratezza (Dainotto 2011: 38). Questi luoghi, considerati periferici, ai margini del mondo moderno, sono destinati a proporre una visione del mondo differente, a narrare la storia da un punto di vista nuovo (Dainotto 2007: 216–17), facendosi in tal modo espressione di un pensiero altro rispetto a quello nord-occidentale.

Il Mezzogiorno d’Italia di Luigi Pirandello è uno di questi luoghi, uno di questi Sud globali, luoghi in cui l’ibridità (Bhabha 1994) è un elemento denotativo, dove è pressoché impossibile determinare la validità di un’unica verità, e dove la negoziazione tra diverse visioni del mondo è una necessità.

Il capitolo che apre la miscellanea è di Alessandra Sorrentino, che individuando la Sicilia come spazio di frontiera, rispetto alla linea Brandt (pretestuosa divisione tra il Nord ricco e il Sud povero del mondo), rintraccia la presenza nel pensiero pirandelliano di una forma di border thinking. Nel capitolo che segue, Paola Casella analizza l’umorismo pirandelliano nel processo di passaggio dai testi narrativi ai drammi, sottolineando che la sua funzione destabilizzatrice, già presente nei primi, si amplia nella messa in scena, dove diviene il motore di un vero e proprio scontro tra punti di vista diversi, che costringe lo spettatore a riformulare il senso della storia, ritrovandosi in uno stato di sospensione dovuto alla convivenza di sentimenti diversi e contrastanti. Fa seguito il contributo di Daniel Graziadei che propone di leggere l’umorismo di Pirandello in relazione al lettore implicito e al fraintendimento letterario; arrivando a considerare il fraintendimento come elemento centrale della pratica umoristica pirandelliana, in particolare in quei passaggi dove esso si collega al rapporto tra Nord e Sud Italia. Nel contributo di Michael Rössner l’attenzione si sposta sulla figura della donna: reinterpretando le suggestioni dei gender studies, lo studioso fa notare come nei testi pirandelliani avvenga una sovversione umoristica dei ruoli di genere, che si ricollega ad una ridiscussione degli stereotipi legati alle presunte differenze culturali tra Nord e Sud. Con il capitolo di Maria Laura Simeone continuiamo a parlare della donna, ma ← 2 | 3 → con particolare attenzione al suo ruolo simbolico di madre e in rapporto al ruolo del padre, nella complessa rete di rimandi e differenze che caratterizza le relazioni tra il testo narrativo, l’opera teatrale e quella cinematografica. Michael Subialka propone l’analisi di alcuni adattamenti postmoderni dell’opera di Pirandello, che ne renderebbero più esplicita la relazione con quel Sud pretestuosamente considerato al di fuori dei processi della modernità. L’intervento di Domenica Elisa Cicala indaga il passaggio delle opere pirandelliane da un medium all’altro, considerandolo come una vera e propria traduzione transmediale, la quale renderebbe visibile l’ibridità della società postmoderna e mostrerebbe come il cinema sia un mezzo per ri-disegnare il mondo. Nel lavoro di Alice Flemrovà si indaga sulle relazioni intertestuali tra l’opera pirandelliana e le opere di Giovanni Verga e Vitaliano Brancati, in particolare sull’umorismo di ciascuno di questi autori quale denominatore comune delle loro opere, elemento chiave che fa emergere una visione altra della presunta opposizione Nord-Sud d’Italia. Nel successivo contributo di Fausto De Michele si ripercorrono le fila dei rapporti intertestuali, superando i confini nazionali, approdando all’opera di Max Frisch: le relazioni tra questi due scrittori e in particolare la rielaborazione dell’umorismo pirandelliano dello scrittore elvetico sono testimonianza di un passaggio di codice narrativo da Sud verso Nord. Il testo che conclude questo volume di Bart Van den Bossche punta l’attenzione sul rapporto tra umano e non umano, tra il mondo dell’uomo e quello animale, rilevando la messa in opera di un vero e proprio progetto antropomorfo attuato in alcune novelle di Pirandello e introducendo il tema del rapporto tra il genere umano e il mondo animale con cui dobbiamo, volenti o nolenti, fare i conti.

In questo volume si affiancano lavori che si rifanno a metodi d’indagine consolidati nel tempo, ad altri che propongono una prospettiva nuova che ripercorre la traccia di un pensiero da Sud nei testi pirandelliani. La messa a confronto di risultati derivati da diversi approcci critici è un invito ad un cambiamento epistemologico, a modificare gli strumenti d’analisi. In questo modo, rispondiamo alla necessità di investigare luoghi dove l’ibridità è costante ed imprescindibile e dove la coesistenza di culture e individui è un processo di negoziazione perpetuo, evitando pirandellianamente di credere in una sola verità, dando spazio al confronto e allo scambio. ← 3 | 4 →

Ovviamente non aspiriamo a chiudere il dibattito, ad avere l’ultima parola, tutt’altro, ci auguriamo che questa miscellanea possa ispirare altri che, come noi, tenendo rigorosamente presente le lezioni del passato, vogliano sottoporre al vaglio del tempo e delle mode letterarie i testi di Luigi Pirandello.

Bibliografia

Bhabha, Homi K., The Location of Culture (London: Routledge, 1994).

Dainotto, Roberto, Europe (In Theory) (Durham/London: Duke University Press, 2007).

—, ‘Does Europe Have a South? An Essay on Border’, The Global South. Special Issue: The Global South and World Dis/Order 1 (2011), 37–50.

Dussel, Enrique, ‘Eurocentrism and Modernity’, The Postmodernism Debate in Latin America 3 (Autunno 1993), 65–76.

Levander, Caroline, e Mignolo, Walter, ‘Introduction: The Global South and World Dis/Order’, The Global South. Special Issue: The Global South and World Dis/Order 5/1 (2011).

Mignolo, Walter, ‘Epistemic Disobedience, Independent Thought and De-Colonial Freedom’, Theory, Culture & Society 26/7–8 (2009), 18–19.

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ALESSANDRA SORRENTINO

1.   Pirandello ai tempi del border thinking

ABSTRACT
During recent decades, the need for a new conceptualization of the ‘South’ has become increasingly essential. The routes by which knowledge is spread have changed and the categories of centre and periphery have lost some of their meaning. One of the consequences of this shift has been the problematization of the usual conceptual map proposed by Western thinking. Philosophers, literary scholars and sociologists such as Enrique Dussel, Santiago Castro Gómez, Walter Mignolo, Roberto Dainotto and Franco Cassano, among others, have rightly questioned many of the prevailing assumptions of the Western World. This investigation has exposed the dark side of the three mainstays of Western World rhetoric, namely modernity, development and progress. Through this approach the narration of modernity, development and progress has been clearly considered as the basis for many discourses, which in turn has led to many misleading images of the ‘South’.

Starting from this theoretical standpoint, the following chapter aims to analyse Luigi Pirandello’s narrative work from a different perspective, in order to demonstrate that these writings hold a special place within this framework. Through analysis of some of Pirandello’s narratives, it is possible to trace the presence of another type of thinking in the south of Europe in the late nineteenth and early twentieth centuries. I hope to demonstrate that Pirandello’s work questions the functionality of the logic which subtends the conceptual structures of the discourse of Western modernity based on the bourgeois Catholic ‘grand narrative’. This logic will not help us to understand those characters that are located ‘in-between’. Pirandello’s narrative world shows how some categories of judgement, based on the conviction that only one Truth exists, are built on convenient falsehoods, which have nourished discourses of discrimination. Pirandello’s Southern thinking demonstrates, as a different way of living together, how we and others are part of a perpetual negotiation between different cultural identities. ← 5 | 6 →

Premessa

Nord-Sud

Prima di entrare nel merito dell’opera di Luigi Pirandello è indispensabile chiarire cosa s’intenda per Sud in questo capitolo, collocandolo all’interno di una cornice di riferimento più ampia: i Sud del mondo. Partirò da dati certi per ancorarmi, per così dire, a ciò che non può essere confutato, per poi inoltrarmi pian piano in un discorso teorico più complesso e accidentato. La divisione Nord-Sud del mondo fu proposta negli anni ottanta, dagli studi e poi dal successivo rapporto della Commissione Internazionale Indipendente sulla Povertà presieduta dall’allora Cancelliere della Repubblica Federale Tedesca Willy Brandt; la commissione disegnò sulla mappa del mondo la cosiddetta linea Brandt,1 che divise i paesi poveri dai paesi ricchi, nel tentativo di superare la visione terzomondista fino ad allora utilizzata e propose una mappa geopolitica più esplicitamente legata alla sfera economica. Si può dire che da questo momento in poi il divario Nord-Sud entra nelle agende politiche dei governi occidentali e si affianca al già noto divario tra Est e Ovest. Legata a questa mappatura del mondo è la ricerca condotta da alcuni studiosi di diversi ambiti disciplinari, che si interrogano sulle origini di quella parte del pensiero occidentale di cui tale visione è figlia.

Il filosofo argentino Enrique Dussel lega la divisione Nord-Sud del mondo al processo della cosiddetta modernità parlando di ‘modernità eurocentrica’, che avrebbe inizio nel momento della scoperta delle Americhe.

According to my central thesis, 1492 is the date of ‘birth’ of modernity, although its gestation involves a preceding ‘intrauterine’ process of growth. […] in other words, Europe could constitute itself as a unified ego exploring, conquering, colonizing an alterity that gave back its image of itself. […] So, if 1492 is the moment of the ‘birth’ of modernity as a concept, is the moment of origin of a process of concealment or misrecognition of the non-European. (Dussel 1993: 66) ← 6 | 7 →

Dussel (1993: 469–70) dice che la prima modernità ha inizio dalla scoperta delle Americhe nel 1492, nel momento dell’incontro con i Nuovi Uomini del Nuovo Mondo fino ad allora sconosciuti. Paradossalmente il filosofo argentino fa notare che, da quel momento in poi, l’Europa si concentra nella narrazione di una storia che prende le proprie mosse esclusivamente da ciò che avviene all’interno del vecchio continente, ignorando in tal modo la storia dell’altro. La seconda modernità, invece, inizierebbe nel diciassettesimo secolo e si spingerebbe fino ai giorni nostri, questa seconda fase si nutrirebbe delle premesse poste dalla prima e quindi in continuità con essa. Dussel (1993: 471) sottolinea l’importanza che, in questi cinque secoli, acquista il secolo diciannovesimo, momento durante il quale l’Europa, per la prima volta, si autodefinisce centro della storia e definisce gli altri periferie. Il filosofo sudamericano ripercorre i punti salienti del pensiero hegeliano e mostra come questo processo di sviluppo, che il filosofo tedesco organizza in modo lineare e sistematico, non solo è ragione della divisione delle varie parti del mondo tra quelle incluse o meno in tale movimento progressivo, ma anche tra partecipi e non della narrazione storica. Difatti, Hegel considera che l’inizio e la fine della storia risiederebbero in un solo spazio: il Centro/Nord Europa. Dussel (1993: 71–3) ricorda come Hegel nelle sue note Lezioni di Filosofia della Storia2 metta l’accento su come le potenze del Sud Europa abbiano il ruolo di tutori dell’antichità, che le relega al tempo della storia passato, mentre le potenze del Nord siano destinate ad essere portatrici di sviluppo nella contemporaneità, concludendo con ← 7 | 8 → l’attribuzione della ragione assoluta ai popoli del Nord. Dussel auspica il superamento di tale condizione insita nella modernità occidentale, che consentirebbe un cambiamento di paradigma che prevede l’avvento di quella che egli chiama ‘transmodernity a worldwide ethical liberation project in which alterity, which was part and parcel of modernity, would be able to fulfill itself’ (Dussel 1993: 71–2).

La polemica rispetto al pensiero hegeliano, alla modernità eurocentrica e a ciò che hanno rappresentato nel pensiero occidentale, nell’organizzazione degli spazi e dei tempi della storia è abbracciata anche dallo studioso di letteratura argentino Walter Mignolo che vede, in questo cambio di paradigma, la possibilità di liberare il percorso della conoscenza dal suo assoggettamento al pensiero eurocentrico di base idealista (2000: 19). Mignolo individua nel border thinking il mezzo per un cambio di rotta, ricollegandosi al concetto di colonialidad elaborato dal sociologo peruviano Anibal Quijano. Quest’ultimo introduce il concetto di colonialità mettendolo in relazione al colonialismo culturale.

Biographical notes

Alessandra Sorrentino (Volume editor) Michael Rössner (Volume editor) Fausto De Michele (Volume editor) Maria Gabriella Caponi (Volume editor)

Alessandra Sorrentino è ricercatrice presso il Centro Europeo di Studi Pirandelliani di Monaco di Baviera e docente a contratto presso il dipartimento di italianistica all’Università di Monaco di Baviera (LMU). Ha pubblicato diversi articoli sulla letteratura italiana del XIX e XX secolo e si occupa di letteratura siciliana e postcoloniale. È curatrice della raccolta di saggi Pirandello e la traduzione culturale (2012) insieme con Michael Rössner e autrice del volume monografico Pirandello e l’altro (2013). In occasione del 150° anniversario della nascita di Luigi Pirandello ha coordinato la serie di conferenze internazionali Pirandello International 2017. Michael Rössner è presidente del Centro Europeo di Studi Pirandelliani di Monaco di Baviera; professore di letteratura francese, spagnola, italiana, portoghese e comparata all’Università di Monaco di Baviera (LMU); direttore dell’istituto delle scienze culturali e storia del teatro all’Accademia delle Scienze di Vienna; traduttore e curatore dell’edizione delle opere di Pirandello in tedesco; e autore del volume Informazioni sul mio involontario soggiorno sulla terra – vita e opere di Luigi Pirandello (2001). È membro del comitato scientifico per l’Edizione Nazionale dell’opera di Luigi Pirandello. Fausto De Michele è docente di lingua e letteratura italiana presso l’Università di Graz e di letterature comparate presso l’Università di Vienna. È autore di saggi e curatele su diversi autori europei, sul tema del comico e sulla commedia dell’arte. È autore della monografia Phänomene einer Rezeption: Luigi Pirandello zwischen Intertextualität und Intermedialität (2015) e curatore del volume Non si sa come. Man weiß nicht wie. Stefan Zweig traduce Luigi Pirandello (2012). È curatore con Michael Rössner degli atti del convegno internazionale di Graz del 2007: Pirandello e l’identità europea (2008). Maria Gabriella Caponi si è laureata in lingue e letterature straniere e in lettere moderne presso l’Università degli Studi di Macerata, specializzandosi in glottodidattica. Dopo aver insegnato presso la Queen’s University in Belfast e al contempo aver completato il Post–Graduate Diploma in Education, si è trasferita a Cork dove attualmente insegna presso la University College Cork. Al momento sta lavorando alla sua tesi di dottorato: Intersezioni poetiche nel teatro di Gabriele D’Annunzio e Luigi Pirandello. Tra i suoi interessi figurano: Ugo Igino Tarchetti, il teatro italiano del XX secolo, la glottodidattica e teoria e pratica di didattica performativa.

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