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Pirandello in un mondo globalizzato 3

Pirandello tra presenza e assenza. Per la mappatura internazionale di un fenomeno culturale

by Paola Casella (Volume editor) Thomas Klinkert (Volume editor)
Edited Collection XIV, 322 Pages

Summary

L’opera pirandelliana ha conosciuto, fin dall’inizio, una fortuna variabile. Affermatosi in Italia come narratore con Il fu Mattia Pascal, Pirandello raggiunge fama internazionale con le messe in scena a Londra, a New York e a Parigi dei Sei personaggi in cerca d’autore. A partire dagli anni Venti la sua influenza penetra nel sostrato culturale moderno, agendo in modo talora sotterraneo su scrittori e artisti dei più svariati ambiti. Si può così parlare di una doppia presenza di Pirandello: egli continua ad essere letto come autore di certi testi, ma è ravvisabile anche una sua influenza celata per quanto riguarda alcuni snodi della sua poetica e della sua Weltanschauung, come l’umorismo, il relativismo psicologico e conoscitivo, i limiti della comunicazione e comprensione reciproca. I saggi riuniti in questo libro mostrano come la variabilità temporale e spaziale della presenza o dell’obsolescenza di alcuni stimoli pirandelliani risulti significativa per il quadro artistico e socioculturale di un paese. Studiosi internazionali mettono in luce la dialettica tra presenza e assenza di opere e di temi pirandelliani in diverse culture nazionali dagli inizi del Novecento ad oggi. Con focus non scontati e contributi innovativi, il libro pone le basi per una mappatura della ricezione pirandelliana in quanto fenomeno culturale del mondo globalizzato e fornisce una rilettura attuale del farsi della nostra sensibilità estetica ed esistenziale.

Table Of Content

  • Copertina
  • Titolo
  • Copyright
  • Sull’autore/sul curatore
  • Sul libro
  • Questa edizione in formato ePub può essere citata
  • Indice
  • Lista delle illustrazioni
  • Ringraziamenti
  • Tavola delle abbreviazioni
  • Paola Casella & Thomas Klinkert: Introduzione
  • I. Pirandello nel quadro del modernismo: tra epistemologia ed estetica
  • Antonella Del Gatto: Linguaggio e ricezione in Pirandello: tra Benjamin e Jakobson
  • Thomas Klinkert: Pirandello autore del modernismo europeo
  • Antonio Sicher: A Il Pirandello di Montale
  • II. Modulazioni storiche della ricezione pirandelliana in Spagna, Argentina, Francia e Svizzera
  • Georges Güntert: Pirandello e la letteratura spagnola del Novecento: un’affinità che viene da lontano
  • Michael Rössner: Un grottesco transatlantico. Pirandello e l’Argentina
  • Dominique Budor: Le «maschere» francesi di Pirandello: dalla ‘rivoluzione teatrale’ alla nevrosi in scena
  • Anna Pevoski: Pirandello attraverso il caleidoscopio svizzero
  • Paola Casella: Pirandello nei mezzi di comunicazione di massa: il caso della Radiotelevisione della Svizzera Italiana
  • III. Multimedialità di Pirandello: tra creazione e ricezione
  • Alessandra Vannucci: Pirandello agli attori
  • Angelo Mangini: Serafino e il vampiro. Pirandello, Murnau e il cinema come ‘perturbante’
  • Marialaura Simeone: Da Die Riesen vom Berge (1994) a In cerca d’autore. Studio sui Sei personaggi (2012): Luca Ronconi ‘traduttore’ di Pirandello
  • Pierre Lepori: «Creare, crearsi». Pirandello queer
  • Sugli autori
  • Indice dei nomi
  • Indice delle opere di Pirandello

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Ringraziamenti

I nostri più sentiti ringraziamenti vanno alle persone e alle istituzioni che hanno reso possibile il convegno Pirandello tra assenza e presenza. Per la mappatura internazionale di un fenomeno culturale che si è tenuto presso l’Università di Zurigo il 16–18 marzo 2017. Esso fa parte del ciclo internazionale di congressi Pirandello in un mondo globalizzato. Nuovi approcci nel contesto dei ‘cultural turns’, concepito e promosso dall’Europäisches Pirandello Zentrum, presieduto da Michael Rössner, con la collaborazione di Alessandra Sorrentino e Fausto De Michele, in occasione del 150° anniversario della nascita di Luigi Pirandello. Ringraziamo l’Università di Zurigo, il Romanisches Seminar e la Dante Alighieri di Zurigo per il sostegno finanziario e l’Istituto Italiano di Cultura di Zurigo per aver patrocinato il monologo teatrale Pirandello pipistrello di e con Ferruccio Cainero con musiche originali di Danilo Boggini, andato in scena il 16 marzo 2017. Ringraziamo sentitamente la direttrice del Romanisches Seminar, Tatiana Crivelli, per il suo sostegno e per il suo intervento d’apertura, e ai presidenti delle singole sessioni: Johannes Bartuschat, Alessandro Bosco, Alessandra Sorrentino, Maria Antonietta Terzoli. Un ringraziamento particolare va a Larissa Birrer, Frank Jäger, Andrea Jud, Bruna Rosanò e Julia Dushi per la loro collaborazione e ad Anna Pevoski, che ha generosamente coordinato l’organizzazione del convegno e contribuito alla preparazione degli atti. Infine vogliamo ringraziare tutti i partecipanti che attraverso le discussioni stimolanti hanno reso queste giornate zurighesi un momento proficuo di riflessione comune sulle modalità in cui Pirandello ha interagito con il contesto culturale contemporaneo e sui diversi modi in cui il suo pensiero e le sue opere sono stati e sono tuttora recepiti e divulgati nel mondo. Siamo particolarmente riconoscenti alle autrici e agli autori che con gli articoli qui raccolti hanno reso possibile una mappatura internazionale della presenza variegata di Pirandello nel mondo e nel tempo. Ai colleghi che si sono dedicati alla revisione paritaria anonima dei vari contributi va un ringraziamento particolare.

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Paola Casella & Thomas Klinkert

Zurigo, agosto 2020

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Tavola delle abbreviazioni

Per rimandare ai testi di Pirandello si usano, per comodità di chi legge, le sigle introdotte nei volumi dell’Opera Omnia pubblicati nella collana «I Meridiani» dall’editore Mondadori.

MNI Pirandello, Luigi, Maschere nude, I, a cura di Alessandro d’Amico, premessa di Giovanni Macchia (Milano: Mondadori, «I Meridiani», 1986).
MNII Pirandello, Luigi, Maschere nude, II, a cura di Alessandro d’Amico (Milano: Mondadori, «I Meridiani», 1993).
MNIII Pirandello, Luigi, Maschere nude, III, a cura di Alessandro d’Amico (Milano: Mondadori, «I Meridiani», 2004).
MNIV Pirandello, Luigi, Maschere nude, IV, a cura di Alessandro d’Amico (Milano: Mondadori, «I Meridiani», 2007).
NAI-1/2 Pirandello, Luigi, Novelle per un anno, I, a cura di Mario Costanzo, introduzione di Giovanni Macchia (Milano: Mondadori, «I Meridiani», 1985).
NAII-1/2 Pirandello, Luigi, Novelle per un anno, II, a cura di Mario Costanzo, introduzione di Giovanni Macchia (Milano: Mondadori, «I Meridiani», 1987).
NAIII-1/2 Pirandello, Luigi, Novelle per un anno, III, a cura di Mario Costanzo, introduzione di Giovanni Macchia (Milano: Mondadori, «I Meridiani», 1990).
ROI Pirandello, Luigi, Tutti i romanzi, I, a cura di Giovanni Macchia con la collaborazione di Mario Costanzo (Milano: Mondadori, «I Meridiani», 1973).
ROII Pirandello, Luigi, Tutti i romanzi, II, a cura di Giovanni Macchia con la collaborazione di Mario Costanzo (Milano: Mondadori, «I Meridiani», 1973).
LA Pirandello, Luigi, Lettere a Marta Abba, a cura di Benito Ortolani (Milano: Mondadori, 1995).
SI Pirandello, Luigi, Saggi e interventi, a cura di Ferdinando Taviani (Milano: Mondadori, «I Meridiani», 2006).
SP Pirandello, Luigi, Saggi, poesie e scritti varii, a cura di Manlio Lo Vecchio Musti (Milano: Mondadori, «I classici contemporanei italiani», 1a ed. 1960; 2a ed. accresciuta 1965; 3a ed. 1973; 4a ed. riveduta 1977; 5a ed. 1993).

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PAOLA CASELLA & THOMAS KLINKERT

Introduzione

Pirandello è un autore celebre ma anche per tanti versi sconosciuto, sia in Italia che all’estero. Alcuni suoi testi fanno parte del canone novecentesco. A livello internazionale sono famose soprattutto le sue opere di teatro, mentre in Italia sono largamente noti anche i romanzi e le novelle, spesso in seguito a letture liceali.1

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L’opera pirandelliana ha conosciuto, fin dall’inizio, una fortuna variabile nel tempo e nello spazio.2 Affermatosi in Italia come narratore con Il fu Mattia Pascal (1904), Pirandello raggiunge fama internazionale con le messe in scena a Londra, a New York e a Parigi dei Sei personaggi in cerca d’autore. Per questa fama a partire dagli anni Venti la sua influenza entra nel sostrato culturale moderno, agendo in modo talora sotterraneo su scrittori e artisti dei più svariati ambiti. Si può così parlare di una doppia presenza di Pirandello: egli continua ad essere letto come autore di certi testi, ma è ravvisabile anche una sua influenza celata per quanto riguarda alcuni snodi della sua poetica e della sua Weltanschauung, come l’umorismo, il relativismo psicologico e conoscitivo, i limiti della comunicazione e comprensione reciproca. La variabilità temporale e spaziale della presenza o dell’obsolescenza di alcuni stimoli pirandelliani risulta significativa per il quadro artistico e socioculturale di un paese. Lo dimostrano esemplarmente i saggi riuniti in questo libro di studiosi internazionali, che mettono in luce la dialettica tra presenza e assenza di opere e di temi pirandelliani nelle diverse culture nazionali dagli inizi del Novecento ad oggi e propongono una rilettura attuale del farsi della nostra sensibilità estetica ed esistenziale.

La mappatura del modo di rapportarsi a Pirandello nel mondo globalizzato che qui proponiamo, ben lungi dall’aspirare a un’impossibile esaustività, si concentra su tre ambiti principali. Una prima sezione situa l’autore nel quadro del modernismo italiano ed europeo, indagando tangenze, aspetti comuni e divergenti a livello di concezione epistemologica ed estetica rispetto a massimi esponenti del Novecento, quali Walter Benjamin, Roman Jakobson ed Eugenio Montale. Gli interventi della seconda sezione esaminano le modulazioni storiche della ricezione pirandelliana in Spagna, Argentina, Francia e Svizzera, concentrandosi soprattutto sull’ambito teatrale, con aperture sulla letteratura narrativa e sui mezzi di comunicazione di massa. La scelta di questi paesi è motivata in parte dal genius loci del convegno tenutosi a Zurigo, il che giustifica la presenza di due contributi dedicati alla Svizzera e basati su ampie ricerche di archivio; per quanto riguarda la Spagna, l’Argentina e la Francia, i contributi pongono particolare enfasi sull’orizzonte di attesa di questi paesi, esaminando le modalità specifiche della ricezione anche come una «affinità che viene da lontano» (secondo la formula coniata da Georges Güntert per il caso della Spagna). Nella terza sezione sono raccolti studi sulla multimedialità di Pirandello che rintracciano nelle sue opere germi creativi e immagini che trovano sviluppo in campo cinematografico o teatrale nell’ampio ventaglio cronologico che dalle messinscene di Pirandello regista e dal cinema di Murnau giunge alle sperimentazioni del Living Theatre, alle ultime messinscene di Luca Ronconi e a riletture performative queer.

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Apre la prima sezione il contributo su Linguaggio e ricezione in Pirandello: tra Benjamin e Jakobson di Antonella Del Gatto, che mette in luce come le osservazioni formulate da Pirandello fin dal 1908 sulla capacità comunicativa e sui limiti espressivi della parola scritta siano in sintonia con considerazioni sul realismo nell’arte espresse dal linguista e semiologo Roman Jakobson, così come con le riflessioni filosofico-linguistiche sull’impossibilità della traduzione in altre lingue e in altri linguaggi espresse dal filosofo Walter Benjamin. In particolar modo, l’attenzione riservata da Pirandello e Benjamin, sulla scia del romanticismo di Schlegel e di Leopardi, al ruolo assunto dal lettore nella significazione letteraria pone in rilievo il non detto e il non dicibile ed assegna, in modo tipicamente modernistico, un ruolo centrale al riso.

In Pirandello autore del modernismo europeo Thomas Klinkert mette in rilievo la stretta connessione tra le contemporanee teorie psicologiche ed estetiche di Alfred Binet e Gabriel Séailles e la concezione della creazione artistica espressa da Pirandello fin dagli anni giovanili, che sfocia nella Prefazione ai Sei personaggi in un’affermazione particolarmente esplicita del nesso intrinseco tra forma artistica e conoscenza. Tipicamente modernista è il fatto che tale nesso sia basato su una pervasiva incertezza gnoseologica, su una narrazione incentrata sull’interiorità soggettiva spesso potenziata tramite forme testuali autoriflessive, così come sul fatto di assumere l’impossibilità di un sapere certo sul mondo e della piena comprensione reciproca come punto di partenza per la scrittura letteraria quale positivizzazione del negativo.

Esaminando Il Pirandello di Montale, Antonio Sichera traccia un quadro differenziato della ricezione e dei punti di tangenza tra i due massimi autori della letteratura italiana del Novecento, pur tanto diversi tra di loro. Se Montale in saggi e lettere esprime sempre notevoli riserve nei confronti dell’opera di Pirandello (quasi riecheggiando i giudizi negativi di Croce e di Contini), Sichera rintraccia nell’opera in versi, soprattutto negli Ossi di seppia e nelle ultime raccolte, una consistente intelaiatura di temi, di immagini simboliche e finanche un atteggiamento umoristicamente empatico e irridente che attestano una presenza più o meno mediata di Pirandello, riconducibile sia a letture personali sia a una temperie culturale progressivamente intrisa di pirandellismo.

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La seconda sezione esamina la variabilità temporale e spaziale della presenza o dell’obsolescenza dell’opera di Pirandello. La sua ricezione si rivela una cartina tornasole che permette di ricostruire il quadro artistico e socioculturale del paese preso in esame e di cogliere analogie tra nazioni diverse. In Pirandello e il teatro spagnolo del Novecento: un’affinità che viene da lontano, Georges Güntert rievoca come il pirandellismo attecchì in Spagna in seguito alla prima rappresentazione dei Sei personaggi nel 1923 ed esamina poi i punti di tangenza tra l’opera di Pirandello e l’opera di Miguel de Unamuno. Non essendo allo stato documentario attuale possibile determinare se vi sia stato un influsso diretto reciproco né in quale direzione sia avvenuto, Güntert indica quale fonte comune il Don Quijote di Cervantes, sia per la rappresentazione scenica della metatestualità, sia per la concezione del personaggio provvisto di vita autonoma, sia per la visione del mondo disincantata, umoristicamente sospesa tra la sofferenza e la derisione.

In Un grottesco transatlantico. Pirandello e l’Argentina, Michael Rössner individua elementi pirandelliani avant la lettre in diverse opere di Armando Discépolo, in particolare nella commistione di comico e tragico del teatro grotesco criollo, derivato in parte dalla drammaturgia popolare indigena del sainete. La durevole impronta pirandelliana, ravvisabile nel teatro argentino dei giorni nostri, non si limita alle sperimentazioni avanguardistiche del grottesco, ma abbraccia anche il ribaltamento destabilizzante di realtà e finzione quale si riscontra nell’opera di Roberto Arlt, come pure i temi del fantastico e del doppio presenti nell’opera di Jorge Luis Borges, il quale aveva salutato con ammirazione Pirandello in occasione della sua prima visita in Argentina nel 1927.

Con Le «maschere» francesi di Pirandello: dalla ‘rivoluzione teatrale’ alla nevrosi Dominique Budor illumina i principali snodi della ricezione pirandelliana in Francia. Sostanzialmente disconosciuta l’opera narrativa agli inizi del Novecento, a partire dal trionfo dei Sei personaggi portati in scena da Georges Pitoëff nel 1923, l’opera teatrale pirandelliana s’impone con messinscene da parte dei maggiori registi francesi. Nel secondo dopo guerra Pirandello è oggetto di allestimenti di vocazione divulgativa e didattica, in quanto autore entrato nel canone, mentre risulta sostanzialmente inattuale per i registi d’avanguardia. Negli anni Ottanta si assiste a una sua riscoperta posta sotto l’insegna della nevrosi dell’autore perseguitato dai suoi personaggi e del vegliardo tormentato da pulsioni sessuali. Da ultimo registi d’avanguardia producono spettacoli raffinati, costellati di allusioni a famose messinscene italiane, con riferimenti alla biografia e all’intera opera del drammaturgo.

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Concludono questa panoramica internazionale due prime ricognizioni della fortuna di Pirandello in terra elvetica. Anna Pevoski offre con Pirandello attraverso il caleidoscopio svizzero una mappatura delle messinscene pirandelliane allo Schauspielhaus di Zurigo tra il 1924 e il 1935, esaminando le reazioni divergenti dovute agli stereotipi della sicilianità e del cerebralismo e all’influsso pervasivo, nel mondo germanofono, delle messinscene di Max Reinhardt. Se molteplici sono le attività divulgative in occasione della prima mondiale di Diana e la Tuda avvenuta a Zurigo il 20 novembre 1926 in presenza dell’autore, con l’avvento del nazismo in Germania negli anni Trenta, l’ambiente teatrale zurighese assume un orientamento antifascista, diventa terra d’asilo per illustri rifugiati ed estromette Pirandello, compromessosi con il regime di Mussolini, per decenni dal cartellone. Pevoski riscontra poi caratteri caleidoscopici peculiari della ricezione elvetica di Pirandello anche nelle recenti sperimentazioni teatrali del regista ticinese Davide Giovanzana, attivo in Finlandia e in Svizzera.

Il diagramma della presenza di Pirandello nei mezzi di comunicazione di massa: il caso della Radiotelevisione della Svizzera Italiana tracciato da Paola Casella ricostruisce come quello che era stato presentato negli anni Trenta quale uno dei più interessanti e ostici scrittori della contemporaneità assuma a partire dagli anni Cinquanta lo statuto di un classico del Novecento. La vasta e continua produzione di radiodrammi pirandelliani s’interrompe negli anni Settanta, a causa di tagli finanziari e di un orientamento più sperimentale del repertorio. Le cronache radiofoniche e televisive attestano la presenza delle opere di Pirandello sull’intero territorio svizzero-italiano, con produzioni di professionisti e di compagnie amatoriali destinate ai pubblici più svariati. Una delle chicche delle Teche è la versione radiodrammatica di Trovarsi, con Marta Abba nel ruolo di Donata Genzi, registrata a Lugano nel 1983: si tratta dell’unica recitazione della Musa di Pirandello pervenutaci.

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La terza e ultima parte indaga modalità d’interazione creativa tra l’opera di Pirandello e la multimedialità del teatro e del cinema. Alessandra Vannucci, nel suo contributo Pirandello agli attori, studia l’atteggiamento di Pirandello autore di teatro rispetto alla messinscena delle sue pièce. Si tratta per lui di opporsi agli attori, che secondo la tradizione italiana tendono a usurpare l’autorità sul testo, sovrapponendo la propria personalità a quella dei personaggi. Sviluppando una concezione del teatro dominata dall’autore e dal regista, Pirandello favorisce l’immedesimazione dell’attore nel personaggio. Invece di creare personaggi adatti agli attori, Pirandello ne inventa che abbiano una vita propria in modo che questa, nel processo dell’immedesimazione, possa essere realizzata dagli attori tramite l’improvvisazione. La concezione pirandelliana del teatro nel teatro e del gioco degli attori è recepita fra l’altro da Antonin Artaud, che aveva assistito all’allestimento dei Sei personaggi di Pitoëff, mentre il Living Theatre esalta il concetto della realtà della creazione artistica tramite la forma dell’happening.

In Serafino e il vampiro. Pirandello, Murnau e il cinema come ‘perturbante’, Angelo Mangini reinterpreta il rapporto ambivalente di Pirandello con il cinema, riconducendolo al concetto freudiano di unheimlich per la potenzialità precipua del nuovo medium di manifestare per immagini elementi inconsci o rimossi e le dinamiche segrete della creazione letteraria. Alla base dell’entusiasmo pirandelliano per il regista tedesco Friedrich Wilhelm Murnau, con cui voleva realizzare una versione cinematografica ‘rivoluzionaria’ dei Sei personaggi, sta una forte convergenza tematica e poetica. Il perturbante vi risulta centrale sia a livello tematico tramite temi tipici della tradizione fantastica, quali le raffigurazioni del doppio e dell’ombra, muniti di connotati demoniaci vampireschi, sia a livello strutturale tramite la tematizzazione metadiscorsiva, che si coagula nell’immagine totalizzante della mano, strumento e simbolo di un’arte (cinematografica e letteraria) che riproduce, disarticolandole, la realtà e le sue ombre.

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Marialaura Simeone analizza tre ‘traduzioni’ sceniche pirandelliane di Luca Ronconi: Die Riesen vom Berge (Salisburgo, 1994), Questa sera si recita a soggetto (Lisbona e Vienna, 1998) e In cerca d’autore. Studio sui Sei personaggi (Spoleto, 2012). L’autrice studia le modalità scelte dal regista italiano allo scopo di modernizzare l’estetica di Pirandello. Un ruolo importante è attribuito allo spazio extra teatrale nella messinscena dei Giganti. L’estetica di Ronconi, che nelle sue produzioni ha spesso preferito luoghi alternativi all’edificio teatrale, converge con quella di Pirandello, che aveva intenzione di far debuttare la sua ultima pièce nel Giardino di Boboli di Firenze. Nella realizzazione di Questa sera si recita a soggetto il regista si mostra sensibile alle affinità tra Pirandello e i grandi registi tedeschi come Reinhardt e Piscator, ma anche al metodo stanislavskiano dell’immedesimazione, creando una fusione di due principi opposti, quello del regista dominante e quello dell’attore che ‘diventa’ il personaggio. Un altro aspetto importante è la dimensione cinematografica dell’estetica di Pirandello, che si manifesta nell’allestimento ronconiano dei Sei personaggi attraverso il ricorso alla Film-Novelle.

Biographical notes

Paola Casella (Volume editor) Thomas Klinkert (Volume editor)

Paola Casella è docente presso l’Università di Zurigo e presso l’Università di Neuchâtel. I suoi lavori coniugano un’impostazione filologica e semiologica con lo studio della ricezione e della retorica degli affetti. Ha pubblicato saggi su Petrarca, Ariosto, Tasso e sul teatro di Goldoni, Pellico e Testori. A Pirandello ha dedicato due monografie: Strumenti di filologia pirandelliana. Complemento all’edizione critica delle Novelle per un anno. Saggi e bibliografia della critica (1997) e «L’umorismo» di Pirandello. Ragioni intra- e intertestuali (2002). Thomas Klinkert è cattedratico di letteratura francese all’Università di Zurigo. Dal 2019 è presidente dell’Europäisches Pirandello Zentrum (Monaco di Baviera). Ha lavorato su Dante, Boccaccio, Ariosto, Cervantes, Rousseau, Diderot, Madame de Staël, Leopardi, Baudelaire, Pirandello, Proust, Claude Simon, Jorge Semprún e altri autori. Su Pirandello ha pubblicato Zentrum und Peripherie. Pirandello zwischen Sizilien, Italien und Europa/Centro e periferia. Pirandello tra Sicilia, Italia ed Europa, a cura di Thomas Klinkert e Michael Rössner (2006).

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