Linguaggi d'avanguardia in Spagna e Italia
Modernità e dissenso
Summary
L’autore analizza genealogicamente le poetiche, i vari movimenti e le confluenze createsi all’interno delle proposte che si sono succedute nei due paesi e che superano il fatto linguistico-letterario per ampliarsi a formule anche di carattere sociale e culturale. Tra estetica e politica, corpo e voce, immagini e suoni, si snodano una serie di corrispondenze discorsive in cui determinati linguaggi letterari risultano, in ultima analisi, una continua sovversione delle norme per determinare e aumentare una libertà di pensiero sempre più necessaria.
Excerpt
Table Of Contents
- Copertina
- Pagina del titolo
- Pagina del copyright
- Indice
- Introduzione
- 1 Linguaggi in dissenso
- 1.1 Il linguaggio del moderno
- 1.2 Tra estetica e politica
- 2 Percorsi teatrali-performativi
- 2.1 Corpo, voce, suono
- 2.2 Sonorità e corpo scenico
- 2.3 Il corpo in azione
- 3 Pluricodici poetici
- 3.1 Immissioni poetiche
- 3.2 Parole, immagini. Il verbovisivo
- 3.3 Voci, suoni. Il verbosonoro
- Conclusione
- Bibliografia
- Studi
- Antologie e cataloghi
- Testi di creazione
- Testi di autori in lingua spagnola, catalana, galega
- Testi di autori italiani
- Altri testi di creazione
- Sitografia
Introduzione
Il nostro studio si propone di verificare come determinati linguaggi d’avanguardia, principalmente dalla seconda metà del Novecento ad oggi, hanno al loro interno motivazioni di lotta e di dissenso, che cercheremo di evidenziare in un percorso di azioni teatrali, performative, di scritture della poesia – verbovisive e verbosonore –, in uno sguardo tra due Paesi con innumerevoli contatti letterari come la Spagna e l’Italia. I due spazi letterari presi in oggetto hanno, nelle loro rispettive diversità, un interesse verso scritture e modalità espressive in contrasto con le poetiche più vicine alla tradizione.
Analizzeremo, nei limiti che ci siamo imposti, in che modo il dissenso è avvenuto in contesti e con discorsi letterari-sociali differenti, ma al contempo, con intenzioni – volute o no – similari. L’obiettivo è quello di constatare il modo in cui certe tipologie testuali si sono dovute sempre muovere tra gli ingranaggi di un capitalismo divoratore di ogni rivoluzione letteraria o sociale, a favore – intesa in termini marcusiani – di una inglobalizzazione e poi massificazione, di ogni scontro possibile. Un linguaggio, quindi, come atto di un pensiero contro e al contempo d’inclusione, dove la propria potenza sovversiva rimarrà intatta, sebbene nella sua scenografia collettiva la differente messa in scena avvolta tra merce e consumo ne abbiano fatto, in alcuni casi, un semplice e ulteriore prodotto digeribile dagli ingranaggi dei poteri di turno.
Oggi come ieri – e sicuramente come domani – il controllo della lingua è un fatto normativo attuato da chi ha la forza e la presunzione di una sorveglianza dei pensieri e delle parole; scriveva Max Frisch (2012: 33): «La lingua del potere ha la tendenza a scoraggiarci per assicurarsi la nostra disponibilità. Ci castra, politicamente, giorno dopo giorno.» Nel campo letterario, forse proprio l’avanguardia ha – e ha avuto – il coraggio di usare il linguaggio e la lingua del poetico per una nuova ricerca identitaria, non solo dello scrittore all’interno della società1 – con un’identità ormai perduta tra le vie metropolitane della modernità –, ma anche dello spettatore-lettore, a cui si dona la possibilità di ricrearsi nel nuovo spettacolo del moderno e della sua scenografia in una data città, luogo territoriale così importante nel contemporaneo. Lo spazio urbano, sarà sempre sullo sfondo di ogni attuazione estetica: dalla poesia, alle scritture, alla performatività e a quant’altro il moderno ha cercato di creare come difesa all’omologazione del pensiero unico e della lingua unica, presente anche in quelle compagini che dovrebbero creare dissenso, e che invece, in molti casi, rafforzano il potere dominante. Così, proprio l’avanguardia ha cercato, in una (im)possibile ricostruzione – futurista e futuribile – dell’universo, di riaffermare la centralità dell’individuo e del suo faire letterario e linguistico.
In una prospettiva di linguaggi letterari che cercheremo di decodificare, ci pare importante valutarli attraverso uno sguardo di tipo comparatistico.2 Ci ricordava, già alla metà degli anni Settanta, nel suo Presenza della letteratura spagnola in Italia, l’ispanista Franco Meregalli (1974: 3): «Il presente tentativo di sintesi storica della presenza della letteratura spagnola in quella italiana non è il primo in senso assoluto: ha un precedente, ed uno solo: un quarto di secolo fa Alda Croce pubblicò […] un breve scritto intitolato Relazioni della letteratura italiana con la letteratura spagnola». Studio, quello della Croce, sicuramente approssimativo, ma che diede la spinta alle relazioni tra due scritture, due lingue, due letterature, con lo scopo di mettere in evidenza due modelli di pensiero che troppe volte, con una certa leggerezza, si considerano eccessivamente affini.3 Due genealogie che tenteremo di analizzare senza nessuna volontà di superiorità o di rivendicazione di una scrittura su un’altra, come ci ricorda Antonio Prete (2006: 50): «Quanto al dominio di una sola lingua sulle altre lingue, esso non può essere che mercantile, o turistico. Estraneo, dunque, alla poesia.»4 Ci preme altresì entrare in un periodo, o meglio in dei periodi, in cui la lingua – verbovisiva, orale, d’azione –, con i suoi linguaggi, ha fatto segno di presenza nella costruzione di pensieri e di intenzioni, oggi come allora, sempre rivendicabili e sempre da riscoprire, in una creazione del poetico in quanto contro e in dissenso rispetto a quelle forme che impongono una percezione della realtà attraverso il filtro della merce e del consumo, della maniera di considerare tutto come un processo di scambio commerciale: dal cibo alla salute, dai vestiti alla natura, dalle idee alle presunte ideologie.
Se è vero, come ci ricorda Ezio Raimondi (1998/2000: 227), che «la parola della letteratura è la parola dell’esperienza comune e parla sempre in nome del quotidiano», in una creazione distintiva di sé e dell’altro, in una specifica tipologia di scrittura, l’andare contro significa modellare il proprio pensiero poetante, in un confronto con il mondo intorno, con il collettivo umano, con quel giorno dopo giorno che vuole essere messo in crisi da un ripensamento di una letteratura che ha perduto la convinzione e la fiducia verso la parola, in tutte le sue sfumature e accezioni. Ecco quindi che vogliamo evidenziare una ricerca di quei modelli e di quegli autori che faranno dei loro particolari materiali letterari le basi per un ripensamento di una scrittura, come riconoscimento dell’altro, per un esserci in una prospettiva di condivisione – letteraria e sociale –, alla ricerca di una non omologazione ai dettami dell’industria.
La stesura di questo libro vuole prendere in considerazione e approfondire specifiche tipologie di linguaggi d’avanguardia in un confronto tra due Paesi come la Spagna e l’Italia.5 Qui, il superamento del confine geografico e letterario è antitetico a quello propugnato dalla globalizzazione, per un mercato chiamato libero e finanziato da plutocrazie sempre più voraci. Sentiamo, invece, la necessità di cercare di unire momenti storici, movimenti, indizi e confluenze che possano provare a ricreare un nuovo interesse, da parte del lettore e del pubblico, verso metodologie di scritture e di pensieri che si danno ormai per spacciate e – paradossalmente – passatiste. Linguaggi che, indubbiamente, superano il mero fatto linguistico per ampliarsi a espressività, anche di carattere sociale, ideologico e culturale.
Dopo un primo avvicinamento riflessivo sull’attualità, con un approccio che cerca di focalizzare le connessioni tra letteratura, linguaggio e dissenso, e sulle relazioni presenti dal Novecento in poi fra il mondo letterario spagnolo e quello italiano, proietteremo il nostro sforzo sulle corrispondenze discorsive createsi in quella sorta di incontro-scontro di una scrittura vissuta al pari di uno spazio letterario e collettivo, con il tentativo di alimentare poetiche non sottomesse alle normative di una cieca obbedienza ad un vocabolario unico e inopinabile. In fin dei conti, la letteratura è una continua sovversione delle norme per determinare e aumentare una libertà di pensiero sempre poco à la page.
È assai evidente, in entrambe le zone linguistico-letterarie che abbiamo deciso di studiare, come i linguaggi proposti in azioni, immagini e suoni saranno oggetto di una rivendicazione antropologica dell’individuo nell’insieme sociale e in una trasmutazione della prassi della scrittura lungo il secolo passato e quello odierno. Oltremodo, constateremo in che misura una lingua e una letteratura siano capaci di circoscrivere i limiti dell’azione umana, per poi poterle analizzare e riconsiderare in una prospettiva che vuole tornare a sottolineare non tanto l’importanza, ma la necessità di una loro presenza nel mondo. Nel gesto letterario d’avanguardia, la relazione della parola con l’idea di scrittura original e originel tende a riscoprire quella libertà eretica – in senso etimologico di hairesis come scelta – che uno scritto deve possedere per definirsi tale e, ulteriormente, per allontanarsi da quel suo contrario che è il dogma leggibile come norma – nel nostro caso, di quella produzione letteraria dell’industria culturale così cara ai poteri persuasivi per una omologazione dei pensieri –. Non si discosta da tutto ciò quella tipologia di poesia che, in senso generale, possiamo definire sonora e che – come nel caso di una transduzione poetica6 – riconferma la necessità di una libertà connaturata nell’atto di una stesura tanto orale quanto grafica e, in una continua riscrittura,7 come legame infinito di una parola mai intesa come una foto fissa, ma in continuo movimento e trasformazione nell’insieme letterario e nella sua più intima, individuale filologia.
Vogliamo circoscrivere, quindi, l’idea di utilità letteraria verso considerazioni non unicamente postfordiste o neocapitaliste finanziarie, bensì verso quel beneficio del piacere e del godimento umano come prima forma di un dissentire contro quella realtà fideistica e contro un modello omologante, sempre più rafforzato in una marcusiana unidimensionalità. Una pratica dissenziente vuole essere – e vuole riscoprire – le capacità umane, nel nostro caso attraverso procedimenti d’avanguardia; un dire pronto a parlare sia al singolo come alla tribù, per un sentire differente, più vicino, e soprattutto più lontano da quei «Mercati – multe – multinazionali – mafia – mutui (non mutuo amore) – miseria – monete (e disonore)» (Bettarini 2008: 744).
Lasciamo al lettore, se avrà la compiacenza di leggere queste pagine, la propria ricerca sui dati esposti, per verificarne gli assunti e stabilire così i propri parametri interpretativi, certi che le scritture d’avanguardia, con i loro specifici linguaggi, rappresentano il doppio dialogo tra due singolarità: lo scrittore con il suo il lettore, e il collettivo in una continua ricerca di una propria singola identità. Nel nostro illuso quotidiano e nella dilatata epoca postmoderna che si autodefinisce “di gruppo”, caratterizzata da una continua rimozione della verità, non possiamo fare altro che accettare questa dinamica antagonica e discordante. Essa si manifesta in una creazione di eterodossia letteraria, intesa come volontà simbolica di un sentire diversamente, attraverso un gesto e una realizzazione propositiva. Benché, a onor del merito, non poche volte un linguaggio del dissenso, nella formazione di una scrittura dissonante e critica, sia intriso di difficoltà e di contraddizioni interne. Proprio questa affascinante giustapposizione rappresenta il motore che ci spinge a indagare le complessità implicite di questa dissenziente tendenza avanguardista, per avvicinarci, con una più attenta riflessione, ai contenuti in essa esistenti.
Details
- Pages
- 210
- Publication Year
- 2026
- ISBN (PDF)
- 9783631936597
- ISBN (ePUB)
- 9783631936603
- ISBN (Hardcover)
- 9783631936580
- DOI
- 10.3726/b23275
- Language
- Italian
- Publication date
- 2026 (May)
- Keywords
- Linguaggio avanguardia letteratura Spagna-Italia modernità
- Published
- Berlin, Bruxelles, Chennai, Lausanne, New York, Oxford, 2026. 210 p., 5 ill. b/n.
- Product Safety
- Peter Lang Group AG