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Pirandello in un mondo globalizzato 2

Iconografie pirandelliane. Immagini e cultura visiva nell’opera di Luigi Pirandello

Edited By Bart Van den Bossche and Bart Dreesen

I saggi raccolti in Iconografie pirandelliane esplorano una fitta serie di domande relative alle molteplici sfaccettature della cultura visiva nell’opera e nell’immagine pubblica di Luigi Pirandello. Qual è il ruolo della dimensione visiva nella poetica di Pirandello, in particolare nella sua concezione dell’immaginazione e della fantasia? In che modo e perché Pirandello nel suo teatro e nella sua narrativa chiama in causa di frequente immagini, tecnologie e pratiche semiotiche visive? In che modo il suo fascino per il cinema, la pittura e la fotografia incidono sulla sua opera? Quali sono le componenti dell’immagine pubblica di Pirandello, che si tratti dell’ ethos discorsivo attentamente costruito dall’autore stesso o della rappresentazione di Pirandello nella stampa e attraverso strategie editoriali? Nell’affrontare questi (e non pochi altri) argomenti, Iconografie pirandelliane offre non solo una panoramica variegata e unica sui molteplici temi legati a Pirandello e alla cultura visiva, ma esplora anche connessioni trasversali tra diverse questioni che a volte sono rimaste confinate ad aspetti o settori particolari dell’opera pirandelliana. Inoltre, il volume permette di collocare i «regimi di visualità» dell’opera di Pirandello all’interno del contesto più ampio della cultura visiva nel periodo modernista in Italia e altrove.
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Dalla ‘tenda’ alla ‘tela’: rivelazione e svelamento in Pirandello (Dominique Budor / Margherita Pastore)

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DOMINIQUE BUDOR E MARGHERITA PASTORE

Dalla ‘tenda’ alla ‘tela’: rivelazione e svelamento in Pirandello

ABSTRACT

Nel corso dell’intera opera pirandelliana si possono rintracciare le risonanze creative di due veri e propri “eventi biografici”, risalenti ad incidenti avvenuti durante l’infanzia di Pirandello, che hanno profondamente marcato la psiche dell’autore. Nella narrativa il valore traumatico fondante di entrambi questi eventi viene evocato in una velata confessione, associata alle emozioni sensoriali del “frullo” di un vestito e dello scostarsi di una “tenda”, entrambe chiamate a nascondere il trauma. Nel teatro sembra possibile aggirare il divieto di vedere che pesa sugli eventi traumatici proiettando il trauma nei personaggi, senonché pure sulla scena avviene un processo di travestimento del trauma, e rimane presente – anche in senso letterale – il velo come barriera simbolica contro il vedere, come lo illustra in particolare un’analisi dettagliata della famosa scena nella retrobottega di Madama Pace.

Premesse metodologiche

Questo titolo, perché in parte citazionale, richiede qualche chiarimento così come vanno precisate le basi teoriche di questo contributo. L’immagine sociale e filosofica della maschera, in gran parte di matrice schopenhaueriana, pone indubbiamente alla radice della poetica pirandelliana l’esistenza di una tensione tra dissimulazione e rivelazione nel rapporto del soggetto con il mondo circostante. E la ben nota dichiarazione di Pirandello rilasciata nel 1927 al suo traduttore francese autorizza, anzi esige, il collegamento della scrittura al sostrato personale che la genera: ← 17 | 18 →

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