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Pirandello in un mondo globalizzato 2

Iconografie pirandelliane. Immagini e cultura visiva nell’opera di Luigi Pirandello

Edited By Bart Van den Bossche and Bart Dreesen

I saggi raccolti in Iconografie pirandelliane esplorano una fitta serie di domande relative alle molteplici sfaccettature della cultura visiva nell’opera e nell’immagine pubblica di Luigi Pirandello. Qual è il ruolo della dimensione visiva nella poetica di Pirandello, in particolare nella sua concezione dell’immaginazione e della fantasia? In che modo e perché Pirandello nel suo teatro e nella sua narrativa chiama in causa di frequente immagini, tecnologie e pratiche semiotiche visive? In che modo il suo fascino per il cinema, la pittura e la fotografia incidono sulla sua opera? Quali sono le componenti dell’immagine pubblica di Pirandello, che si tratti dell’ ethos discorsivo attentamente costruito dall’autore stesso o della rappresentazione di Pirandello nella stampa e attraverso strategie editoriali? Nell’affrontare questi (e non pochi altri) argomenti, Iconografie pirandelliane offre non solo una panoramica variegata e unica sui molteplici temi legati a Pirandello e alla cultura visiva, ma esplora anche connessioni trasversali tra diverse questioni che a volte sono rimaste confinate ad aspetti o settori particolari dell’opera pirandelliana. Inoltre, il volume permette di collocare i «regimi di visualità» dell’opera di Pirandello all’interno del contesto più ampio della cultura visiva nel periodo modernista in Italia e altrove.
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Staticità e dinamica delle immagini nei Quaderni di Serafino Gubbio operatore (Laura Melosi)

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LAURA MELOSI

Staticità e dinamica delle immagini nei Quaderni di Serafino Gubbio operatore

ABSTRACT

Nei Quaderni di Serafino Gubbio viene messa in evidenza la natura dinamica del cinema come medium composto di immagini in movimento, un aspetto che collega i Quaderni all’interesse coevo delle avanguardie (in primis del futurismo) per il cinema. Il linguaggio cui Serafino Gubbio ricorre nei suoi Quaderni può dirsi “cinematografico” per la grande enfasi posta sin dall’incipit del romanzo sullo sguardo, e in particolare sulla precisione visiva con cui vengono rese le variazioni minime delle varie situazioni osservate scrupolosamente dal protagonista. Nel rendere queste variazioni, la scrittura di Serafino Gubbio mette in evidenza come gli interventi della macchina da presa impongano sulla realtà una logica di dinamicità, ma anche di accumulazione, disumanizzazione e alienazione.

La riflessione di Pirandello intorno alla settima arte è storia lunga, complessa, persino contraddittoria in certi passaggi fra teoria e prassi.1 Si tratta di un nodo centrale nella poetica dell’autore, opportunamente affrontato in numerose occasioni di studio che nel 2016 sono culminate nell’approfondimento monografico dei Quaderni di Serafino Gubbio operatore nel centenario della prima edizione in volume del romanzo.2 A partire dalla nota lettera ad Angiolo Orvieto del 19 gennaio 1904, nella quale Pirandello accenna a quel Filàuri che in nuce (e forse fin dal 1896)3 è il futuro Si gira …, attraverso le peripezie editoriali a cui quest’opera andò incontro tra il 1913 e il 1925,4 fino alle prese...

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