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Pirandello in un mondo globalizzato 2

Iconografie pirandelliane. Immagini e cultura visiva nell’opera di Luigi Pirandello

Edited By Bart Van den Bossche and Bart Dreesen

I saggi raccolti in Iconografie pirandelliane esplorano una fitta serie di domande relative alle molteplici sfaccettature della cultura visiva nell’opera e nell’immagine pubblica di Luigi Pirandello. Qual è il ruolo della dimensione visiva nella poetica di Pirandello, in particolare nella sua concezione dell’immaginazione e della fantasia? In che modo e perché Pirandello nel suo teatro e nella sua narrativa chiama in causa di frequente immagini, tecnologie e pratiche semiotiche visive? In che modo il suo fascino per il cinema, la pittura e la fotografia incidono sulla sua opera? Quali sono le componenti dell’immagine pubblica di Pirandello, che si tratti dell’ ethos discorsivo attentamente costruito dall’autore stesso o della rappresentazione di Pirandello nella stampa e attraverso strategie editoriali? Nell’affrontare questi (e non pochi altri) argomenti, Iconografie pirandelliane offre non solo una panoramica variegata e unica sui molteplici temi legati a Pirandello e alla cultura visiva, ma esplora anche connessioni trasversali tra diverse questioni che a volte sono rimaste confinate ad aspetti o settori particolari dell’opera pirandelliana. Inoltre, il volume permette di collocare i «regimi di visualità» dell’opera di Pirandello all’interno del contesto più ampio della cultura visiva nel periodo modernista in Italia e altrove.
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‘Quando entra l’invisibile’: dal quadro animato ai fantasmi (Valeria Merola)

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VALERIA MEROLA

‘Quando entra l’invisibile’: dal quadro animato ai fantasmi

ABSTRACT

Nel saggio ‘L’azione parlata’ (1899), Pirandello propone un ideale di teatro basato su una parola connaturata con l’azione scenica e con personaggi autonomi. A questa idea del teatro fa capo un fascino più generale di Pirandello per quello che la critica ha anche chiamato ‘il fantasma dell’immediato’, ossia la capacità prodigiosa di creare personaggi fittizi che sembrano vivere di una vita autonoma. Nella novellistica pirandelliana questo fascino si associa al motivo dell’immagine vivente (‘Con altri occhi’, ‘La buon’anima’, ‘Effetto d’un sogno interrotto’), un motivo che in alcuni spettacoli teatrali risulta ulteriormente elaborato fino a costituire un elemento cardine dell’azione drammatica. Nell’Enrico IV è intorno all’immagine di Matilde che si coagula un drammatico tentativo di ‘sbloccare’ il tempo e di superare il trauma emotivo all’origine della pazzia del protagonista. Ne I giganti della montagna, un ruolo centrale è occupato dal prodigio del personaggio che si stacca vivo dall’opera d’arte, ma anche dalla capacità di veder materializzarsi immagini che escono direttamente dalla fantasia creatrice.

Nel saggio su ‘L’azione parlata’ pubblicato su Il Marzocco nel maggio del 1899, Luigi Pirandello propone la sua idea di un teatro inteso in primo luogo come ‘dialogo drammatico’.1 Nell’avanzare questa definizione, quello che è ancora soprattutto un narratore,2 intende prendere le distanze dalla ← 199 | 200 → tendenza del teatro contemporaneo a raccontare storie, attingendo ad ‘argomenti più da novella o da romanzo, che da dramma’, con la...

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