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Pirandello in un mondo globalizzato 2

Iconografie pirandelliane. Immagini e cultura visiva nell’opera di Luigi Pirandello

Edited By Bart Van den Bossche and Bart Dreesen

I saggi raccolti in Iconografie pirandelliane esplorano una fitta serie di domande relative alle molteplici sfaccettature della cultura visiva nell’opera e nell’immagine pubblica di Luigi Pirandello. Qual è il ruolo della dimensione visiva nella poetica di Pirandello, in particolare nella sua concezione dell’immaginazione e della fantasia? In che modo e perché Pirandello nel suo teatro e nella sua narrativa chiama in causa di frequente immagini, tecnologie e pratiche semiotiche visive? In che modo il suo fascino per il cinema, la pittura e la fotografia incidono sulla sua opera? Quali sono le componenti dell’immagine pubblica di Pirandello, che si tratti dell’ ethos discorsivo attentamente costruito dall’autore stesso o della rappresentazione di Pirandello nella stampa e attraverso strategie editoriali? Nell’affrontare questi (e non pochi altri) argomenti, Iconografie pirandelliane offre non solo una panoramica variegata e unica sui molteplici temi legati a Pirandello e alla cultura visiva, ma esplora anche connessioni trasversali tra diverse questioni che a volte sono rimaste confinate ad aspetti o settori particolari dell’opera pirandelliana. Inoltre, il volume permette di collocare i «regimi di visualità» dell’opera di Pirandello all’interno del contesto più ampio della cultura visiva nel periodo modernista in Italia e altrove.
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Pirandello e la dimensione iconica della drammaturgia francofona in Belgio: un confronto (Rosalba Gasparro)

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ROSALBA GASPARRO

Pirandello e la dimensione iconica della drammaturgia francofona in Belgio: un confronto

ABSTRACT

La condizione psicologica evocata dal teatro pirandelliano, e segnatamente l’intricato rapporto tra fantasticheria e concretizzazione scenica che quel teatro propone, ha avuto un forte impatto sul teatro europeo del Novecento. Questo impatto è particolarmente importante nella drammaturgia belga francofona, e a volte sembra lecito parlare di un’affinità elettiva tra il teatro di Pirandello e drammaturghi belgi come Maeterlinck, Crommelynck o de Ghelderode. Questo rapporto sembra ascrivibile alla comune matrice simbolista ed espressionista, e più in particolare la predilezione della letteratura belga per il fantastico, l’onirico, il grottesco e lo spettrale, predilezione che rende il teatro belga francofono particolarmente ricettivo nei confronti delle sue figure stralunate e umoristicamente sdoppiate dell’universo teatrale pirandelliano.

La situazione esistenziale di Pirandello e la sua maniera geniale di porre alla base della poetica teatrale, lo sguardo dall’alto e da lontano, che spinge l’individuo a dibattersi dentro una paradossale stanza della tortura1 costi­tuisce, sin da subito, la principale condizione psicologica dei suoi tipi scenici che lo mettono al centro del dibattito europeo sulla crisi del personaggio ed i suoi doppi.2 ← 233 | 234 →

Il problema è complesso, osserviamo solo l’intricato viluppo di ombre e rimandi, tra fantasticheria e concretizzazione scenica delle immagini mentali del drammaturgo, risolte dapprima nel testo scritto, in solitudine perfetta, e poi offerte, quasi spudoratamente, allo sguardo voyeuristico dello spettatore. E ci limitiamo, in questa sede, ad...

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