Show Less
Restricted access

Boom e dintorni

Le rappresentazioni del miracolo economico nella cultura italiana degli anni Cinquanta e Sessanta

Series:

Edited By Inge Lanslots, Lorella Martinelli, Fulvio Orsitto and Ugo Perolino

Cinquant’anni sono un segmento di tempo ragionevolmente collaudato per guardare indietro, nel tempo, senza il pericolo della nostalgia e senza il rischio di enfasi. Cinquant’anni ci separano dagli avvenimenti che gli autori di questo libro prendono in esame: il Sessantanove e poi, a ritroso, i fatti dell’anno precedente e quelli ancora prima, quando l’Italia si trova immersa dentro le trasformazioni della modernità. Nostalgia ed enfasi sono atteggiamenti nocivi allo sguardo dello studioso: la prima indulge verso un compiacimento emotivo che può finire nella retorica del come eravamo..., la seconda corre il pericolo di amplificare i dati, ingigantire gli esiti, falsificare la percezione. Entrambi i rischi si corrono quando si analizza un periodo felice e lo si mette soprattutto a confronto con un presente di minore spessore. Ma è un rischio da cui non sono stati toccati gli autori dei saggi radunati in questo volume. In nessuna pagina si avverte il sospetto del compiacimento e nemmeno l’ombra di una malinconica retrospettiva. Semmai è forte il tentativo di ricostruire un’epoca che ha i contorni del mito: ricostruirla settore per settore, dalla letteratura al cinema, dalla pubblicità alla comunicazione aziendale, dalla musica alla televisione, confermando una scelta di metodo che privilegia la dimensione politecnica del libro, il suo essere punto di convergenza di indagini sviluppate su forme e linguaggi diversi.

Show Summary Details
Restricted access

Accendi, il Boom è in televisione! (Andrea Bini)

Extract

← 14 | 15 →

Accendi, il Boom è in televisione!

Andrea BINI

Quando si cerca di descrivere che cosa è stato veramente il “boom” o “miracolo economico” italiano – ovvero quel decennio che va all’incirca dai primi anni Cinquanta e Sessanta – in genere si menzionano innanzitutto dati economici: la crescita del prodotto interno lordo con tassi di sviluppo medi del 5% annuo (grazie anche ai finanziamenti del piano Marshall), della produzione industriale, dell’occupazione e dei salari. Poi si citano i grandi mutamenti sociali causati da questo sviluppo economico; e cioè l’aumento esponenziale dei lavoratori nel settore industriale, la diminuzione degli occupati in agricoltura e il conseguente spostamento di grandi masse di popolazione dal sud rurale nelle grandi aree urbane e industriali del nord. A questo punto si ricordano i cambiamenti nel costume con l’affermarsi di uno stile di vita più spensierato e consumistico (pur ricordando che gli italiani rimarranno per decenni grandi risparmiatori). In sintesi, il boom viene descritto come quell’evento storico che nel dopoguerra dallo sviluppo economico porta ad una rivoluzione culturale.Il problema di questa ricostruzione (il fattore economico condizione dei cambiamenti socioculturali secondo un modello deterministico causa-effetto) è che è troppo schematica, nel senso che descrive un quadro molto incompleto di ciò che è avvenuto in quegli anni. È innegabile che il boom abbia significato il superamento definitivo del cupo clima postbellico così ben rappresentato dal cinema neorealista, un mondo di ristrettezze in cui – come nel celebre Ladri di biciclette di Vittorio de Sica (1948) – il possesso di una semplice bicicletta...

You are not authenticated to view the full text of this chapter or article.

This site requires a subscription or purchase to access the full text of books or journals.

Do you have any questions? Contact us.

Or login to access all content.