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Boom e dintorni

Le rappresentazioni del miracolo economico nella cultura italiana degli anni Cinquanta e Sessanta

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Edited By Inge Lanslots, Lorella Martinelli, Fulvio Orsitto and Ugo Perolino

Cinquant’anni sono un segmento di tempo ragionevolmente collaudato per guardare indietro, nel tempo, senza il pericolo della nostalgia e senza il rischio di enfasi. Cinquant’anni ci separano dagli avvenimenti che gli autori di questo libro prendono in esame: il Sessantanove e poi, a ritroso, i fatti dell’anno precedente e quelli ancora prima, quando l’Italia si trova immersa dentro le trasformazioni della modernità. Nostalgia ed enfasi sono atteggiamenti nocivi allo sguardo dello studioso: la prima indulge verso un compiacimento emotivo che può finire nella retorica del come eravamo..., la seconda corre il pericolo di amplificare i dati, ingigantire gli esiti, falsificare la percezione. Entrambi i rischi si corrono quando si analizza un periodo felice e lo si mette soprattutto a confronto con un presente di minore spessore. Ma è un rischio da cui non sono stati toccati gli autori dei saggi radunati in questo volume. In nessuna pagina si avverte il sospetto del compiacimento e nemmeno l’ombra di una malinconica retrospettiva. Semmai è forte il tentativo di ricostruire un’epoca che ha i contorni del mito: ricostruirla settore per settore, dalla letteratura al cinema, dalla pubblicità alla comunicazione aziendale, dalla musica alla televisione, confermando una scelta di metodo che privilegia la dimensione politecnica del libro, il suo essere punto di convergenza di indagini sviluppate su forme e linguaggi diversi.

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Quando alla TV si disegnava: la lezione di Alberto Manzi e Non è mai troppo tardi (Tania Convertini)

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Quando alla TV si disegnava: la lezione di Alberto Manzi e Non è mai troppo tardi

Tania CONVERTINI

«Io non ho mai avuto voglia di andare in televisione». Così esordì Alberto Manzi nel raccontare la sua avventura televisiva a Roberto Farné nell’intervista rilasciatagli sei mesi prima della sua morte. Il maestro Manzi era infatti interessato a ben altri spazi educativi che quelli televisivi: la classe, la città e i giardinetti pubblici di quartiere facevano da sfondo alle sue sperimentazioni educative e al suo percorso di esplorazione partecipata con gli alunni. La televisione non rientrava dunque nei suoi piani, quando fu invitato dal suo direttore didattico, a fare un’audizione alla RAI per Non è Mai troppo Tardi, un nuovo programma avente lo scopo di combattere l’analfabetismo. Nello stupore generale Alberto Manzi stravolse completamente la lezione che era stata preparata per il provino, così commentandola: «Chi ha preparato questa lezione non capisce niente».1

Furono la sua sensibilità di insegnante, la provata esperienza in classe con i suoi alunni, e le convinzioni pedagogiche in un insegnamento attivo e partecipato che gli offrirono l’ispirazione nel proporre alla commissione RAI una lezione nuova e stimolante, capace di mantenere viva l’attenzione. Fogli bianchi, carboncino nero e disegni creati con mano abile si fecero immediato strumento didattico all’insegna di anticipazione, sorpresa e curiosità. «Abbiamo trovato il maestro» fu l’immediato responso della commissione. Da quel momento, per otto anni consecutivi, Alberto Manzi entrò nelle case degli italiani con la...

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