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Boom e dintorni

Le rappresentazioni del miracolo economico nella cultura italiana degli anni Cinquanta e Sessanta

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Edited By Inge Lanslots, Lorella Martinelli, Fulvio Orsitto and Ugo Perolino

Cinquant’anni sono un segmento di tempo ragionevolmente collaudato per guardare indietro, nel tempo, senza il pericolo della nostalgia e senza il rischio di enfasi. Cinquant’anni ci separano dagli avvenimenti che gli autori di questo libro prendono in esame: il Sessantanove e poi, a ritroso, i fatti dell’anno precedente e quelli ancora prima, quando l’Italia si trova immersa dentro le trasformazioni della modernità. Nostalgia ed enfasi sono atteggiamenti nocivi allo sguardo dello studioso: la prima indulge verso un compiacimento emotivo che può finire nella retorica del come eravamo..., la seconda corre il pericolo di amplificare i dati, ingigantire gli esiti, falsificare la percezione. Entrambi i rischi si corrono quando si analizza un periodo felice e lo si mette soprattutto a confronto con un presente di minore spessore. Ma è un rischio da cui non sono stati toccati gli autori dei saggi radunati in questo volume. In nessuna pagina si avverte il sospetto del compiacimento e nemmeno l’ombra di una malinconica retrospettiva. Semmai è forte il tentativo di ricostruire un’epoca che ha i contorni del mito: ricostruirla settore per settore, dalla letteratura al cinema, dalla pubblicità alla comunicazione aziendale, dalla musica alla televisione, confermando una scelta di metodo che privilegia la dimensione politecnica del libro, il suo essere punto di convergenza di indagini sviluppate su forme e linguaggi diversi.

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La canzone d’autore tra Italia e Francia. Georges Brassens, Fabrizio De André, Dominique Grange (Lorella Martinelli)

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La canzone d’autore tra Italia e Francia. Georges Brassens, Fabrizio De André, Dominique Grange

Lorella MARTINELLI

Premessa

Nel Sessantotto europeo confluiscono spinte molteplici e contraddittorie – la crisi delle istituzioni e del sapere, il cambiamento dei tradizionali rapporti gerarchici tra i sessi, l’aspirazione al benessere e alla “liberazione dal lavoro”, forme innovative di socializzazione politica e processi di radicalizzazione anti-capitalistica, – che tendono a diffondersi su scala internazionale, imponendo codici e linguaggi che rendono immediatamente “obsoleti” gli stili di vita delle generazioni precedenti. Nel femminismo, nella cultura hippie, nella rivoluzione sessuale, nell'immaginario pacifista, si esprime una libertà – gestuale, corporea, che si estende all’abbigliamento, al rapporto con l'ambiente – che mira a una «rivoluzione totale»,1 della politica e della cultura, un complessivo ribaltamento dei valori2.

Del resto gli anni Sessanta sono al tempo stesso percorsi da tendenze gregarie, sull’onda di consumi e linguaggi massificati. La radio e soprattutto la televisione portano lo spettacolo dentro le case degli italiani, creando nuove abitudini familiari, nuove forme di intrattenimento collettivo e un diverso uso del tempo libero. La “società dello spettacolo” è appunto la formula scelta per indicare la sostituzione dell’immaginario al reale, la virtualità dei segni che intenta un discorso rappresentativo dell’ordine sociale. Nel 1967 Guy Debord sottolinea come la civiltà dei paesi industrializzati siano attraversati non da una trasformazione economica, ← 167 | 168 → già del resto portata a compimento dal neocapitalismo, ma da una trasformazione della percezione degli elementi del reale, cui si sostituisce...

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