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Boom e dintorni

Le rappresentazioni del miracolo economico nella cultura italiana degli anni Cinquanta e Sessanta

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Edited By Inge Lanslots, Lorella Martinelli, Fulvio Orsitto and Ugo Perolino

Cinquant’anni sono un segmento di tempo ragionevolmente collaudato per guardare indietro, nel tempo, senza il pericolo della nostalgia e senza il rischio di enfasi. Cinquant’anni ci separano dagli avvenimenti che gli autori di questo libro prendono in esame: il Sessantanove e poi, a ritroso, i fatti dell’anno precedente e quelli ancora prima, quando l’Italia si trova immersa dentro le trasformazioni della modernità. Nostalgia ed enfasi sono atteggiamenti nocivi allo sguardo dello studioso: la prima indulge verso un compiacimento emotivo che può finire nella retorica del come eravamo..., la seconda corre il pericolo di amplificare i dati, ingigantire gli esiti, falsificare la percezione. Entrambi i rischi si corrono quando si analizza un periodo felice e lo si mette soprattutto a confronto con un presente di minore spessore. Ma è un rischio da cui non sono stati toccati gli autori dei saggi radunati in questo volume. In nessuna pagina si avverte il sospetto del compiacimento e nemmeno l’ombra di una malinconica retrospettiva. Semmai è forte il tentativo di ricostruire un’epoca che ha i contorni del mito: ricostruirla settore per settore, dalla letteratura al cinema, dalla pubblicità alla comunicazione aziendale, dalla musica alla televisione, confermando una scelta di metodo che privilegia la dimensione politecnica del libro, il suo essere punto di convergenza di indagini sviluppate su forme e linguaggi diversi.

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Ridere tra le macerie: Lo svitato di Dario Fo e Carlo Lizzani e la difficile ricostruzione nella Milano degli anni Cinquanta (Gloria Pastorino)

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Ridere tra le macerie: Lo svitato di Dario Fo e Carlo Lizzani e la difficile ricostruzione nella Milano degli anni Cinquanta

Gloria PASTORINO

Fin dall’inizio della sua carriera Dario Fo è stato un personaggio scomodo, dissacrante, difficile da inquadrare. Dagli anni Settanta in poi le sue commedie sono diventate fonte di contro-informazione e controversie, di istruzione e dibattito in un clima politico a dir poco difficile. L’attore, drammaturgo, regista, capocomico, scenografo, e la moglie Franca Rame, non si sono mai tirati indietro di fronte alle prove più difficili: censura, denunce, soprusi, minacce di morte e violenza fisica personale. Ma l’attivismo politico della seconda fase della sua carriera di uomo di spettacolo non nasce dal nulla. Fin dagli esordi a Milano Fo si è sempre concentrato sui deboli, sulle vittime, sulle storie non raccontate, sulla cultura del popolo minuto, prendendo spunto da una comicità popolare e da innate doti affabulatorie. Studente entusiasta dell’Accademia di Brera e di architettura poco convinto al Politecnico di Milano, Fo lascia gli studi a un passo dalla laurea per iniziare un’avventura prima radiofonica, con Franco Parenti, e poi da rivista (Sette giorni a Milano in cui conosce Franca Rame), per finire con due spettacoli totalmente originali nella compagnia fondata con Parenti e Giustino Durano (I Dritti) al Piccolo Teatro di Milano. Gli sketch radiofonici del Poer nano in Chicchirichì nel 1951, interrotti dalla censura dopo diciotto settimane, e di Cocoricò a teatro l’anno successivo, a poco a poco trasformano il...

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