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Boom e dintorni

Le rappresentazioni del miracolo economico nella cultura italiana degli anni Cinquanta e Sessanta

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Edited By Inge Lanslots, Lorella Martinelli, Fulvio Orsitto and Ugo Perolino

Cinquant’anni sono un segmento di tempo ragionevolmente collaudato per guardare indietro, nel tempo, senza il pericolo della nostalgia e senza il rischio di enfasi. Cinquant’anni ci separano dagli avvenimenti che gli autori di questo libro prendono in esame: il Sessantanove e poi, a ritroso, i fatti dell’anno precedente e quelli ancora prima, quando l’Italia si trova immersa dentro le trasformazioni della modernità. Nostalgia ed enfasi sono atteggiamenti nocivi allo sguardo dello studioso: la prima indulge verso un compiacimento emotivo che può finire nella retorica del come eravamo..., la seconda corre il pericolo di amplificare i dati, ingigantire gli esiti, falsificare la percezione. Entrambi i rischi si corrono quando si analizza un periodo felice e lo si mette soprattutto a confronto con un presente di minore spessore. Ma è un rischio da cui non sono stati toccati gli autori dei saggi radunati in questo volume. In nessuna pagina si avverte il sospetto del compiacimento e nemmeno l’ombra di una malinconica retrospettiva. Semmai è forte il tentativo di ricostruire un’epoca che ha i contorni del mito: ricostruirla settore per settore, dalla letteratura al cinema, dalla pubblicità alla comunicazione aziendale, dalla musica alla televisione, confermando una scelta di metodo che privilegia la dimensione politecnica del libro, il suo essere punto di convergenza di indagini sviluppate su forme e linguaggi diversi.

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Violenza, narrazione e miracolo economico ne I ragazzi del massacro di Scerbanenco (e nel film di Fernando Di Leo) (Roberto Risso)

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Violenza, narrazione e miracolo economico ne I ragazzi del massacro di Scerbanenco (e nel film di Fernando Di Leo)

ROBERTO RISSO

«“Qualche volta i ragazzi sono molto pericolosi” sentenziò Jelling».

G. SCERBANENCO, La bambola cieca (1941)

«Perché la gente ha l’idea che i ragazzi siano sempre ragazzi, deboli e incapaci, ma i poliziotti sanno che anche un tredicenne può essere pericoloso come un adulto».

G. SCERBANENCO, I ragazzi del massacro (1968)

«La civiltà di massa ha questo pregio, che ciascuno può annegare liberamente senza che gli altri gli diano fastidio nel tentativo di salvarlo».

G. SCERBANENCO, I milanesi ammazzano al sabato (1969)

Il romanzo di Giorgio Scerbanenco (1968) e il film di Fernando di Leo (1969) rappresentano con dolorosa e lineare chiarezza uno degli aspetti più inquietanti della società contemporanea: la violenza sull’inerme, la disuguaglianza economica e sociale che sfocia nel tramonto dei valori e giunge a causare episodi di brutalità inaudita. Le trame del romanzo e del film, nitide e serrate, seguono lo sviluppo di un’indagine su uno stupro di gruppo e omicidio di una maestra delle scuole serali, episodio che svela una trama di interessi e perversioni che costituiscono i moventi occulti delle squallide gesta di un branco di disadattati. Sia il romanzo che il ← 219 | 220 → film sono un’avvincente disamina della società dell’Italia del Nord, nella grande e ricca Milano degli anni Sessanta, con tutte le sue...

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