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Boom e dintorni

Le rappresentazioni del miracolo economico nella cultura italiana degli anni Cinquanta e Sessanta

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Edited By Inge Lanslots, Lorella Martinelli, Fulvio Orsitto and Ugo Perolino

Cinquant’anni sono un segmento di tempo ragionevolmente collaudato per guardare indietro, nel tempo, senza il pericolo della nostalgia e senza il rischio di enfasi. Cinquant’anni ci separano dagli avvenimenti che gli autori di questo libro prendono in esame: il Sessantanove e poi, a ritroso, i fatti dell’anno precedente e quelli ancora prima, quando l’Italia si trova immersa dentro le trasformazioni della modernità. Nostalgia ed enfasi sono atteggiamenti nocivi allo sguardo dello studioso: la prima indulge verso un compiacimento emotivo che può finire nella retorica del come eravamo..., la seconda corre il pericolo di amplificare i dati, ingigantire gli esiti, falsificare la percezione. Entrambi i rischi si corrono quando si analizza un periodo felice e lo si mette soprattutto a confronto con un presente di minore spessore. Ma è un rischio da cui non sono stati toccati gli autori dei saggi radunati in questo volume. In nessuna pagina si avverte il sospetto del compiacimento e nemmeno l’ombra di una malinconica retrospettiva. Semmai è forte il tentativo di ricostruire un’epoca che ha i contorni del mito: ricostruirla settore per settore, dalla letteratura al cinema, dalla pubblicità alla comunicazione aziendale, dalla musica alla televisione, confermando una scelta di metodo che privilegia la dimensione politecnica del libro, il suo essere punto di convergenza di indagini sviluppate su forme e linguaggi diversi.

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Intellettuali e cinema post-coloniale nell’Italia del boom economico: Queimada (1969) di Gillo Pontecorvo (Monica Facchini)

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Intellettuali e cinema post-coloniale nell’Italia del boom economico: Queimada (1969) di Gillo Pontecorvo

Monica FACCHINI

La lotta delle popolazioni oppresse contro il colonialismo […] mi interessa perché è uno dei momenti più difficili della condizione umana. E perché la nostra intera civiltà è costruita all’interno di questa matrice. È sulle spalle dei popoli colonizzati che prendiamo tutte le nostre forze.1

Così, in un’intervista del 1972, Gillo Pontecorvo rispondeva alla domanda sui motivi per cui si sentisse più attratto dalla rivoluzione coloniale che dalle problematiche dei paesi industrializzati. Egli riteneva che lo sfruttamento delle colonie non fosse affatto indipendente dall’avanzamento tecnologico ed economico delle società industriali del tempo: occuparsi delle tematiche terzomondiste non rappresentava una presa di distanza dalle problematiche dell’Occidente industrializzato, quanto piuttosto un modo per indagarne le origini e le zone oscure. Attraverso il suo cinema, e in particolare ne La battaglia d’Algeri (1966) e ancor più in Queimada (1969), Pontecorvo ritrae l’impatto tra le civiltà occidentali e le culture marginali del mondo, sia nel racconto emblematico della lotta di un popolo per la propria autodeterminazione, sia nel profilo dei personaggi principali, portavoce di ideologie e culture contrapposte. ← 235 | 236 →

«Un film coraggioso, Queimada», afferma Massimo Ghirelli, il quale, tuttavia, non riesce a perdonare a Pontecorvo «il distacco dagli avvenimenti e dai problemi dell’attualità italiana [perché] è più facile cercare fuori, e lontano nella storia, il coraggio rivoluzionario»2. Tale atteggiamento appare allo studioso ancora più imperdonabile alla luce dell’atmosfera politica e...

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