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Maîtres, précepteurs et pédagogues

Figures de l’enseignant dans la littérature italienne

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Stefano Lazzarin and Agnès Morini

L’ouvrage analyse les représentations littéraires de celui qui incarne l’autorité par sa maîtrise de la culture et du langage, l’enseignant, qui a une longue histoire dans la littérature italienne, depuis l’Atlant du Roland Furieux en passant par les pédagogues des comédies du XVIe s. et les précepteurs du XVIIIe s. (Parini, Il giorno), les maîtres d’école du roman du XIXe s., jusqu’aux fréquentes variations sur le thème dans la littérature du XXe s. Si le premier est un sage, aux facultés supérieures voire magiques, le précepteur de la comédie n’est qu’une caricature, comme le pédagogue vaniteux et pédant du XVIIIe s. Puis le maestro se transforme en figure du malheur : suspendu dans une position ambiguë, entre maître et serviteur, il suscite la suspicion des autres ; plein d’ambitions frustrées, il ne dispose que de sa culture et de son talent pédagogique pour tenter d’échapper à son rôle subalterne. Pour le XXe s., entre autorité reconnue ou contestée, les exemples retenus sont nombreux : G. Mosca, Ricordi di scuola ; L. Mastronardi, Il maestro di Vigevano ; N. Ginzburg, Lessico famigliare ; la lettre à Gennariello des Lettere luterane de Pasolini, etc.

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I maestri del cuore. Splendori e miserie della professione docente da De Amicis a Recalcati (Marina Polacco)

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Marina Polacco

Istituto Tecnico Professionale “Matteotti” di Pisa

I maestri del cuore. Splendori e miserie della professione docente da De Amicis a Recalcati

Gli esordi di un genere letterario

La comparsa della scuola pubblica in Italia accompagna la nascita dello Stato unitario, decretata ufficialmente il 17 marzo 1861. Anche se in molte regioni della penisola erano già stati avviati i primi provvedimenti in tal senso, è solo con l’unificazione che la presenza della scuola come istituzione di massa comincia a diventare significativa: la legge Casati (approvata in Piemonte nel 1859 e poi estesa a tutta l’Italia) istituisce un ciclo primario quadriennale comune con il primo biennio gratuito e obbligatorio; la legge Coppino (1877) porta a cinque anni il ciclo primario, estende l’obbligo ai primi tre e introduce sanzioni per le famiglie inadempienti1; parallelamente, vengono definiti i due indirizzi del ciclo successivo, quello tecnico e quello liceale. Se l’istruzione superiore sia per numeri che per caratteristiche risulta come fenomeno meno dirompente, la novità rivoluzionaria è ovviamente l’istruzione elementare: migliaia di bambini delle più disparate condizioni sociali sono chiamati a condividere almeno tre anni del loro percorso di formazione (a partire dal 1877, sia pure con ritardi e difficoltà, obbligati) sugli stessi banchi, nelle stesse aule, ovunque – dal cuore delle grandi città alle periferie operaie, dai più sperduti borghi alpini ai paesini sardi e siciliani. Per lo Stato italiano si tratta di una sfida organizzativa e di un investimento straordinario: bisogna formare e arruolare un corpo...

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