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Maîtres, précepteurs et pédagogues

Figures de l’enseignant dans la littérature italienne

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Stefano Lazzarin and Agnès Morini

L’ouvrage analyse les représentations littéraires de celui qui incarne l’autorité par sa maîtrise de la culture et du langage, l’enseignant, qui a une longue histoire dans la littérature italienne, depuis l’Atlant du Roland Furieux en passant par les pédagogues des comédies du XVIe s. et les précepteurs du XVIIIe s. (Parini, Il giorno), les maîtres d’école du roman du XIXe s., jusqu’aux fréquentes variations sur le thème dans la littérature du XXe s. Si le premier est un sage, aux facultés supérieures voire magiques, le précepteur de la comédie n’est qu’une caricature, comme le pédagogue vaniteux et pédant du XVIIIe s. Puis le maestro se transforme en figure du malheur : suspendu dans une position ambiguë, entre maître et serviteur, il suscite la suspicion des autres ; plein d’ambitions frustrées, il ne dispose que de sa culture et de son talent pédagogique pour tenter d’échapper à son rôle subalterne. Pour le XXe s., entre autorité reconnue ou contestée, les exemples retenus sont nombreux : G. Mosca, Ricordi di scuola ; L. Mastronardi, Il maestro di Vigevano ; N. Ginzburg, Lessico famigliare ; la lettre à Gennariello des Lettere luterane de Pasolini, etc.

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«Li libbri nun zo’ robba da ccristiano».Istruzione e pedagogia nei Sonetti di Giuseppe Gioachino Belli (Marialuigia Sipione)

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Marialuigia Sipione

Université Ca’ Foscari/Venise

«Li libbri nun zo’ robba da ccristiano». Istruzione e pedagogia nei Sonetti di Giuseppe Gioachino Belli

Un poetaplurilingue per una plebe analfabeta: Giuseppe Gioachino Belli e i trasteverini

«Io qui ritraggo le idee di una plebe ignorante, comunque in gran parte concettosa ed arguta […] Questi idioti o nulla sanno o quasi nulla: e quel pochissimo che imparano per tradizione serve appunto a rilevare la ignoranza loro»1. Nell’Introduzione, datata 1831, quando ancora credeva di pubblicare i propri Sonetti romaneschi, Giuseppe Gioachino Belli si rivolge al lettore ideale illustrando le ragioni che lo hanno indotto a realizzare il vasto affresco di «quella che è oggi la plebe di Roma», e che al poeta pare irrimediabilmente corrotta, guasta, ignorante e però vivacissima e spontanea. Nel vertiginoso←343 | 344→ numero dei Sonetti scritti da Belli, 2279, una mole quasi tripla rispetto alla Divina Commedia, anche l’istruzione e l’educazione sono efficacemente rappresentate2. In presentia o in absentia, concepite come un valore ma più spesso un disvalore, esse costituiscono uno dei tanti temi di ricerca capaci di attraversare tutto Er Commedione e di dare voce a personaggi diversi: bambini, genitori, zii e nonni, ovviamente, ma anche insegnanti – e vedremo quanto variegati essi siano stati, nella Roma ottocentesca – precettori, sacerdoti, maestre di cucito o di attività domestiche… Con il consueto filtro ironico, Belli ci offre ogni possibile variazione sul tema: nei suoi versi vengono rappresentati, ad esempio, il maestro de li signorini, il precettore...

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