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Nel nome del gran Torquato

"Gerusalemme Liberata</I> e Drammaturgia secentesca

Thomas Stein

Questo lavoro dà uno sguardo minuzioso sulla ricezione teatrale dei maggiori episodi della Gerusalemme Liberata, studiata qui di riflesso attraverso il successo delle sue riscritture per il palco in Italia ed Europa. Frutto di un’indagine paziente sulla miriade di forme drammatiche musical-teatrali del secolo XVII, ripercorre la storia in gran parte inedita dei trascorsi barocchi di Rinaldo ed Armida, di Sofronia ed Olindo e di Tancredi, Clorinda ed Erminia. Ne risulta un’affascinante panoramica dei tentativi di drammatizzare il grande poema del Tasso che costituiscono un capitolo minore ma non certo trascurabile della storia del teatro e dello spettacolo barocchi. Tale storia è infatti ricca di sviluppi imprevedibili, di volgarizzamenti popolareggianti ma anche di riscritture originali da parte di autori noti (Chiabrera, Sempronio e Rospigliosi) come anche di epigoni oscuri. Il lavoro è corredato da un catalogo ragionato che include più di 80 opere drammatiche del XVII secolo realmente derivate dalla Liberata o falsamente attribuite ad essa. Il catalogo costituisce uno strumento prezioso per qualsiasi indagine futura intorno alla ricezione teatrale del capolavoro epico di Torquato Tasso.

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Parte terza: Nuovi «atti amorosi»: Armida e Rinaldo nello spettacolo barocco 535

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Parte terza Nuovi «atti amorosi»1: Armida e Rinaldo nello spettacolo barocco Sono noti i dubbi di Tasso intorno alla prospettiva di una riconciliazione finale di Armida e Rinaldo nell’ultimo canto della Liberata, affidati, con limpida chia- rezza, ad un’epistola a Scipione Gonzaga risalente al 29 luglio 1575: mi basterà solo, dunque, che si consideri se quello accompagnare l’attione di Armida con l’attione principale, quasi sino al fine, potrà dare altrui noia e far parere ch’io abbia preso Armida per soggetto principale e ch’io riguardi in lei, non solo in quanto distorna i cristiani e ritiene Rinaldo, ma anco prima e per sé. Se questo non offende, del rimanente parmi quasi essere sicuro o risoluto, come l’ho scritto per l’altre mie: ma se questo noiasse, si potrebbe rimovere quella riconciliazione fra lei e Rinaldo, ch’è nell’ultimo canto, e fornire nella sua fuga; peroché in tutti gli altri luoghi dove di lei si parla, dopo il sestodecimo, non se ne parla se non brevissimamente e sempre per accidente.2 L’indecisione dell’autore che si risolvette, dopo lungo tentennare, a favore d’un lieto fine per gli amanti, non preoccupò minimamente i continuatori epici e drammatici del poema. Ho ricordato altrove come il moralismo censore del Camilli dei Cinque canti che è all’origine della conversione di Erminia al cristia- nesimo e della morte per suicidio della maga, si mascherasse appena dietro la metamorfosi conclusiva di Armida in novella Didone, altro emblema di un edonismo assai spinto e fine a se stesso che male s’accordava coi tempi...

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