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Goethe e la trasmigrazione delle anime

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Gloria Colombo

Il presente studio mette in luce l’insistenza con cui il tema della trasmigrazione delle anime ricorre nell’opera di Goethe e, più in generale, nei testi da lui letti e nel clima culturale da lui respirato. La monografia si apre con la presentazione delle fonti d’ispirazione del poeta, ossia con l’analisi di alcuni scritti neoplatonici, ermetici, cabalistici e induisti, e con la dimostrazione che nel secondo Settecento il tema in questione era tutt’altro che una rarità negli ambienti intellettuali tedeschi. Il secondo capitolo spiega le diverse forme assunte dalla dottrina della trasmigrazione delle anime nelle lettere e nelle conversazioni goethiane, il terzo nelle opere composte fra il 1773 e il 1827, il quarto è interamente dedicato ai Wanderjahre e il quinto al Faust. Fondendo le più antiche tradizioni con le scoperte scientifiche della sua epoca, Goethe arriva a indicare, come possibili ricettacoli dell’anima, tanto corpi di natura umana quanto corpi di natura vegetale, animale e celeste. E a dar vita, mediante la figura faustiana di Elena, ad alcuni dei versi più complessi che siano mai stati scritti sul concetto di viaggio cosmico dell’anima.

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V. La trasmigrazione delle anime nel Faust (1775-1831) 183

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183 V. La trasmigrazione delle anime nel Faust (1775-1831) Und, eh das Seelchen sich entrafft, Sich einen neuen Körper schafft, Verkünd ich oben die gewonnene Wette. Goethe, Paralipomena zu Faust II 1. Opere sulla figura di Faust dal XVI secolo a Goethe La leggenda di Faust trae spunto dalla figura di Georgius Faustus, un viaggiatore semierudito nato a Knittlingen (Baden-Württemberg) fra il 1460 e il 1470, e morto a Staufen, vicino a Friburgo, fra il 1536 e il 1539. In realtà “Faustus” non era un vero e proprio cognome, ma un epiteto latino usato per indicare – in perfetto accordo con lo spirito dell’epoca – un dotto umanista, un uomo propizio, lieto, e al tempo stesso porta- tore di propizia, letizia. Il primo a menzionare questa figura fu l’abate Johannes Trithemius di Sponheim, che il 20 agosto 1507 scrisse all’astro- logo Johannes Virdung di un certo Georgius Sabellicus Faustus, un imbroglione che sbarcava il lunario occupandosi di magia, alchimia, astrologia, medicina e filosofia naturale. L’ultimo accenno a Faustus ancora in vita fu fatto il 4 agosto 1536 dal celebre studioso Joachim Camerarius. Un documento del 1539 lo dichiara ormai morto1. A pochi decenni dalla sua scomparsa, questo personaggio offrì lo spunto per l’elaborazione di diverse leggende. La Zimmerische Chronik, 1 Per la figura storica di Faust cfr. Jochen Schmidt, Goethes Faust. Erster und zweiter Teil. Grundlagen – Werk – Wirkung, München, Beck, 2001, p. 11. 184 una cronaca di famiglia redatta nel 1564-66 da Froben Christoph von Zimmern, racconta che...

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