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Cristo primizia dei morti e la risurrezione dei credenti

Studio su 1Cor 15

Gaetano Di Palma

Nel libro si commenta il capitolo 15 della Prima Lettera ai Corinzi. I greci ammettevano una risurrezione corporea a condizione che si trattasse di un uomo caro agli dei e con il corpo ancora incorrotto. Si spiega, pertanto, la difficoltà di alcuni tra i corinzi: essi accettavano la risurrezione di Cristo, ma non quella dei credenti alla fine dei tempi. Seguendo l’argomentazione che si sviluppa con gradualità nel capitolo 15 di 1Cor, nel saggio si cerca di far emergere con chiarezza la risposta di Paolo, il quale dimostra di non essere ignaro della cultura del proprio tempo e di servirsene per spiegare il «mistero», secondo cui non tutti i cristiani moriranno, ma tutti dovranno essere trasformati. Al termine del libro, infine, sono ripercorsi i primi secoli dell’era cristiana trattando alcuni autori che si sono dedicati a tale tema e, in particolare, hanno citato questo testo paolino.
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Capitolo primo: La dispositio di 1Cor 15

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Gli studi sull’epistolario paolino non possono ormai prescindere dal metodo sincronico dell’analisi retorica (o rhetorical criticism), che si è rivelato molto fecondo, dal momento che ha aiutato gli esegeti a precisare il contenuto del pensiero dell’apostolo delle genti e a comprenderne meglio l’articolazione. È per questo motivo che, intraprendendo l’esplorazione sul tema della risurrezione trattato nel capitolo quindicesimo della Prima Lettera ai Corinzi, intendiamo affrontare previamente il discorso della sua dispositio retorica, rimandando ai successivi capitoli alcune puntualizzazioni riguardanti le singole parti.

Non siamo per nulla sorpresi dall’uso della retorica che si riscontra negli scritti di Paolo, benché ciò possa sembrare, a primo acchito, in contraddizione con quello che egli afferma in 1Cor 1,17–19:

Cristo infatti non mi ha mandato a battezzare, ma ad annunciare il Vangelo, non con sapienza di parola (oujk ejn sofiva/ lovgou), perché non venga resa vana la croce di Cristo. La parola della croce (oJ lovgo" gavr oJ tou` staurou`) infatti è stoltezza per quelli che si perdono, ma per quelli che si salvano, ossia per noi, è potenza di Dio. Sta scritto infatti: “Distruggerò la sapienza dei sapienti e annullerò l’intelligenza degli intelligenti”.

La lettura di questi versetti e di quelli che seguono rende ampiamente ragione del fatto che l’apostolo non sia pregiudizialmente avverso alla ricerca filosofica e alla cultura in generale. Il suo proposito è un altro: conferire il giusto rilievo alla “parola della croce”, in quanto sapienza che risulta qualitativamente diversa da quella “sapienza del mondo” da intendere nei...

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