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Cristo primizia dei morti e la risurrezione dei credenti

Studio su 1Cor 15

Gaetano Di Palma

Nel libro si commenta il capitolo 15 della Prima Lettera ai Corinzi. I greci ammettevano una risurrezione corporea a condizione che si trattasse di un uomo caro agli dei e con il corpo ancora incorrotto. Si spiega, pertanto, la difficoltà di alcuni tra i corinzi: essi accettavano la risurrezione di Cristo, ma non quella dei credenti alla fine dei tempi. Seguendo l’argomentazione che si sviluppa con gradualità nel capitolo 15 di 1Cor, nel saggio si cerca di far emergere con chiarezza la risposta di Paolo, il quale dimostra di non essere ignaro della cultura del proprio tempo e di servirsene per spiegare il «mistero», secondo cui non tutti i cristiani moriranno, ma tutti dovranno essere trasformati. Al termine del libro, infine, sono ripercorsi i primi secoli dell’era cristiana trattando alcuni autori che si sono dedicati a tale tema e, in particolare, hanno citato questo testo paolino.
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Capitolo ottavo: L’uomo che è di terra e l’uomo che viene dal cielo (1Cor 15,42–49)

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Il brano di cui intraprendiamo l’analisi presenta la comparazione attraverso lo schema polare362, che permette di risolvere definitivamente la questione con la dimostrazione del “come” e “con quale corpo” avviene la risurrezione dei morti. Finora Paolo, infatti, ha proceduto per gradi e prosegue in questo modo per affermare che non c’è solo l’esistenza dell’uomo terrestre, ma anche di quello celeste. Anche in questo capitolo noi procederemo individuando prima la struttura e, su tale base, trattare le questioni che il testo propone.

Il v. 42 apre esplicitamente la sezione, che si conclude con il v. 49, in cui finisce la comparazione, in quanto il v. 50 con la frase Tou`to de; fhmi, ajdelfoiv inaugura la terza e ultima parte della seconda probatio. Il punto di partenza è dunque la frase Ou{tw" kai; hJ ajnavstasi" tw`n nekrw`n (“così è anche la risurrezione dei morti”), dopo la quale c’è un quadruplice confronto, terminante nel v. 44a, tra i verbi speivrw ed ejgeivrw, già incontrati nella sezione precedente. Il v. 44a si interfaccia con il v. 44b, il quale funge da conclusione della precedente parte e apre quella successiva, nella quale il riferimento scritturistico, abbandonando il sostantivo sw`ma, introduce il vocabolo a[nqrwpo", sottoposto a una doppia tensione: quella già nota tra “psichico” e “spirituale” da una parte e, dall’altra, tra un “prima” e un “dopo”, declinata in vari modi come vedremo nel commento.

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