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Cristo primizia dei morti e la risurrezione dei credenti

Studio su 1Cor 15

Gaetano Di Palma

Nel libro si commenta il capitolo 15 della Prima Lettera ai Corinzi. I greci ammettevano una risurrezione corporea a condizione che si trattasse di un uomo caro agli dei e con il corpo ancora incorrotto. Si spiega, pertanto, la difficoltà di alcuni tra i corinzi: essi accettavano la risurrezione di Cristo, ma non quella dei credenti alla fine dei tempi. Seguendo l’argomentazione che si sviluppa con gradualità nel capitolo 15 di 1Cor, nel saggio si cerca di far emergere con chiarezza la risposta di Paolo, il quale dimostra di non essere ignaro della cultura del proprio tempo e di servirsene per spiegare il «mistero», secondo cui non tutti i cristiani moriranno, ma tutti dovranno essere trasformati. Al termine del libro, infine, sono ripercorsi i primi secoli dell’era cristiana trattando alcuni autori che si sono dedicati a tale tema e, in particolare, hanno citato questo testo paolino.
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Capitolo nono: Dov’è, o morte, la tua vittoria?

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Quest’ultima parte del capitolo 15 di 1Cor insiste sull’idea della trasformazione nei vv. 50–53 – in direzione della quale si andava già nei versetti precedenti – e sulla vittoria contro la morte nei vv. 54–57. Conclude il v. 58 che è anche la chiusura dell’intero capitolo e costituendo una piccola peroratio. C’inoltriamo, allora, nell’analisi del testo.

La pericope che iniziamo a esaminare è stata al centro di un dibattito al quale hanno preso parte molti esegeti fin dal XIX secolo440. Essi hanno messo a fuoco alcune espressioni del testo, per cercare di individuarne la struttura. La prima questione riguarda il senso da dare a sa;rx kai; ai|ma nel v. 50b e fqora; nel v. 50c: non pochi hanno inteso la prima per “i viventi” e la seconda per “i morti”. Ciò sarebbe suffragato dal v. 52c, dove sono nominati oiJ nekroi;, e dal v. 52d in cui c’è hJmei`", “noi”, con i quali diventa più facile capire i due versetti seguenti, il 53 e il 54, dove si può distinguere tra to; fqarto;n – “i morti in decomposizione” – e to; qnhto;n, “i viventi”, che sono destinati alla sorte comune, la morte. Inoltre nel v. 51bc si sono ancora due fondamentali affermazioni da valutare: in 51b si dice pavnte" ouj koimhqhsovmeqa, ossia “non tutti moriremo”, e in 51c pavnte" de; ajllaghsovmeqa, “ma tutti saremo trasformati”; quest’ultimo concetto è ripetuto anche nel v. 52d, nel quale hJmei`" comprende morti e viventi al momento della parusia. Anche i verbi in 50bc...

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