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Alessandro Manzoni nei paesi anglosassoni

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Alice Crosta

Secondo la maggior parte dei critici, la fortuna di Manzoni in Gran Bretagna e negli Stati Uniti è stata molto limitata. Ma questo volume, che tratta della ricezione manzoniana nei paesi anglosassoni nell’Ottocento, cerca di ridimensionare l’interpretazione tradizionale della ‘sfortuna’, presentando numerosi documenti dai quali si evince che le opere di Manzoni erano lette e spesso anche apprezzate. Nell’Inghilterra romantica e vittoriana, le testimonianze più evidenti della fortuna di Manzoni comprendono due recensioni di Mary Shelley, e alcune fictions (di autori come Bulwer Lytton ed Elizabeth Gaskell) che alludono ai Promessi sposi. Negli Stati Uniti, spiccano i riferimenti a Manzoni in alcune conferenze di Emerson e negli articoli di Margaret Fuller. Inoltre non va dimenticato il ruolo degli esuli politici del Risorgimento, che attraverso l’insegnamento dell’italiano e la pubblicazione di recensioni contribuirono (anche se in modo contraddittorio e ambivalente) alla fortuna internazionale di Manzoni. Spesso infatti nei paesi anglosassoni le sue opere venivano lette e discusse attraverso una mediazione italiana, francese o tedesca, un complesso scambio di edizioni e di recensioni.
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16. Età vittoriana: George Eliot

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16.Età vittoriana: George Eliot

George Eliot (pseudonimo di Mary Ann Evans, 1819-80) leggeva almeno due opere manzoniane: la Morale cattolica nella traduzione inglese del 1836, come risulta dalla lettera all’amica Mrs. Bray del dicembre 1842, individuata da Dionisotti216; e I promessi sposi, in una ristampa fiorentina del 1830, come ha mostrato Szirotny217.

La lettera a Mrs. Bray elenca alcune letture, tra le quali le Osservazioni sulla morale cattolica: «I have skimmed Manzoni, who has suffered sadly in being poured out of silver into pewter. The chapter on Philosophy and Theology is worth reading»218. La ventitreenne Mary Ann Evans ha «dato un’occhiata» all’opera di Manzoni e osserva i difetti della traduzione, che, metaforicamente, ha trasformato il testo da argento in peltro, materiale meno pregiato. Considera interessante il III capitolo, Sulla distinzione di filosofia morale e di teologia, che è il più lungo e impegnativo e affronta la questione del rapporto fra il cristianesimo e le filosofie laiche219.

Per quanto riguarda I promessi sposi, George Eliot li prese in mano più volte a distanza di anni: in una recensione del 1856, ricorda la morale finale di Renzo, e i suoi diari documentano la lettura del romanzo nel 1869 e nel 1880220. ← 119 | 120 →

Szirotny ipotizza che dai Promessi sposi George Eliot ricavasse anche spunti per i propri romanzi: la metafora del filo e della matassa, e le scene del tumulto di Felix Holt (1866).

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