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Alessandro Manzoni nei paesi anglosassoni

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Alice Crosta

Secondo la maggior parte dei critici, la fortuna di Manzoni in Gran Bretagna e negli Stati Uniti è stata molto limitata. Ma questo volume, che tratta della ricezione manzoniana nei paesi anglosassoni nell’Ottocento, cerca di ridimensionare l’interpretazione tradizionale della ‘sfortuna’, presentando numerosi documenti dai quali si evince che le opere di Manzoni erano lette e spesso anche apprezzate. Nell’Inghilterra romantica e vittoriana, le testimonianze più evidenti della fortuna di Manzoni comprendono due recensioni di Mary Shelley, e alcune fictions (di autori come Bulwer Lytton ed Elizabeth Gaskell) che alludono ai Promessi sposi. Negli Stati Uniti, spiccano i riferimenti a Manzoni in alcune conferenze di Emerson e negli articoli di Margaret Fuller. Inoltre non va dimenticato il ruolo degli esuli politici del Risorgimento, che attraverso l’insegnamento dell’italiano e la pubblicazione di recensioni contribuirono (anche se in modo contraddittorio e ambivalente) alla fortuna internazionale di Manzoni. Spesso infatti nei paesi anglosassoni le sue opere venivano lette e discusse attraverso una mediazione italiana, francese o tedesca, un complesso scambio di edizioni e di recensioni.
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18. Età vittoriana: Gilbert

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18.Età vittoriana: Gilbert

La raccolta di racconti gotici Innominato. The Wizard of the Mountain (1867) di William Gilbert227, che comprende racconti già pubblicati su riviste, è centrata su un misterioso personaggio, detto l’Innominato: un mago e astrologo, che risiede in un castello sui monti intorno a Lecco, nel XIV secolo. Oltre che nel ‘nome’ del protagonista e nell’ambientazione, vi sono legami con l’opera manzoniana nel racconto The Last Lords of Gardonal, come ha notato Giovannoli228.

Ma i possibili spunti manzoniani sono inseriti in un contesto molto lontano da quello dei Promessi sposi. L’autore inglese sembra cioè compiere un’operazione analoga a quella intrapresa da Bulwer Lytton oltre trent’anni prima: riprende elementi potenzialmente gotici dei Promessi sposi (il personaggio dell’innominato e i rapimenti di Lucia) e li sviluppa in una narrazione fantastica e inquietante.

Nell’introduzione della raccolta parla il narratore, un viaggiatore inglese che soggiorna in Brianza, nella primavera di un anno, non precisato, del decennio 1840-49. Nel corso delle sue passeggiate sui monti è colpito dalle rovine di un castello e chiede al parroco, don Giorgio, se si conosce qualche notizia sulla sua storia. Il parroco precedente aveva trascritto tutte le tradizioni, più leggendarie che storiche, relative al castello. Il viaggiatore è interessato a queste tradizioni: legge il manoscritto, non senza difficoltà, e pubblica una selezione delle storie. ← 123 | 124 →

Ci sono quindi, come nei Promessi sposi, un narratore di secondo grado e il manoscritto di un anonimo; ma fin dall’inizio The Wizard of the Mountain,...

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