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Alessandro Manzoni nei paesi anglosassoni

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Alice Crosta

Secondo la maggior parte dei critici, la fortuna di Manzoni in Gran Bretagna e negli Stati Uniti è stata molto limitata. Ma questo volume, che tratta della ricezione manzoniana nei paesi anglosassoni nell’Ottocento, cerca di ridimensionare l’interpretazione tradizionale della ‘sfortuna’, presentando numerosi documenti dai quali si evince che le opere di Manzoni erano lette e spesso anche apprezzate. Nell’Inghilterra romantica e vittoriana, le testimonianze più evidenti della fortuna di Manzoni comprendono due recensioni di Mary Shelley, e alcune fictions (di autori come Bulwer Lytton ed Elizabeth Gaskell) che alludono ai Promessi sposi. Negli Stati Uniti, spiccano i riferimenti a Manzoni in alcune conferenze di Emerson e negli articoli di Margaret Fuller. Inoltre non va dimenticato il ruolo degli esuli politici del Risorgimento, che attraverso l’insegnamento dell’italiano e la pubblicazione di recensioni contribuirono (anche se in modo contraddittorio e ambivalente) alla fortuna internazionale di Manzoni. Spesso infatti nei paesi anglosassoni le sue opere venivano lette e discusse attraverso una mediazione italiana, francese o tedesca, un complesso scambio di edizioni e di recensioni.
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9. Età romantica: Scott

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9.Età romantica: Scott

Se da un lato è nota la stima di Manzoni per Scott, dall’altro è più difficile ricostruire il punto di vista dell’autore scozzese sul suo celebre ‘discepolo’. Scott non fa mai riferimento a Manzoni, né negli articoli che scriveva per le riviste letterarie, né nelle lettere, almeno quelle finora pubblicate127. É certo comunque che leggeva la Ventisettana, e infatti ricorda questa lettura in un’annotazione del suo diario, datata 6 luglio 1830: «I came home much faggd, slept for half an hour (I don’t like this lethargy) read Gli Promessi Sposi [sic] and was idle»128. Verosimilmente Scott aveva in mano l’edizione, stampata a Firenze nel 1829, che si conserva tuttora nella biblioteca di Abbotsford129.

Non ci sono testimonianze dirette di un giudizio di Scott su Manzoni. Ma troviamo una testimonianza indiretta nella biografia scottiana di John Lockhart (giornalista e scrittore, aveva sposato una figlia di Scott, Sophia). Nel 1831 l’autore scozzese, da tempo malato, venne in Italia per trascorrere l’inverno in un clima meno rigido di quello britannico. Le tappe principali del suo viaggio furono Napoli e Roma; non risulta, invece, che fosse passato da Milano e avesse incontrato Manzoni130. Lockhart ← 75 | 76 → trascrive molti brani del diario dello scrittore e, nei capitoli sul viaggio italiano (X e XI del volume VII), le testimonianze dei suoi amici William Gells (archeologo e studioso di antichità pompeiane) ed Edward Cheney. Quest’ultimo ricorda che Scott, durante la visita al castello di Bracciano, il 9 maggio 1832, aveva discusso di...

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