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La Bisanzio dei Lumi

L’Impero bizantino nella cultura francese e italiana da Luigi XIV alla Rivoluzione

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Elisa Bianco

«Un tissu de révoltes, de séditions et de perfidies». È forse questa l’immagine dell’Impero bizantino che, uscita dalla penna di Montesquieu nel 1734, in quella riflessione sulla caducità degli imperi – quello romano soprattutto – pubblicata col titolo di Considérations sur les causes de la grandeur des Romains et de leur décadence, ha avuto maggior seguito presso i posteri. Emblema delle posizioni illuministiche in materia bizantina essa è stata estesa a tutto il Settecento che, di conseguenza, è diventato il secolo «anti-bizantino» per eccellenza. E dopo Montesquieu Voltaire che, nel 1768, ne Le pyrrhonisme de l’histoire, definì la storia bizantina «l’opprobre de l’esprit humain, comme l’empire grec était l’opprobre de la terre», o ancora, a fine secolo, Edward Gibbon che dalle pagine del Decline and Fall la dichiarava un «tedious and uniform tale of weakness and misery». Ma è veramente tutta l’età dei Lumi un unico attacco compatto a Bisanzio, alle sue manifestazioni politiche, religiose, intellettuali? Come questo volume desidera evidenziare, il panorama appare più complesso e articolato presentando sfumature che smentiscono un quadro omogeneo e uniforme.
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Capitolo II Gli studi eruditi: la riscoperta di Bisanzio

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CAPITOLO II

Gli studi eruditi: la riscoperta di Bisanzio

1. Bisanzio alla corte del Re Sole

Le indagini che portano nel Seicento a riscoprire l’Impero bizantino non nascono solamente da questioni di ordine religioso e dalla spinta data dalla teologia positiva ad indagare le Sacre Scritture e il pensiero dei Padri della Chiesa: esse, infatti, si intrecciano, come era stato nel XVI secolo, con questioni di carattere politico e propagandistico, in particolar modo durante il regno di Luigi XIV, la cui figura e il cui operato erano stati oggetto di un’opera di costruzione attenta e accurata1. A tale scopo l’Impero bizantino costituiva per la durata più che millenaria, per lo splendore e per l’essere stato, seppur brevemente come esito della quarta crociata, dominio francese, strumento estremamente utile all’affermazione della magnificenza e potenza della monarchia borbonica. Inoltre esso rappresentava la piena realizzazione dell’ideale autocratico francese, la cui teorizzazione trovava espressione soprattutto in due testi bizantini che in Francia ebbero grande fortuna: i Capitoli parenetici di Agapeto – nella traduzione dei quali si cimentò lo stesso Luigi XIII – e la Gerarchia celeste dello Pseudo-Dionigi2. ← 73 | 74 →

Sulla base di tali considerazioni potrebbe perciò non essere una mera suggestione la giustapposizione tra le elaborate cerimonie della corte bizantina e le cerimonie presenti alla corte francese3: la ricchezza della corte costantinopolitana e il fasto delle sue cerimonie non erano infatti totalmente oscuri alla corte del Re Sole.

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