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La Bisanzio dei Lumi

L’Impero bizantino nella cultura francese e italiana da Luigi XIV alla Rivoluzione

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Elisa Bianco

«Un tissu de révoltes, de séditions et de perfidies». È forse questa l’immagine dell’Impero bizantino che, uscita dalla penna di Montesquieu nel 1734, in quella riflessione sulla caducità degli imperi – quello romano soprattutto – pubblicata col titolo di Considérations sur les causes de la grandeur des Romains et de leur décadence, ha avuto maggior seguito presso i posteri. Emblema delle posizioni illuministiche in materia bizantina essa è stata estesa a tutto il Settecento che, di conseguenza, è diventato il secolo «anti-bizantino» per eccellenza. E dopo Montesquieu Voltaire che, nel 1768, ne Le pyrrhonisme de l’histoire, definì la storia bizantina «l’opprobre de l’esprit humain, comme l’empire grec était l’opprobre de la terre», o ancora, a fine secolo, Edward Gibbon che dalle pagine del Decline and Fall la dichiarava un «tedious and uniform tale of weakness and misery». Ma è veramente tutta l’età dei Lumi un unico attacco compatto a Bisanzio, alle sue manifestazioni politiche, religiose, intellettuali? Come questo volume desidera evidenziare, il panorama appare più complesso e articolato presentando sfumature che smentiscono un quadro omogeneo e uniforme.
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Capitolo III Le perfide figure bizantine di Louis Maimbourg (1610–1686)

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CAPITOLO III

Le perfide figure bizantine1 di Louis Maimbourg (1610–1686)

1. La Bisanzio “pour les femmes”

“Livres pour les femmes”: così Pasquier Quesnel in una lettera al Magliabechi si pronunciava sulle opere di Louis Maimbourg2, gesuita e predicatore controverso, già famoso per l’ampia produzione di sermoni e opere teologiche, ma che a partire dagli anni Settanta del Seicento si era dedicato soprattutto alla stesura di opere storiche, dando alle stampe in poco più di un decennio una dozzina di ← 115 | 116 → opere apertamente antiprotestanti e filogallicane, che gli valsero l’espulsione dalla Compagnia3.

Un giudizio così tagliente era motivato dal fatto che i testi di Maimbourg, a dire di Quesnel, non si distinguevano per qualità dei contenuti, che risultavano alquanto discutibili per l’assenza di rigore scientifico e svariate inesattezze cronologiche, e presentavano uno stile volto alla narrazione romanzesca piuttosto che all’esposizione accademica; e tuttavia, a dispetto di ciò, godevano di grande diffusione.

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