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Metodologia Paretiana

Tomo III: Stati psichici e variabili dell’azione

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Mino B. C. Garzia

Questo è il terzo tomo di una trilogia: I. Differenziazione, non linearità, equilibrio (2006); II. Stati psichici e costanti dell’azione (2013). In questo terzo tomo si procede all’applicazione della teoria delle derivazioni, alla ricerca delle variabili dell’azione. Come per gli altri due tomi, si parte sempre dal testo paretiano, estendendone esempi ed osservazioni tratti soprattutto dalla contemporaneità. Uno sguardo da vicino, dunque, anche in questo tomo. Stampa quotidiana, periodica, libri e osservazioni dirette sono stati fonti inesauribili per l’individuazione delle derivazioni. Il risultato è che dalle migliaia di esempi selezionati ne sono stati estratti circa quattrocentocinquanta, divenuti parte integrante di questo volume. Come per il precedente, ognuno potrà sostituire un qualsiasi esempio con un altro di apparente segno opposto, non muta il risultato: la potenza delle derivazioni staccatesi dalle pulsioni (residui) è tale da «portare opposte dottrine allo stesso punto»; poiché, in realtà, non le azioni o i fatti concreti sono stati classificati e discussi, ma i loro elementi (sentimenti o stati psichici), i quali permettono di completare una teoria sociologica della mente.
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[Classe III Accordo con sentimenti, o con principi]

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[Classe III. Accordo con sentimenti, o con principi]

Le dottrine sociali efficacemente operanti (e per meglio dire i sentimenti manifestati da tali dottrine) assumono la forma di miti (Trattato, § 1868). Per conoscere l’equilibrio sociale, preme più sapere che cosa i contemporanei pensassero di un mito, che di conoscere la relazione del mito con la realtà sperimentale (Trattato, Ed. Utet, p. 24).

Teorie e prediche, interessi e sentimenti. Pareto è un realista: “non possiamo considerare tutte le moltissime forze che, per determinare il volere, operano sulla società, anzi neppure le conosciamo; quindi rimane che, non potendo avere il molto ci contentiamo del poco, e che, con grossolana approssimazione, procuriamo di ricavare dall’esperienza ciò che essa può darci. Sarà sempre meglio del rigore apparente e fittizio delle metafisiche e delle fedi”. Dall’esperienza si trae il convincimento che “tra le forze che determinano il volere, le teorie e le prediche sono le minime, gli interessi ed i sentimenti sono le massime, e [questi] divengono assolutamente preponderanti per le grandi variazioni”. Per “chi è persuaso dal sentimento, i ragionamenti logico-sperimentali sono come carboni spenti; è impossibile il recare parte, anche sol piccola, delle numerosissime prove che si hanno, perché, a volere ciò fare, sarebbe necessario trascrivere qui parte grande della storia dell’umano genere. Nel seguito infinito di delitti, di crudeltà, di barbarie, di stragi, di infamie che esso ricorda, e di cui gli individui, le stirpi, i popoli sono, a vicenda, nel tempo, autori e vittime, e dunque, a seconda delle varie inclinazioni...

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