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La tradizione epica e cavalleresca in Italia (XII-XVI sec.)

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Edited By Claudio Gigante and Giovanni Palumbo

In uno studio pubblicato nel 1970, Carlo Dionisotti scriveva: «la ricerca sulla poesia cavalleresca [...] è ancora tutta da fare». Questo giudizio inappellabile è riaffermato anche nel bilancio più recente sulla Letteratura cavalleresca, pubblicato da Marco Villoresi nel 2000.
Le ricerche qui riunite sono state presentate da specialisti belgi, francesi e italiani in occasione di un Convegno internazionale che si è tenuto presso le Facultés Universitaires Notre-Dame de la Paix de Namur e l’Université Libre de Bruxelles dal 19 al 21 dicembre 2007. Gli interventi seguono il cammino di quella tradizione narrativa che va dai testi francesi circolanti nella Penisola fino ai grandi autori del Rinascimento, passando per la letteratura franco-italiana. Tale percorso offre nuove interpretazioni d’opere ben conosciute, permette di scoprire dei testi a torto trascurati e solleva importanti questioni metodologiche d’ordine linguistico, filologico e letterario. Il presente volume si propone così di contribuire alla costruzione di un edificio storiografico ancora in cantiere: la storia della letteratura cavalleresca in Italia.

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Textes et traditions épiques chez Dante (Par. XVIII) 73

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73 Textes et traditions épiques chez Dante (Par. XVIII)∗ Paolo RINOLDI Università di Parma Fo gloriosa Bertagna la grande una stagion, per l’arme e per l’amore (onde ancor hoggi il nome suo si spande sì ch’al re Artuse fa portar honore), quando e’ bon cavalieri a quele bande mostrarno in più batalie il suo valore, andando con lor dame in aventura, et hor sua fama al nostro tempo dura. Re Carlo in Franza poi tienne gran corte, ma a quela prima non fo somiliante, ben che assai fosse ancor robusto e forte et avesse Renaldo e’l sir d’Anglante: perché tiéne ad Amor chiuse le porte e sol se dete ale bataglie sante, non fo di quel valor o quela estima qual fo quel’altra ch’io contava in prima.1 1. Traditions épiques dantesques S’atteler une nouvelle fois à la lecture de la Commedia est à plu- sieurs égards une entreprise décourageante, compte tenu du nombre de références bibliographiques qui lui sont consacrées: il me semble toute- fois que les héros du canto XVIII, qui se sont battus pour défendre la foi chrétienne, méritent cet effort. Nous suivrons les traces de ceux qui lisent la Commedia comme un «macrotexte» revenant constamment sur les autres ouvrages de Dante pour les dépasser, en tenant compte du nouveau statut que le poète lui-même acquiert dans la Commedia. ∗ Je remercie chaleureusement Amélie Hanus, Nicola Catelli, Giuseppe Ledda et Giovanni Palumbo qui ont lu une version provisoire...

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