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Dalla tragedia al giallo

Comico fuori posto e comico volontario

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Edited By Costantino C.M. Maeder, Gian Paolo Giudicetti and Amandine Mélan

I saggi riuniti in questo libro sono dedicati alla comicità nella letteratura, nella saggistica e nell’opera italiane, in particolare alla comicità fuori posto in opere di Campanile, Guicciardini, Dumas, Ariosto, Gadda, Flaiano, Wolf-Ferrari, Camilleri, Lakhous, Wolf-Ferrari, Verdi, Eco, Svevo e altri. Il comico è in un certo senso sempre fuori posto, un contrasto tra un evento, una frase, una scena inappropriata e un contesto che di per sé non si presta a quell’evento, quella frase, quella scena. Proprio per riflettere su questo contrasto, il libro si sofferma su quei contesti che ancor meno di altri son predisposti ad accogliere il comico e a suscitare una risata: la tragedia del Cinquecento, il genere epistolare, l’opera seria, la saggistica seriosa, il tutto attraverso l’accostamento di approcci diversi: dalla filologia alla semiotica, all’analisi testuale, agli studi culturali. Sorgerà forse al lettore la domanda: sono questi approcci troppo seri per affrontare il tema della comicità, tanto da essere a loro volta fuori posto?

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La solitudine dei satiri: Gadda e Flaiano - Giuseppe Papponetti

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203 La solitudine dei satiri: Gadda e Flaiano Giuseppe PAPPONETTI Istituto Nazionale di Studi Crociani, Centro Nazionale di Studi Dannunziani Nel febbraio del 1940, in uno degli ultimi ritorni nella sua Milano “Panettopoli”, Gadda scriveva a Leone Traverso cercando come al solito di evitare, o almeno dilazionare, uno dei tanti impegni di penna che gli amici cominciavano a richiedergli con una certa pressante insistenza. Mi par d’essere quella vecchia troiona che in una delle mie passeggiate solitarie lungo il Tevere vidi venir su dal canneto soffiando come un vitello marino e esclamando “Nun ne pozzo più; nun ne pozzo più”1. Se l’artista Gadda doveva ancora dare il meglio di sé, l’uomo era già arrivato al capolinea, cioè ad una definizione congenita della propria personalità e di conseguenti reazioni di acre intolleranza verso i suoi simili e la società tutta. E nasceva sin dal principio da una concezione del vivere civile ingessata in concetto di ordine maniacale, di puntigliosità connaturata ad educazione più che rigida da parte di madre poi dolorosamente esplicitata in alcuni passaggi della Cognizione che tentano di rimuovere il problema a scapito della figura paterna.2 E a ben vedere ogni pagina gaddiana vive di un malcelato autobiografismo che è sotteso sempre ai momenti di più evidenziato sarcasmo, ai cachinni, alle iraconde intemperanze verso il prossimo: valga in partenza la figura dell’ingegner Baronfo del libro d’esordio, La Madonna dei filosofi, il quale ha in odio i bambini urlanti, i cani che abbaiano, la cattiva sintassi, le prodezze dei nuovi...

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