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«Mutazione delle cose» e «pensieri nuovi»

Saggi su Francesco Guicciardini

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Matteo Palumbo

I saggi qui raccolti riguardano, nel loro insieme, un solo argomento: l’opera di Francesco Guicciardini, osservata da prospettive volta per volta diverse e, insieme, convergenti. Il senso del libro è racchiuso nel titolo: «mutazione delle cose» e «pensieri nuovi». Guicciardini usa, non a caso, per sé e per i suoi contemporanei, l’immagine delle «tenebre», in cui tutti si muovono. Il giudizio degli uomini si fonda unicamente sulla capacità di osservare mille dettagli, prevedere il loro possibile sviluppo, scegliere tra le soluzioni immanenti e incerte la più adeguata, congetturando i molteplici effetti che accompagnano qualunque decisione. Questa smisurata tensione conoscitiva e, insieme, pratica prende in Guicciardini il nome vecchio e nuovo di «discrezione». Il mondo che Guicciardini ha davanti, da qualunque lato lo si osservi, deve essere scrutato fino ai minimi motivi. E per raccontarlo occorrono procedimenti, pensieri e «nomi nuovi».

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11. La guerra esemplare: la battaglia di Fornovo nella Storia d’Italia di Francesco Guicciardini

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1. Nella Storia d’Italia di Francesco Guicciardini la battaglia di Fornovo occupa un ruolo retoricamente impegnativo. Mi riferisco, con questa espressione, non solo all’importanza genericamente fattuale che essa possiede, in rapporto alla trama degli eventi prodottisi dopo la grande cesura del 1494, ma anche, piuttosto, al rilievo narrativo che acquista e al valore centrale che assume nel racconto guicciardiniano. Nella sequenza di aggres- sioni militari, di assedi e di scontri, di conquiste o di perdite di città e di villaggi, nella ripetizione di saccheggi feroci e sistematici, su cui l’autore non si stanca di richiamare l’attenzione del lettore, essa costituisce il primo combattimento frontale tra gli eserciti dei due opposti schieramenti: quello francese, da una parte, quello della lega dall’altra. Per tale ragione inaugura, nella continuità senza fine delle guerre, una serie di eventi omogenei, che, al confronto, potranno diventare ancora più terribili, ma che di questo primo fatto conserveranno la sostanza più intima e innegabile. Perciò, nella catena di massacri e di cupidigie in cui sembra doversi condensare l’intero processo di quarant’anni di storia, proprio quella battaglia finisce per rappresentare il principio di una legge costante: principio come inizio, come esordio, ma anche, e non meno, come essenza, come verità e come fondamento. Non è una cosa originale ribadire che la guerra, nella Storia d’Italia, è esplicitamente indicata come uno degli indici più caratterizzanti delle «cose accadute alla memoria nostra»1. La discesa di Carlo VIII, infatti, come si sa, oltre a portare «i semi di innumerabili calamità, di orribilissimi accidenti,...

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