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L’«Ortis» e la Francia

Approcci e prospettive

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Edited By Sarah Béarelle and Claudio Gigante

Anche se gli studi degli ultimi decenni sul «noviziato» foscoliano hanno apportato significative acquisizioni – tanto sul versante politico che su quello letterario – manca ancora una «cartografia» dettagliata che prenda in considerazione i diversi versanti e le zone di luce e di ombra sui rapporti tra la cultura francese e Foscolo. Gli autori del presente volume hanno inteso compiere un passo in avanti nell’analisi del rapporto tra l’opera di Ugo Foscolo e la cultura francese concentrandosi, quale punto di partenza per ulteriori necessari approfondimenti, sulle Ultime lettere di Jacopo Ortis. Entrambe le prospettive che si offrivano – la presenza nel romanzo di una complessa trama di letture francesi e l’impatto che le Ultime lettere hanno avuto nella cultura francese dell’Ottocento – sono state prese in considerazione.
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L’Ortis e la Nouvelle Héloïse: (Enzo Neppi)

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← 48 | 49 → L’Ortis e la Nouvelle Héloïse

Enzo NEPPI

Université Stendhal-Grenoble 3

L’influenza di Rousseau su Foscolo, particolarmente forte negli anni della sua formazione, è cosa nota e ampiamente documentata1. Nel Piano di studj dell’autunno del 1796 «Gioan-Jacopo» è ricordato due volte per il Contratto sociale e una per la «Nouvell’Heloise»(sic)2. Anche la sentenza giovenaliana vitam impendere vero, sotto la cui egida Foscolo pone una raccolta di dodici odi (p. 7), deriva con ogni probabilità da Rousseau, che l’aveva rivendicata come suo motto nella lettera a D’Alembert. Nel corso dei suoi interventi nella Società d’istruzione a Venezia, Foscolo difende l’opinione di Rousseau secondo cui Il Principe di Machiavelli è libro repubblicano (p. 16) e sostiene più volte, con spirito rousseauiano, la santità delle leggi. Nelle successive Istruzioni politico-morali (autunno 1798) egli indica nella ricchezza e nel lusso il principale nemico dell’eguaglianza, della libertà individuale e dell’indipendenza politica degli stati; e afferma in particolare che nello «stato di natura» è proprietà di un uomo solo ciò che egli «occupa e gode» (p. 147). Sono queste affermazioni riconducibili tutte, in modo diretto o indiretto, a Rousseau.

E tuttavia, già negli anni di formazione di Foscolo, vediamo emergere delle asserzioni che contraddicono la filosofia di Rousseau. Nella prima parte dell’Ortis 983 Foscolo rifiuta, in modo sia pure ← 49 | 50 → implicito, la distinzione rousseauiana fra stato di natura e stato di società, e nega, come suo corollario, le due celebri tesi della bontà naturale dell’uomo e...

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