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Pasolini

Cinema e antropologia

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Donatella Maraschin

Questo è il primo libro che esplora sistematicamente le strategie discorsive e le metodologie antropologiche adottate da Pier Paolo Pasolini nei suoi film. L’analisi delle intersezioni tra discorso antropologico, documentario e finzione rivela i modi attraverso cui il cinema di Pasolini sia profondamente correlato all’antropologia visuale, nei modi concettualizzati negli anni Ottanta dalla New Ethnography, sia in termini di pratica che di ricerca teorica. Una delle tesi del libro è che i film di Pasolini contengano ricorsi antropologici che emergono da una discorsività percettiva che li avvicina a uno dei più interessanti indirizzi dell’antropologia visuale anglosassone, quello dell’antropologia dei sensi, rendendo manifesto il loro valore pionieristico e visionario. L’analisi delle categorie corporali, topografiche, ritualistiche e identitarie presenti nei film di Pasolini svela inoltre istanze discorsive che si spingono oltre le ideologie coloniali e moderne spesso attribuitegli dalla critica tradizionale.
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Capitolo 9: Antropologia e film per appunti

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Da Sopralluoghi in Palestina per il Vangelo secondo Matteo (1965) Pasolini sperimenta nel corso degli anni Sessanta con una formula narrativa che ben si presta alla discorsività dell’autore su corpi, luoghi e paesaggi, ritualità e identità culturale. In Sopralluoghi in Palestina, Appunti per un film sull’India (1968), Appunti per un’Orestiade africana (1973), come anche nei progetti non finiti “Appunti per un Poema sul Terzo Mondo” (1968) e “Appunti per un romanzo sull’immondezza” (1970), Pasolini dimostra la volontà di misurarsi con temi e metodologie antropologiche non solo a livello percettivo secondo le modalità fin qui discusse, ma anche attraverso una trattazione che li dischiude più esplicitamente nel testo. In questi film, infatti, Pasolini si avvale in gran parte delle convenzioni del cinema documentario. Tuttavia, la struttura narrativa di questi film rivela la presenza in absentia di una fiction tramite la sua riduzione sommaria in discorso indiretto e utilizzata come elemento di disturbo al procedere logico e argomentativo del discorso documentario. Come vedremo, questo consente a Pasolini nei film per appunti di trattare il materiale antropologico non solo sul piano logico e induttivo della conoscenza concettuale propria della retorica del documentario, ma anche sul piano simbolico, attraverso il solito ricorso a un’estetica espressionista soggettiva e auto-referenziale. Anche in questi film, infatti, Pasolini affronta il rapporto tra le categorie di borghesia e del premoderno, e tra esse e il proprio sé decentrato, destrutturandolo visivamente nei film nei temi antropologici della corporeità, dei luoghi e del sacro. Spiegava Pasolini:

Io non vedo...

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