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L’autore esposto

Scrittura e scritture in Karl Kraus

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Irene Fantappiè

La scrittura di Karl Kraus è un caleidoscopio di scritture diverse e contraddittorie. Morale, giustizia, storia, traduzione, plagio non sono solo temi ricorrenti nei suoi testi, ma anche ‚modi‘ della sua scrittura. Esaminare tali ‚modi‘ nel contesto storico-letterario della Vienna d’inizio Novecento, alle soglie e dentro il primo conflitto mondiale, significa situarli nel dibattito su morale e diritto, su letteratura e giornalismo, sul teatro di Wedekind e sulla poesia di George; significa, inoltre, osservare come la scrittura di Kraus vada costruendo un autore ‚esposto‘, come lui stesso lo definisce. È un autore messo in mostra, anche nelle sue contraddizioni, e messo a rischio, sottoposto al giudizio altrui – aspetti, questi, che ampliano e rivedono il topos novecentesco del Kraus ‚grande accusatore‘.

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2. Letteratura e diritto, giustizia e lingua

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È impossibile comprendere alcunché di Karl Kraus, afferma Walter Benjamin, se non si capisce che per lui „tutto, necessariamente e senza eccezione, linguaggio e cosa, ha luogo nella sfera del diritto“.1 I saggi, gli aforismi e le pièces teatrali krausiane discutono nel dettaglio singole norme di legge, citano le cronache giudiziarie dei più famosi processi della Vienna fin de siècle (compreso il celebre Moltke-Eulemburg),2 contengono graffianti ritratti di giudici e avvocati, rappresentano processi immaginari. Ma se Benjamin ha ragione nell’affermare che in Kraus tutta la „filologia mangiafuoco e divoratrice di spade si occupa del diritto non meno che del linguaggio“,3 non è solo perché nell’opera dello scrittore satirico viennese diritto e giustizia svolgono un ruolo preminente in quanto oggetto di rappresentazione, ma anche, se non soprattutto, perché il sistema del diritto è per Kraus un paradigma a partire dal quale vengono pensate la letteratura e la lingua.

In Kraus la disamina del diritto prende le mosse da quella di un più alto ideale di giustizia, il quale, a sua volta, è intrinsecamente legato al culto krausiano per la lingua. Giustizia e lingua risultano fondate l’una nell’altra: da una parte la lingua è intesa come paradigma etico, dall’altra la giustizia risulta pensabile soltanto nella lingua. Proprio a questo Benjamin si riferisce quando parla del „salto mortale veramente ebraico“ di un Kraus che „venera l’immagine della giustizia divina come lingua“.4 Se la giustizia fuori dalla lingua non può dirsi tale, allo stesso modo la lingua svuotata dell’idea...

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