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Commedia all'italiana come specchio di stereotipi veicolati dal dialetto

Un approccio sociolinguistico

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Anna Grochowska-Reiter

Il volume è uno studio interdisciplinare che solleva l’argomento della presenza e dello sfruttamento degli stereotipi regionali e delle relative forme linguistiche di origine dialettale nei film della commedia all’italiana. Riflette sull’uso del dialetto a scopi comici nelle manifestazioni artistiche e mette in evidenza l’interdipendenza dello stereotipo regionale e dei tratti linguistici dialettali. In base al corpus composto da dieci pellicole uscite tra il 1958 e il 1968 sono stati sottoposti all’analisi quattro stereotipi regionali: romano, milanese, siciliano e veneto e i rispettivi tratti linguistici manifestatisi a ciascun livello di analisi linguistica.

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Capitolo 7: Stereotipo del romano nella commedia all’italiana

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Capitolo 7: Stereotipo del romano nella commedia all’italiana

7.1  Origini dello stereotipo culturale

Per cogliere appieno il fenomeno dello stereotipo romano occorre andare a ritroso nel tempo, fino al Seicento e al teatro popolare romano, nei cui spettacoli si fusero due maschere, dando vita a un’immagine stereotipica dell’abitante di Roma, tutt’ora presente nel bagaglio collettivo degli italiani.

Nel 1695 Berneri pubblicò un poema giocoso in ottave, scritto in dialetto romanesco mescolato alla lingua letteraria, intitolato Meo Patacca overo Roma in feste ne i trionfi di Vienna. Di nostro particolare interesse risultano il protagonista principale, Meo Patacca, «del più bravo tra i Sgherri Romaneschi» (Berneri 1825: 1) che coraggiosamente vuole organizzare una spedizione per liberare Roma dall’assedio austriaco di Vienna, e Marco Pepe, il suo negativo, antieroe e buffo smargiasso. Nell’Ottocento, grazie a due attori dialettali, Filippo Tacconi e Annibale Sansoni, che ripresero il poema, i personaggi creati da Berneri entrarono sulla scena teatrale. Il modernizzato Meo Patacca arrivò all’apice della popolarità in compagnia di Marco Pepe, personificando un trasteverino spiritoso, arrogante, ma in fondo di buon cuore. Ciampi (1880: 410) così descriveva la fortuna delle due maschere:

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