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Verga innovatore / Innovative Verga

L’opera caleidoscopica di Giovanni Verga in chiave iconica, sinergica e transculturale / The kaleidoscopic work of Giovanni Verga in iconic, synergetic and transcultural terms

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Edited By Dagmar Reichardt and Lia Fava Guzzetta

Questa antologia internazionale focalizza l’opera letteraria di Giovanni Verga puntando sul suo potenziale «caleidoscopico» e transculturale. Le innovazioni del grande Verista siciliano, il respiro europeo del suo pensiero, le numerose sinergie estetiche e la sensibilità della sua denuncia sociale rivelano un autore pronto a dialogare attraverso la sua arte con i più squisiti scrittori della «letteratura mondo».

This international collection focuses on the literary work of Giovanni Verga pinpointing its «kaleidoscopic» and transcultural potential. The innovations of the leading Sicilian «verista», the European drive of his thought, the many aesthetic synergies and the sensitivity of his social denunciation show an author ready to interact through his art with top writers in World Literature.

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La rappresentazione monumentale e architettonica della decadenza nobiliare nel Mastro-don Gesualdo di Verga (Angelo Pagliardini)

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Angelo Pagliardini*

La rappresentazione monumentale e architettonica della decadenza nobiliare nel Mastro-don Gesualdo di Verga

1.  Premessa

Il secondo capolavoro verghiano potrebbe essere analizzato come “epopea borghese”, o “romanzo della roba”, una sorta di sviluppo ipertrofico della novella La roba1, e anche come luogo privilegiato delle raffinate tecniche narrative tipiche del verismo, fra cui il monologo interiore, ma in questa sede vorremmo presentare una “prospettiva” particolare, e usiamo non a caso questo termine caro alle arti figurative e plastiche e anche all’architettura per sottolineare proprio il ruolo non marginale che nel romanzo Mastro-don Gesualdo svolgono le descrizioni architettoniche e artistiche, in particolare dei palazzi nobiliari. È stato osservato che, in particolare nel secondo romanzo del progettato ciclo che doveva in qualche modo essere assimilabile alla serie dei capolavori balzachiani o zoliani, intitolato prima La marea, poi definitivamente I vinti2, prevale la poetica del «far vedere le cose come sono», per seguire più strettamente i naturalisti francesi ed allontanarsi dal romanzo psicologico borghese, di cui Verga stesso critica le modalità assunte nell’opera di Jules Vallès3. Rispetta i canoni di questa poetica dell’evidenza visuale anche la puntuale descrizione architettonica, strutturale e artistica dei palazzi nobiliari. ← 177 | 178 →

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