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Verga innovatore / Innovative Verga

L’opera caleidoscopica di Giovanni Verga in chiave iconica, sinergica e transculturale / The kaleidoscopic work of Giovanni Verga in iconic, synergetic and transcultural terms

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Edited By Dagmar Reichardt and Lia Fava Guzzetta

Questa antologia internazionale focalizza l’opera letteraria di Giovanni Verga puntando sul suo potenziale «caleidoscopico» e transculturale. Le innovazioni del grande Verista siciliano, il respiro europeo del suo pensiero, le numerose sinergie estetiche e la sensibilità della sua denuncia sociale rivelano un autore pronto a dialogare attraverso la sua arte con i più squisiti scrittori della «letteratura mondo».

This international collection focuses on the literary work of Giovanni Verga pinpointing its «kaleidoscopic» and transcultural potential. The innovations of the leading Sicilian «verista», the European drive of his thought, the many aesthetic synergies and the sensitivity of his social denunciation show an author ready to interact through his art with top writers in World Literature.

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L ’ opera di Verga in alcune regioni europee: traduzioni, fraintendimenti e ricezione (Rita Verdirame)

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Rita Verdirame*

L’opera di Verga in alcune regioni europee: traduzioni, fraintendimenti e ricezione

La materia popolare e antropologica che costituisce il nucleo contenutistico dei Malavoglia, materia che l’artista lesse e offrì in un’ottica simbolica, miticamente perenne e storicamente contestativa, esigeva un dettato inedito comportando scelte linguistiche audaci; tanto innovative da spiazzare lettori e critici e da giustificare la perplessità dei primi e il silenzio dei secondi. Appena tredici sono difatti le recensioni che accolsero in Italia il primo romanzo de I vinti. Un bottino molto magro per chi come il Verga dei romanzi cosiddetti “mondani”1, Eros e Tigre reale, 1873 e 1875, aveva bevuto alla coppa di un consenso largamente diffuso tra il pubblico postunitario e tra i colleghi dell’enclave letteraria. Tuttavia, anche se numericamente poco cospicui né costantemente ammirativi, anzi talvolta francamente severi, i giudizi sull’esordio verista del siciliano sono documenti esemplari di una temperie dibattuta tra l’idea di una narrativa modellizzata sull’esempio manzoniano e la prefigurazione di una scrittura realistica contaminata da oralità e dialettismi, pronta sia ad accogliere le emergenti istanze socialiste e radicali, sia a censire con neutralità (apparente) le aporie e il malessere della società postunitaria.

Quest’ultima posizione è testimoniata dall’articolo del democratico Felice Cameroni, estimatore entusiasta dei Malavoglia, accolto tempestivamente su «Il Sole» del 25 febbraio 1881 e, subito dopo, sulla «Rivista repubblicana» di Cremona. Anche Angelo De Gubernatis manifestò consenso nel 1884 sulle colonne de «L’illustrazione popolare». Sul debutto verista verghiano si misurarono...

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