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Variazioni sull'apocalisse

Un percorso nella cultura occidentale dal Novecento ai giorni nostri

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Edited By Alessandro Baldacci, Anna Małgorzata Brysiak and Tomasz Skocki

L’apocalisse, nelle sue innumerevoli forme e interpretazioni, costituisce uno dei temi cardine della cultura e dell’immaginario collettivo dell’ultimo secolo, in cui ritorna costantemente l’idea della fine e del «dopo la fine». Il volume si propone di indagare, in ottica comparata e interdisciplinare, le più diverse narrazioni e rappresentazioni apocalittiche del XX e XXI secolo, spaziando dalla letteratura al cinema, dall’arte alla filosofia, fino alle serie televisive contemporanee.

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La fine al tempo dell’antropocene: 10:04 di Ben Lerner (Giuseppe Carrara)

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Giuseppe Carrara

La fine al tempo dell’antropocene: 10:04 di Ben Lerner

Abstract: Amitav Gosh argued that contemporary novels fail to seriously and realistically depict climate change. In this paper I suggest that Ben Lerner’s 10:04 is a good example of Anthropocene fiction that deals, in the form of a realistic autofiction, with the potentials and the meanings of a possible end of the world, not only as a theme, but experimenting with form in order to find new possibilities of literary expression both as a consequence and reaction to the catastrophe.

Keywords: Ben Lerner, Anthropocene, 10:04, climate change, Amitav Gosh, Ernesto de Martino, Giorgio Agamben

In un saggio recente, Amitav Ghosh parla di “grande cecità”1 per descrivere l’apparente difficoltà, per la letteratura non fantascientifica, di raccontare il cambiamento climatico, che sarebbe, a detta dello scrittore indiano, il grande evento del nostro tempo presente: un qualcosa di così pervasivo su scala globale e che non riesce a trovare un posto stabile nella tradizione della narrativa contemporanea. Uno dei motivi, secondo Ghosh, è che il canone del romanzo moderno, almeno così come è stato descritto da Franco Moretti ne Il secolo serio, ha privilegiato la probabilità a discapito dell’inaudito, i riempitivi ne sarebbero una spia in quanto “mantengono il racconto all’interno dell’ordinarietà della vita”, spostano “l’inaudito verso lo sfondo” e portano “il quotidiano in primo piano”2. Il riempitivo è compatibile con la nuova regolarità borghese ed è, ancora con le parole di Moretti,...

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