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Strutture dell’italiano regionale

Morfosintassi di una varietà diatopica in prospettiva sociolinguistica

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Massimo Cerruti

A partire da un corpus di parlato raccolto nel contesto urbano di Torino, si analizzano alcune strutture morfosintattiche dell’italiano regionale (sia specificamente piemontesi sia più generalmente settentrionali, quando non condivise anche da varietà meridionali) alla luce delle principali implicazioni di rilievo per la linguistica e la sociolinguistica. Gli aspetti di variazione, in particolare, esaminati in riferimento alla formazione di un ‘italiano regionale standard’, sono descritti correlando fatti di linguistica esterna, quale la marcatezza sociolinguistica dei costrutti, a fatti di linguistica interna; tra questi, la conformità a principi universali di naturalezza, la coerenza rispetto alle proprietà strutturali e alle tendenze ristandardizzanti dell’italiano contemporaneo e la mancanza di corrispondenti grammaticalizzati in italiano standard.

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Parte I Teorie e ricerche

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16 17 1. Lo stato dell’arte 1.1. Storia degli studi e della lingua Riflessioni sulla variabilità diatopica della lingua italiana, divenute sempre più frequenti a partire dal Settecento e, in particolare, dalla prima metà dell’Ottocento, sono presenti già nella codificazione grammaticale cinquecen- tesca (cfr. D’Achille 2002, 28) e, a livello lessicale, nella prima edizione (da- tata 1612) del Vocabolario degli Accademici della Crusca (cfr. Cortelazzo 1990). Una piena consapevolezza e una più diffusa attenzione nei confronti del fenomeno si ebbero però soltanto tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, a mano a mano, cioè, che da un monolinguismo dialettale genera- lizzato si passava a un uso sempre più esteso della lingua comune. Fino a tutti i primi due decenni del XX secolo, però, la questione delle interferenze del dialetto nella lingua italiana interessò per lo più unicamente l’ambito scolasti- co e gli usi linguistici della borghesia cittadina, data anche la lentezza e la complessità dell’opera di alfabetizzazione (v. Sobrero 1988, 735-736). All’inizio del Novecento il dibattito sulla variazione geografica dell’italiano condusse alla redazione di numerose raccolte di provincialismi o regionalismi destinate alla didattica, volte a segnalare le differenze più ricor- renti rispetto all’italiano standard mediante confronti contrastivi tra i tratti re- gionali individuati e i corrispondenti toscani o di tradizione letteraria (per una silloge bibliografica v. Gensini 1995)1. Tali studi seguivano una più o meno rigida impostazione normativa ed erano animati da intenti prescrittivi e cor- rettivi, che comportavano una considerazione della variazione diatopica in termini di errori...

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