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Strutture dell’italiano regionale

Morfosintassi di una varietà diatopica in prospettiva sociolinguistica

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Massimo Cerruti

A partire da un corpus di parlato raccolto nel contesto urbano di Torino, si analizzano alcune strutture morfosintattiche dell’italiano regionale (sia specificamente piemontesi sia più generalmente settentrionali, quando non condivise anche da varietà meridionali) alla luce delle principali implicazioni di rilievo per la linguistica e la sociolinguistica. Gli aspetti di variazione, in particolare, esaminati in riferimento alla formazione di un ‘italiano regionale standard’, sono descritti correlando fatti di linguistica esterna, quale la marcatezza sociolinguistica dei costrutti, a fatti di linguistica interna; tra questi, la conformità a principi universali di naturalezza, la coerenza rispetto alle proprietà strutturali e alle tendenze ristandardizzanti dell’italiano contemporaneo e la mancanza di corrispondenti grammaticalizzati in italiano standard.

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Parte II Morfologia e sintassi della frase

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54 55 5. Affissi 5.1. Il prefisso dis- Un parametro di diversificazione dell’italiano è costituito dalla distribuzione diatopicamente differenziata di alcuni morfemi derivazionali. È nota, ad e- sempio, la presenza regionalmente variabile di determinati prefissi (es. l’uso dell’iterativo re- invece di ri- a Firenze e nella Toscana centrale, v. Telmon 1993, 124) e suffissi (es. la preferenza per -aro [-ACTIONALITY] [+ASPECT] (cfr. Squartini 1998, 102), essere qui/lì che + V risulta, stando all’analisi al § 11.3.1.1., maggiormente grammaticalizzata di essere dietro a + INF/che + V. La prima forma presenta infatti una più netta valenza aspettuale imperfettiva (essendo compatibile anche con l’aspetto abi- tuale) rispetto alla seconda; essere dietro a + INF/che + V, al contrario, mostra una caratterizzazione azionale più forte. L’incompatibilità di essere qui/lì che + V con morfologia perfettiva, che la distingue da essere dietro a + INF/che + V, inoltre, è segno di grammaticalizzazione avanzata poiché interpretabile come perdita di proprietà specifiche della categoria verbo (v. Giacalone Ra- mat 1995, 176; Amenta/Strudsholm 2002, 4 e passim). Allo stesso tempo, come si vede dalla tabella, essere qui/lì che + V risulta più frequente di essere dietro a + INF/che + V; alla maggiore frequenza d’uso corrisponderebbe dun- que, come si è visto, uno stadio di grammaticalizzazione più avanzato212. Nel caso di altre perifrasi, però, la relazione tra frequenza d’uso e grado di gram- maticalizzazione non sembra ugualmente verificata. È indicativo, ad esempio, il fatto che essere qui/lì che + stare + GER mostri medesime caratterizzazione aspettuale e restrizioni morfologico-azionali della PP stare +...

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