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«Ridere in pianura»

Le specie del comico nella letteratura padano-emiliana

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Edited By Gerhild Fuchs and Angelo Pagliardini

I saggi contenuti nel volume individuano nettamente, nel panorama della letteratura comica novecentesca, una linea di geografia letteraria emiliano-romagnola o più genericamente padana. L’attenzione si focalizza in primo luogo sul gruppo di autori riunitisi negli anni ‘90 intorno alla rivista Il semplice, innanzitutto Ermanno Cavazzoni e Gianni Celati. Ma la verve particolarissima del «comico padano» arriva a permeare tutto lo sviluppo diacronico del Novecento, dalla stagione di autori come Guareschi o Delfini, attraverso le suggestioni dello sperimentalismo e della neoavanguardia, fino al gioco letterario postmoderno. Completa il viaggio nell’universo letterario del «ridere in pianura» la ricerca delle sue radici nel filone dell’epica cavalleresca.

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LA PAROLA AGLI SCRITTORI

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21 Ermanno Cavazzoni La scuola del comico 1 Com’è che uno è attratto dal comico? Beh, c’è di mezzo il fatto della miscre- denza. Prendiamo un bambino di undici anni, età della scuola media. Il bambino ci va ancora abbastanza fiducioso; ha imparato nelle scuole elementari i regolamenti generali scolastici, sa che si deve stare seduti in un banco, che non ci si sdraia, non ci si toglie le scarpe, che non si grida né si lanciano penne, gomme, libri, righelli, sa che c’è l’ora d’entrata, l’ora d’uscita, un intervallo per prendere aria e agitarsi moderatamente, sa che il maestro è l’autorità e che ad esempio si chiama maestro Eschini (questo è quello che posso dire io per mia esperienza), e insegna a scrivere e a fare i conti, due grandi invenzioni che da cinquemila anni si trasmettono di generazione in generazione, e se le si perdesse (ad esempio per una guerra atomica che distrugga il sistema scolastico) l’uomo tornerebbe allo stato preistorico e dovrebbe ricominciare da capo, prima con la civiltà assiro babilonese, poi egizia, greca eccetera eccetera, fino al maestro Eschini, che in un certo senso lo si può mettere (per quanto mi riguarda) al vertice della millenaria storia della civiltà, cioè il maestro Eschini veniva dal superamento del cuneifor- me, del geroglifico, delle scritture sillabiche, proto sillabiche, ideografiche ecc., ed esprimeva la civiltà alfabetica greco-romana, con l’innesto arabo-indiano per quanto riguarda il sistema numerico. E tutto ciò era un grande fatto, di cui non c’è niente da ridere, e anch’io...

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