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«Ridere in pianura»

Le specie del comico nella letteratura padano-emiliana

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Edited By Gerhild Fuchs and Angelo Pagliardini

I saggi contenuti nel volume individuano nettamente, nel panorama della letteratura comica novecentesca, una linea di geografia letteraria emiliano-romagnola o più genericamente padana. L’attenzione si focalizza in primo luogo sul gruppo di autori riunitisi negli anni ‘90 intorno alla rivista Il semplice, innanzitutto Ermanno Cavazzoni e Gianni Celati. Ma la verve particolarissima del «comico padano» arriva a permeare tutto lo sviluppo diacronico del Novecento, dalla stagione di autori come Guareschi o Delfini, attraverso le suggestioni dello sperimentalismo e della neoavanguardia, fino al gioco letterario postmoderno. Completa il viaggio nell’universo letterario del «ridere in pianura» la ricerca delle sue radici nel filone dell’epica cavalleresca.

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ANTENATI E PRECURSORI: DUE ESEMPI

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174 175 Angelo Pagliardini Religiosità e parodia religiosa nel Morgante di Pulci Introduzione Dal punto di vista strettamente geografico non potremmo certo includere tra i portati del filone comico padano-emiliano il Morgante di Luigi Pulci, prodotto all’interno della cerchia degli intellettuali e artisti amici e collaboratori di Lorenzo De' Medici, scritto da un autore nato a Firenze il 15 agosto 1432, e intriso di tradizioni letterarie e popolari fiorentine e toscane.1 Tuttavia ci sembra che il gigante Morgante, e il poema che da esso ha preso il titolo, come sembra, a furor di popolo,2 debbano essere accolti a pieno diritto all’interno della grande famiglia comica “padana”, almeno per tre motivi. Innanzitutto per il ruolo di cerniera che il poema di Pulci occupa in quella sorta di drenaggio in terre e in acque padane della materia carolingia, partito con la produzione in prosa e in poesia di lingua francoveneta dell’epica carolingia, e che avrà come risultato l’epica cavalleresca di Boiardo e di Ariosto, fenomeno il cui sviluppo era stato già descritto nell’opera monumentale di Léon Gautier (Gautier 1966, 349segg.). In secondo luogo dobbiamo considerare la precoce fortuna, anche a stampa, che il poema di Pulci ha avuto in area padana e in particolare a quella corte estense dove la storia di Orlando e del suo scudiero/paladino Morgante è entrata molto presto in biblioteca e dove si è avuta anche una copia di un'edizione a stampa precedente al 1478, quando Ercole I d'Este la menziona in una lettera ad Antonio Gondi, in...

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