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Rivoluzione copernicano-newtoniana e sentimento in Kant

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Piero Giordanetti

Il volume analizza il rapporto fra la scoperta di sentimenti e affetti a priori e la rivoluzione nel modo di pensare annunciata nella «Prefazione» alla seconda edizione della Critica della ragion pura. Il lavoro mostra che il passaggio dall’ipotesi alla certezza apodittica, da Niccolò Copernico a Isaac Newton tanto nella filosofia speculativa quanto nella filosofia morale è inscindibilmente connesso con la scoperta dei sentimenti a priori del rispetto, della soddisfazione di sé, dell’interesse, della tensione, dell’esigenza e della tendenza, a loro volta strettamente legati a temi come il primato della ragione pura pratica, la fede razionale e l’educazione al sublime morale. Il libro esamina l’importanza di John Milton, Michel de Montaigne, Emanuel Swedenborg e Virgilio per la riflessione kantiana.

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IV. Il sentimentalismo etico puro della Critica della ragion pratica

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IV Il sentimentalismo etico puro della Critica della ragion pratica 1. Introduzione Secondo un annuncio della «Allgemeine Literaturzeitung» del 21 novembre 1786 Kant avrebbe voluto inserire nella seconda edizione della Critica della ragion pura anche una critica della ragione pura pratica; Inoltre, nella seconda edizione, si aggiungerà alla Critica della ragione pura speculativa contenuta nella prima edizione una Critica della ragion pura pratica che può servire sia a garantire il principio della moralità contro le obiezioni già fatte e anche contro quelle che saranno sollevate sia a perfezionare l’intero delle ricerche critiche che devono precedere il sistema della filosofia della ragion pura. Come si evince dalla lettera a Schütz del 3 novembre, precedente l’uscita della rivista, l’annuncio era dello stesso Kant1. La seconda edizione della Critica della ragion pura venne però pubblicata nella prima metà del 1787, probabilmente tra aprile e maggio, senza questa aggiunta e senza alcuna variazione nel «Canone». Nel giugno del 1787 Kant scrive a Christian Gottfried Schütz, suo amico e professore a Jena, che la Critica della ragion pratica dimostrerà e renderà comprensibile, meglio di quanto possano fare tutte le controversie con Feder e Abel (il primo dei quali nega ogni conoscenza a priori, mentre il secondo ne sostiene una intermedia fra l’empirica e la a priori), come sia possibile, attraverso la ragione pura pratica, realizzare ciò che ho negato alla ragione speculativa 2. Cercheremo ora di esaminare, sulla base della seconda Critica, per quale motivo Kant, dopo aver scritto una seconda edizione della...

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