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«Noio volevàn savuàr»

Studi in onore di Edgar Radtke del sessantesimo compleanno- Festschrift für Edgar Radtke zu seinem 60. Geburtstag

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Silvia Natale, Daniela Pietrini, Nelson Puccio and Till Stellino

La miscellanea in occasione del sessantesimo compleanno di Edgar Radtke contiene una serie di articoli scientifici redatti dai suoi colleghi, amici e allievi. Gli articoli riguardano diverse aree della linguistica e trattano l’italiano e il francese contemporaneo, il substandard, il linguaggio giovanile come anche aspetti del lessico e delle lingue settoriali. Al centro dell’interesse anche i cambiamenti linguistici e sociali, la storia e la riflessione linguistica, la geolinguistica e l’etnolinguistica e questioni centrali nell’ambito linguistico e culturale della Campania.
Die Festschrift anlässlich des 60. Geburtstags von Edgar Radtke enthält eine Reihe von wissenschaftlichen Aufsätzen von Kollegen, Freunden und Schülern aus verschiedenen Bereichen der Sprachwissenschaft. Die Beiträge umfassen diverse Thematiken: Behandelt werden unterschiedliche Gebiete des Italienischen und Französischen der Gegenwart, des Substandards und der Jugendsprache sowie Fragen aus Lexik und Fachsprachen. Sprach- und Gesellschaftswandel, Sprachgeschichte und Sprachreflexion, Geo- und Ethnolinguistik sowie Fragestellungen zum kampanischen Sprach- und Kulturraum werden ebenfalls diskutiert.

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Vabbè, embè e compagnia bella. Maurizio Dardano

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Vabbè, embè e compagnia bella Maurizio Dardano 1. Premessa Fra i tratti di oralità entrati in alcuni settori dell’italiano scritto occupano una posizione non marginale alcuni connettivi testuali che svolgono diverse funzio- ni. In questa occasione mi soffermerò in particolare su vabbè, studiandone la presenza nella stampa e analizzandone i caratteri sia linguistici sia pragmatici. Il passaggio di vabbè dal Discorso diretto citato al Discorso indiretto rientra in quel processo di “naturalizzazione”, che è frutto dell’interferenza tra oralità e scrittura e che contraddistingue l’italiano degli ultimi cinquant’anni: un processo evidente nella lingua dei media, incline all’uso di frasi brevi, monoremi, profra- si, interiezioni, ideofoni1. È noto che nella stampa è quasi impossibile distingue- re tra la citazione del discorso primario e la riformulazione del discorso seconda- rio. Negli scambi dialogici e nel corso di un’intervista, sono attribuiti ai perso- naggi in scena modi espressivi, colloquialismi, stereotipi convenzionali inventati dal giornalista e non corrispondenti ai discorsi effettivamente pronunciati. L’univerbazione (cui si accompagnano il troncamento e il raddoppiamento sintattico) fa di vabbè un connettivo marcato e tipico del parlato; ciò vale anche per embè ed eggià; tutti accolti per un fine mimetico-iconico in un quadro enun- ciativo sviluppatosi sia nei media sia nella narrativa degli ultimi decenni. Nel confronto va bene appare piuttosto come un segnale discorsivo dello scritto for- male, settore cui appartengono, tra gli altri, connettivi composti di livello medio- alto, come per es.: in altre parole, ciò equivale a dire; a ben vedere, altrimenti detto2. È significativo il fatto che vabbè sostituisca, nella...

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