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Dall’architettura della lingua italiana all’architettura linguistica dell’Italia

Saggi in omaggio a Heidi Siller-Runggaldier

Edited By Paul Danler and Christine Konecny

Il presente volume in omaggio a Heidi Siller-Runggaldier, professoressa di linguistica italiana dell’Università di Innsbruck (Austria), comprende più di 40 saggi incentrati sull’architettura in senso linguistico: dopo la prima sezione sull’ architettura della lingua italiana ovvero sull’insieme delle sue variazioni a livello diacronico, diatopico, diastratico, diafasico e diamesico, segue una seconda sezione i cui contributi riguardano l’ architettura linguistica dell’Italia, ovvero la situazione linguistica in Italia e le diverse lingue minoritarie parlate sul territorio italiano (per esempio il ladino, il friulano, il sardo, il cimbro). In fondo al volume vi è una terza ed ultima sezione intitolata L’italiano nel mondo, che contiene fra l’altro contributi sull’italiano quale lingua soggetta a fenomeni linguistici panromanzi, paneuropei e internazionali.
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La scelta manzoniana tra selezione e ristandardizzazione

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PETER KOCH (TÜBINGEN)*

È risaputo che Alessandro Manzoni – attraverso le progressive revisioni del suo romanzo, cominciando da Fermo e Lucia (1823), passando per la cosiddetta Ven­tisettana (1827), fino alla Quarantana dei Promessi sposi (1840-42) – ha contribuito in modo decisivo alla soluzione della secolare Questione della lingua.1 Per evidenziare il fulcro della soluzione manzoniana giova ricorrere a una modellizzazione complessiva della storia della lingua (che sarà delineata nel § 2). Tale modellizzazione presuppone un approccio teorico che coinvolge l’oppo­sizione comunemente (e poco precisamente) indicata come ‘oralità’ vs. ‘scrittura’ (§ 1).

1. Realizzazione mediale, concezione e variazione linguistica

Per sviluppare una terminologia coerente nel dominio dell’‘oralità’ e della ‘scrittura’ risulta indispensabile contrapporre la realizzazione mediale (‘fonia’ vs. ‘grafia’) alla concezione di un enunciato (cf. Söll / Hausmann 31985, 17-25).2 Le opzioni concezionali si definiscono tramite parametri comunicativo-funzionali talmente fondamentali da assumere valore universale, in fin dei conti antropologico: grado di privatezza, di intimità, di emotività, di spontaneità; immediatezza vs. distanza spazio-temporale; dialogo vs. monologo; carattere spontaneo vs. progettato, ecc. Per usare una terminologia concezionale del tutto esente da associazioni mediali, è preferibile sostituire i termini ‘parlato / scritto’ – in questo senso – con ‘immediatezza / distanza comunicativa’ (cf. Koch / Oesterreicher 22011, 3-14; Koch 2005, 41-43). Otteniamo così lo spazio rappresentato nella Fig. 1 che consiste di un continuum concezionale e di una dicotomia mediale:

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